giovedì 5 marzo 2009
morte accidentale di un anarchico
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 1)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 2)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 3)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 4)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 5)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 6)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 7)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 8)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 9)
Dario Fo, "Morte accidentale di un anarchico". Il caso Pinelli (parte 10)
mercoledì 4 marzo 2009
La santa alleanza
La santa alleanza
Alleanza cattolica nazionale
Vincenzo Magni - Osservatorio democratico - 23/02/2009
L'elezione di Pietro Macconi a presidente provinciale di Alleanza Nazionale (AN) segna un importante avvicendamento al vertice del partito a livello locale. Seppure si sia trattato di una sfida tutta interna a Destra Protagonista (la corrente più vicina al movimento di Silvio Berlusconi, incarnata da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri), la contesa ha accompagnato la definitiva uscita di scena del “leader massimo” Mirko Tremaglia (il repubblichino), lasciando intravvedere il progetto compiuto della nuova grande destra del Popolo Della Libertà (PDL).
Analogamente a quanto già accaduto in seno alla destra conservatrice statunitense, nel laboratorio politico così avviato è la matrice religiosa che sembra giocare il ruolo decisivo di comune denominatore. Pietro Macconi, infatti, non è soltanto un dirigente politico; consigliere regionale della Lombardia dal 1995 e attuale Presidente della Commissione Sanità e Assistenza, oltre ad essere membro del direttivo nazionale di AN, figura come componente del sinodo di Alleanza Cattolica (AC), l'organizzazione più importante nel panorama del tradizionalismo cattolico italiano.
D'altro canto, l'accesso di esponenti di AC alle alte sfere della coalizione berlusconiana non appare né una novità, né esclusiva prerogativa locale (un altro esempio illustre è quello di Alfredo Mantovano, già coordinatore nazionale di AN per le politiche dello Stato e delle famiglia e attuale sottosegretario del Ministero dell'Interno). L'influenza acquisita da AC nella coalizione di Berlusconi andrebbe infatti messa in relazione con l'inatteso successo politico registrato da quest'ultima dal 1994 in avanti. I milioni di voti catalizzati da un insieme di partiti sprovvisti di una classe dirigente adeguata a gestirli, avrebbe aperto nuove straordinarie prospettive ad AC, la cui stretta cerchia di aderenti, formatisi come élite intellettuale, si sarebbe trovata nel posto giusto al momento giusto. Emerge così un progetto maturato lontano dai clamori televisivi e dalla retorica sguaiata della politica; un progetto che deve molto all'elaborazione apostolica di AC, in grado di offrire un retroterra comune ad una nuova e aggressiva destra confessionale, dagli ambienti di governo ai settori più radicali.
CONTRORIVOLUZIONE http://www.osservatoriodemocratico.org/
La stessa esistenza di AC pare votata proprio al controllo della produzione intellettuale conservatrice e alla creazione della sua classe dirigente, «operai della restaurazione sociale». L'obbiettivo fondante dell'organizzazione, «instaurazione della regalità di Cristo anche sulle società umane», infatti, si esprimerebbe nel ripristino delle gerarchie tradizionali, nel contesto di una società d'ordine, dove la religione ritornerebbe ad assumere un ruolo preponderante di controllo sociale e legittimazione del potere politico ed economico. Importante in questo senso l'impronta controrivoluzionaria che connota l'opera di AC, dove con il termine “rivoluzione” si farebbe riferimento ad un processo in tre fasi di secolarizzazione e sovvertimento del preteso ordine naturale: la fase protestante assolutista (con il Rinascimento e la Riforma), quella liberale illuminista (con la Rivoluzione francese) e il comunismo rivoluzionario (il grande nemico del ventesimo secolo). Questa lettura interpretativa della storia e del progresso umano discende direttamente dal pensiero del teologo Plinio Corrêa de Oliveira, fondatore della Società Brasiliana di Difesa di Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), di cui AC è emanazione italiana: «Se la rivoluzione è il disordine, la contro-rivoluzione è la restaurazione dell'ordine. E per ordine intendiamo la pace di Cristo nel regno di Cristo. Ossia la società cristiana austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale».
Anche TFP ha sempre declinato la sua dottrina nella pratica e ricercato convergenze con i centri di potere economico e politico, prediligendo in ciò le destre moderate. Nel 1964, TFP si mobilita in appoggio al golpe dell'esercito brasiliano e, in seguito, stringe alleanza con Patria y Libertad, organizzazione finanziata dalla CIA in previsione del rovesciamento del governo cileno di Allende.
Il movimento fu promotore di una campagna a scapito della riforma agraria in Brasile, presentata come punta avanzata della penetrazione comunista, e, per questo, finanziato dai grandi proprietari terrieri. TFP appare quindi come un movimento religioso con precise finalità politiche, impegnato nella salvaguardia dei privilegi secolari del latifondismo e, più in generale, delle classi dominanti. Ma TFP finisce anche per diventare punto di riferimento teorico per i nuovi conservatori statunitensi. Già nel 1988, su iniziativa di TFP, alcune personalità di spicco dello schieramento repubblicano si recavano in visita a San Paolo per partecipare a una conferenza insieme a Corrêa de Oliveira. Tra loro anche Paul Weyrich, di cui Theocracy Watch ha segnalato la prossimità ideologica al cosiddetto pensiero dominionista, che teorizza l'affermazione religiosa sulla legge dello stato. Weyrich fu fondatore della Heritage Foundation, uno dei think tank più autorevoli degli Stati Uniti, vicino al Partito Repubblicano e in grado di influenzarne concretamente le scelte politiche (la fondazione fu determinante per gli orientamenti della presidenza di Ronald Regan e non pochi hanno ravvisato il ruolo di influenza su quella di George Bush).
THINK TANK ALL'ITALIANA http://www.osservatoriodemocratico.org/
Tra i collaboratori della Heritage Foundation figura l'italiano Roberto De Mattei, consulente di Gianfranco Fini alla Costituente Europea e corsivista de Il Secolo d'Italia (quotidiano di AN), ma anche agiografo italiano di Corrêa de Oliveira, co-fondatore di AC e artefice della successiva scissione del Centro Culturale Lepanto (sulla base di posizioni anti-abortiste integraliste).
Il periodo propizio sembra però stemperare i dissapori; così, sabato 29 novembre 2008, a Milano, il convegno organizzato per il centenario della nascita di Corrêa de Oliveira viene presieduto da De Mattei, insieme ai due massimi dirigenti di AC, Massimo Introvigne e Giovanni Cantoni. Anche questi due personaggi appaiono, per altro, assai vicini alla Casa delle Libertà. Introvigne, già membro del comitato centrale del Centro Cristiano Democratico, ha aderito al comitato tecnico scientifico della Fondazione Nova Res Publica (think tank berlusconiano); per sua ammissione avrebbe inoltre coordinato corsi di formazione per FBI ed esperti di sicurezza israeliani. Cantoni, in passato frequentatore di Franco Freda e della sua libreria padovana e militante del Movimento Sociale Italiano (MSI), è oggi il reggente nazionale di AC e collaboratore de Il Secolo d'Italia.
Tra i mesi di ottobre 2007 e maggio 2008, proprio Cantoni è a Bergamo per presiedere la scuola di formazione politica della federazione di AN. Il fatto che sia il reggente di AC in persona a tenere le lezioni è indicatore della centralità assunta dall'elaborazione teorica degli intellettuali di questa organizzazione nel progetto politico di AN, ma anche di come la bianchissima città lombarda sia divenuta un laboratorio della nuova destra confessionale. Il coordinatore del corso è Luca Urbani, esponente di Alle Radici della Comunità, associazione creata da un intellettuale d'area di primissimo piano come Enzo De Canio, che a Bergamo è anche responsabile del settore cultura di AN. Negli ultimi 15 anni, la sua associazione ha giocato un ruolo fondante in seno alla destra bergamasca, quale strumento di raccordo tra i settori istituzionali e quelli radicali (sempre all'ombra di AN) e contenitore culturale del suo frammentato patrimonio ideologico e mitologico. Quest'opera perseverante restituisce oggi il retroterra di un progetto politico coerente e una classe dirigente che, dalla saldatura con il mondo cattolico, ha ricavato la credibilità e il consenso necessari a governare. Non a caso, per la prima volta, come candidato sindaco del PDL, si fa sempre più concreto un nome come quello di Franco Tentorio, dirigente di AN e storico missino del Fronte della Gioventù.
ALLE RADICI DELLA COMUNITÀ http://www.osservatoriodemocratico.org/
Fino al 2000, De Canio è presidente della Commissione Cultura del Comune di Bergamo e, ancora prima, dal 1995, la sua attività riceve sostegno economico e patrocinio da parte della Regione Lombardia, nella figura dell'Assessore alla Cultura di AN Marzio Tremaglia (figlio di Mirko). Quest'ultimo, attraverso il proprio assessorato, ha fornito, in tempi non sospetti, un prezioso supporto istituzionale alla crescente attività culturale della destra lombarda, ponendo a confronto l'elaborazione teorica delle diverse anime a destra di AN e aggregando sotto il cappello del suo assessorato gli intellettuali che ne erano interpreti. Momento culminante nella costruzione di questo laboratorio, di cui l'associazione di De Canio figura allora come emanazione locale, è stato il convegno provinciale “Destra/Destre”, nella primavera del 1998. A questo riguardo, appare interessante l'estratto di una comunicazione inviata a Maurizio Murelli (fondatore della rivista Orion, condannato per l'omicidio dell'agente di polizia Antonio Marino) da Renato Besana, collaboratore di Tremaglia, con un passato in Comunione e Liberazione e un presente da opinionista del quotidiano d'assalto Libero: «Si è trattato solo del primo tempo, con qualche inevitabile lacuna, di un lavoro culturale che riveste i caratteri della necessità e dell'urgenza. Culturale, appunto: per cui, citando le realtà che tu stesso hai elencato, i rappresentanti di Forza Nuova, della Fiamma Tricolore, degli Skin, del Fronte Nazionale di Tilgher e di quello di Freda, come tali (cioè come forze politiche organizzate) non potevano esserci. Ci saranno, nei prossimi appuntamenti, coloro che ne rappresentano l'anima culturale; e ci saranno insieme ad altri che nutrono opinioni contrastanti. [...]. Riunire tutte le voci libere, rispettando identità e differenze, senza dimenticare nessuno».
A Bergamo, dal 1995, l'associazione di De Canio, collettore culturale delle diverse correnti della destra locale, promuove una serie considerevole di iniziative e approfondimenti: dall'analisi geo-politica contemporanea alla storia medioevale, dalla letteratura fantastica al revisionismo storico, con particolare attenzione alla storia e ai miti del fascismo. Intanto, De Canio è vice-direttore responsabile di Carpe Diem (il cui sito web è stato segnalato per i contenuti apertamente nazisti anche dall'Istituto per lo Studio dell'Antisemitismo e del Razzismo Contemporanei “Stephen Roth”) e, fin dal 1991, collaboratore della rivista L'Uomo Libero, la cui redazione sarà coinvolta nel 1993 nell'inchiesta su Base Autonoma, tentativo di coinvolgere in un network nazionale la galassia di organizzazioni e gruppi informali del movimento “naziskin”. Successivamente la redazione del L'Uomo Libero si affiancherà, con il peso della propria elaborazione teorica, a Forza Nuova, sorta proprio come prosecuzione della disciolta Base Autonoma.
Dal 2006, l'attività di De Canio incontra con sempre maggiore frequenza quella di AC. Nel marzo del 2006, Alle Radici della Comunità promuove un incontro dedicato alla conversione religiosa di Alessandra Borghese, candidata dell'UDC nelle elezioni laziali del 2008 ed erede della nobile casata cui appartennero anche Papa Paolo V e Junio Valerio (golpista e capo della X Mas). A gennaio 2007, l'associazione, insieme ad AC, avvia un seminario sulle radici europee e sulla minaccia che rappresenterebbero per esse islamismo, laicismo, “cristofobia” e relativismo (tra i relatori figura ancora una volta Cantoni). A marzo 2007, l'associazione di De Canio incontra l'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, costituito da Goffredo da Buglione in difesa del Sepolcro e composto da un nucleo dei cavalieri crociati che conquistarono Gerusalemme alla cristianità. Nell'inverno del 2009, Alle Radici della Comunità, ancora insieme ad AC, promuove un ciclo di conferenze dedicato al motu proprio Summorum Pontificum, con cui Benedetto XVI reintroduce il rito romano antico, nell'auspicio di ricomporre lo scisma lefebvriano (la revoca della scomunica dei vescovi scismatici produrrà aspre polemiche in virtù delle posizioni negazioniste dell'Olocausto di alcuni di essi).
ALLEANZA PER LA VITA http://www.osservatoriodemocratico.org/
L'orizzonte religioso offre così un terreno comune in cui i confini tra destra istituzionale e radicale finiscono per sfumare indistintamente, mentre un retroterra culturale e capi saldi condivisi forniscono gli elementi di base di un'alleanza organica con settori non marginali del mondo cattolico. In questo contesto, il tema dell'aborto torna a giocare un ruolo unificante.
Sabato 24 maggio 2008, De Canio prende parte alla conferenza indetta da Forza Nuova (FN), a conclusione della campagna antiabortista condotta nei mesi precedenti. Nel corso della mobilitazione, i militanti di FN avevano già prestato servizio d'ordine alla presentazione della lista “Aborto? No grazie” di Giuliano Ferrara, presso la chiesa di San Sisto a Colognola. Il 24 maggio poi, oltre a De Canio, presenziano l'iniziativa esponenti del Movimento per la Vita (impegnato da decenni sul terreno della lotta all'aborto) e dirigenti del coordinamento provinciale di Scienza e Vita. Quest'ultima organizzazione, tornata alla ribalta nel corso della vicenda di Eluana Englaro, sorge in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, su impulso del Movimento per la Vita e a sostegno delle ragioni del no; tra i suoi fondatori figurano cattolici moderati di Margherita e PDL, ma anche integralisti come il fondatore del Centro Studi Lepanto De Mattei. Forse proprio in virtù dell'interesse trasversale riscosso dalla tematica nel variegato schieramento cattolico, la conferenza viene trasmessa in diretta da Radio E, l'organo stampa ufficiale della Diocesi (che, comunque, fornirà copertura mediatica a FN anche in altre occasioni).
Non è finita. Il misterioso pseudonimo del responsabile provinciale di FN, “Astipalio”, celerebbe il nome di Dario Macconi; quest'ultimo, omonimo del già citato presidente provinciale di AN Pietro Macconi e giovane rampollo della destra confessionale bergamasca, appare vicino ad AC, ma anche all'associazione di De Canio e al partito di Fini. E' Dario Macconi, infatti, a coadiuvare Paolo Urbani come tutor nella scuola di formazione politica di AN, a fianco del reggente di AC Cantoni, ed è sempre lui il relatore della conferenza di FN contro l'aborto di sabato 24 maggio. Si impongono inoltre alcuni interrogativi: per quale motivo il responsabile di FN, al contrario degli altri dirigenti locali, fa mistero del suo nome? L'omonimia con il presidente provinciale di AN nasconde forse una parentela ingombrante? Mentre questi interrogativi rimangono senza risposta, ciò che emerge chiaramente è invece la prossimità della dirigenza dell'attuale federazione provinciale di FN con alcuni settori del mondo cattolico e persino della Diocesi (come dimostrerebbe la copertura mediatica offerta in più occasioni da Radio E), nonché il collegamento di Astipalio al costituendo PDL, tale da giustificare la sua collaborazione alla scuola di formazione politica di AN.
GRANDE DESTRA E TEOCRAZIA http://www.osservatoriodemocratico.org/
Non sorprende perciò che, a Bergamo, FN abbia trovato collocazione per la propria sede nell'appartamento che, fino al giorno prima, ospitava quella del Movimento Idea Sociale, traghettato nel frattempo nella grande casa del PDL con il suo leader storico Pino Rauti (attualmente imputato nel processo sulla strage di piazza della Loggia a Brescia). Analoga sorte è toccata tra l'altro ad Alessandra Mussolini e a beneficio indiretto proprio di FN; fuggita da AN dopo le esternazioni di Fini sul fascismo come “male assoluto”, la nipote del duce si ripresentava, per un paio di tornate elettorali, come leader della coalizione Alternativa Sociale, insieme a FN (ottenendo un seggio europeo), per poi riconciliarsi e candidarsi con Berlusconi nella primavera del 2008 e aprire indirettamente le porte del parlamento di Strasburgo a Roberto Fiore (in corsa con il PDL e omaggiata di un collegio “sicuro”, Mussolini lascia il posto di europarlamentare al secondo candidato nella lista di Alternativa Sociale). Insomma una nuova destra confessionale capace di accordare praticamente tutti; una ventata anti-liberale che mette in relazione le formazioni ancora legate all'esperienza del fascismo e i post-fascisti di Fiuggi, i fondamentalisti e i cattolici moderati e suscita simpatie e trasversalismi persino nella coalizione di centro-sinistra.
Dietro il vessillo del Sacro Cuore si profila uno schieramento variegato, ma vincolato a un immaginario e un orizzonte comune ben delineati, dove trovano cittadinanza pulsioni oscurantiste e restauratrici che si credevano ormai definitivamente sconfitte dalla storia. A livello nazionale, irrompono nel dibattito pubblico i temi forti della nuova destra, da sempre punti irrinunciabili anche del progetto di FN, come la lotta contro l'aborto, la battaglia in difesa della famiglia “naturale” e la negazione dei diritti civili di atei e omosessuali, ma anche il rifiuto della società multietnica (la nuova crociata in difesa della cristianità minacciata dalla “invasione islamica”).
L'attualissima vicenda di Eluana Englaro lascia intravvedere le implicazioni politiche di questa offensiva anti-illuminista. Dietro la ferma ostinazione di tenere in vita il corpo di Eluana, aldilà della volontà individuale e del pronunciamento della Magistratura, si cela l'intenzione di affermare il primato della religione sull'autorità dello stato e delle sue istituzioni, opponendo la legge di Dio e la facoltà dei suoi interpreti terreni all'indipendenza dei poteri istituzionali alla base dell'ordinamento liberale. Come a dire che le ragioni di coloro che esprimono la volontà di Dio sono inappellabili e superiori ai meccanismi stessi della democrazia. Come dire che Dio ha scelto per chi votare.
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ancora da Bergamo
il saluto fascista del prete lefebvriano
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Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce “gesuita itinerante”. Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo
di Paolo Berizzi
E il prete benedì i camerati con il saluto romano. Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce "gesuita itinerante". Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo: più che altro una parata militare, con i militanti forzanovisti che hanno marciato per le vie del centro muniti di caschi e bastoni. Tra saluti romani, "boia chi molla" e qualche "Sieg Heil", la manifestazione ha accompagnato l'inaugurazione della nuova sede del movimento di estrema destra.
GUARDA Le foto
Nel pomeriggio si sono registrati duri scontri tra polizia e antagonisti dei centri sociali riuniti in un presidio di protesta: il video del giovane preso a manganellate dai poliziotti ha fatto il giro del web. Oltre ai provvedimenti per gli autori degli incidenti, anche la marcia neofascista avrà uno strascico giudiziario: è pronta un'altra pioggia di denunce per chi ha sfilato con caschi e bastoni. E a far discutere, ora, è anche la presenza di don Giulio Tam.
In una delle foto pubblicate dal quotidiano online www.bergamonews.it si vede il prete "in camicia nera" che si esibisce nel saluto romano davanti a un centinaio di camerati che marciano in fila, molti a volto coperto. Al suo fianco, il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis, e il responsabile provinciale Dario Macconi, quest'ultimo figlio del consigliere regionale lombardo, e presidente provinciale bergamasco di An, Pietro Macconi.
Originario della Valtellina, Giulio Tam è nipote di Angela Maria Tam, fucilata dai partigiani nel 1945. Cappellano dei gruppi di destra, già candidato con Alternativa sociale alle ultime elezioni europee, non ha mai fatto mistero del suo tradizionalismo e si è battuto contro le posizioni di "riconciliazione storica" espresse da Gianfranco Fini.
Manganellate e piedi sulla testa
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Gli incidenti durante la manifestazione degli antifascisti per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova
Le immagini arrivano da Bergamo e sono durissime: un giovane, fermato durante la manifestazione della sinistra antagonista per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova (un movimento di estrema destra), viene trattenuto a terra da un poliziotto che gli tiene un piede sulla testa. Nel video si vede anche il giovane colpito a manganellate da altri agenti mentre un amico, che viene preso a parolacce dagli stessi poliziotti, cerca di intervenire.
VIDEO Le manganellate
Nel corso degli incidenti, avvenuti sabato pomeriggio, circa cinquanta persone sono state portate in questura e una decina di uomini delle forze dell'ordine sono rimasti contusi e sono stati medicati al pronto soccorso. Una denuncia arriva anche dal direttore del telegiornale di Canale Italia, Angelo Cimarosti, il quale denuncia che "un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato".
Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione comunista, accusa che sono stati utilizzati "due pesi e due misure" e chiede chiarimenti ai vertici della polizia e al ministero dell'Interno: "Le forze dell'ordine hanno non solo permesso, ma perfino protetto un corteo non autorizzato del movimento neonazista Forza Nuova, con tanto di esibizione di simbologia fascista e soprattutto di squadre organizzate e armate di spranghe, mentre poco dopo sono stati caricati con rabbia e rastrellati a decine i manifestanti antifascisti".
Il padre del ragazzo preso a manganellate
"Siamo pronti a denunciare i poliziotti"
http://milano.repubblica.it/
Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo
"Mio figlio è un bravo ragazzo e non un delinquente". Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo dopo aver visto il video dell'episodio e annuncia che "ci rivolgeremo alla magistratura perché credo che la legge e il suo rispetto valga per tutti".
L'unica colpa del ragazzo - si legge nella lettera - "era di avere il casco in mano (perché era in motocicletta). Quando mi ha chiamato per dirmi che era in questura mi sono arrabbiato tantissimo. Poi ho visto il video e sono rimasto sconcertato". Il ragazzo, scrive ancora il padre, è stato denunciato per sedizione. "Viviamo in un Paese libero e non nel Cile di Pinochet, a cui mi hanno riportato queste immagini".
comunicato sul 28 febbraio
http://lombardia.indymedia.org
Sabato 28 febbraio 2009 abbiamo manifestato la nostra indignazione all’inaugurazione della sede di Forza Nuova.
La tensione era già alta dall’inizio quando siamo stati bloccati in Porta Nuova dalla polizia che voleva impedirci provocatoriamente di raggiungere il presidio indetto dal Movimento Antifascista Bergamasco.
In modo determinato abbiamo partecipato al presidio e al conseguente corteo. Giunti in via Quarenghi, vedendo l’impossibilità di avanzare verso la sede di Forza Nuova, dato l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine, in maniera spontanea ed autorganizzata in circa cento compagni abbiamo deciso di riprendere possesso della nostra città confluendo verso il centro cittadino con un corteo comunicativo, gridando e denunciando l’ignobile sfilata di nazifascisti per l’apertura della sede di Forza Nuova e la connivenza plateale di tutte le istituzioni, compreso quel fantoccio del sindaco Bruni.
Arrivati all’angolo Viale Papa Giovanni XXIII/ Via Paleocapa, dopo aver toccato i principali punti della viabilità cittadina, avevamo intenzione di scioglierci quando, a freddo, polizia e carabinieri ha caricato duramente in una manovra di accerchiamento e di rastrellamento.
La debole difesa data dal lancio di alcune bottiglie non ha evitato il feroce pestaggio sui manifestanti ed ignari passanti.
Picchiati ed insultati 59 ragazz* vengono fermat* e tradott* in Questura, dove, due di questi vengono arrestati e portati in carcere per nascondere e giustificare i segni evidenti del brutale pestaggio. Nel frattempo gli altri 57 compagn* molto lentamente sono stati rilasciati dopo esser stati schedati, denunciati e aver subito pressioni intimidatorie, anche violente, da parte di polizia e soprattutto dai carabinieri. Intanto, al di fuori della questura n gruppo di solidali che chiede il rilascio dei compagni fermati viene gratuitamente caricato.
Alle 22 circa, solo dopo che anche gli ultimi militanti di Forza Nuova se ne sono andati scortati da ingenti forze di polizia ed aver impunemente marciato e festeggiato il loro covo, i primi compagni sono stati rilasciati.
Il 02/03/09 nel tardo pomeriggio, sono stati rilasciati anche i due arrestati con l’obbligo di firma due volte la settimana.
Denunciamo che Forza Nuova ha inaugurato la sede in via Bonomelli 13/e facendo confluire in città 200 naziskin provenienti dal nord Italia, capeggiati dal loro leader Roberto Fiore, ex militante dei NAR e imputato al processo per la strage di Bologna, e dall’immancabile Don Tam entrambi sostenitori e promotori di idee razziste, integraliste e fasciste.
Denunciano, inoltre, la gravissima provocazione che le forze dell’ordine hanno consentito e coperto la “marcia su Bergamo”: una sfilata, con tanto di mazze e caschi, fortemente caratterizzata da simboli, bandiere e slogan inneggianti al fascismo, partita dalla Malpensata e giunta indisturbata in via Bonomelli.
Ringraziamo le istituzioni “democratiche e antifasciste” per la loro palese collusione con i neofascisti e stragisti e per aver apertamente manifestato la loro vocazione repressiva per le strade della città.
Alla luce del fatto che nulla è stato danneggiato o distrutto, contrariamente e quanto sostenuto dai mezzi di disinformazione, evidenziamo che l’unica cosa gravemente danneggiata è stato lo spirito antifascista della città.
I fatti di sabato e la repressione subita dimostrano ancora una volta che dal 11 marzo 2006 ad oggi, passando dai fatti di Lecco del Febbraio 2009 (cariche e un arresto per aver manifestato dissenso durante la commemorazione del giorno del ricordo) fino ad oggi 3marzo (presso l’università statale di milano dove un volantinaggio di azione universitaria viene protetto da polizia e carabinieri contro un folto numero di compagni accorsi per non dare agibilità ai fascisti), ai fascisti viene permessa una libertà di movimento e una visibilità intollerabile mentre l’antifascismo viene criminalizzato e represso ormai come appannaggio solo di una minoranza .
Noi non ci stiamo e ribadiamo che l’antifascismo non è reato!
Per la chiusura delle sedi fasciste! Fuori i razzisti dalle città!
Anarchiche/i
lunedì 2 marzo 2009
Bergamo Antifascista 28\02\2009
preso da http://lombardia.indymedia.org
autore:
Marco Santopadre
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Una telecamera sfasciata da una manganellata ed il sospetto che, guardando anche le sequenze sul sito www.youreporter.it, non si sia trattato di un caso.
Lo sostiene il direttore del Tg di Canale Italia Angelo Cimarosti, in merito ai fatti avvenuti ieri a Bergamo durante l'inaugurazione di una sede di Forza nuova duramente contestata da un migliaio di antifascisti della città e di altri territori limitrofi.
''Ieri nel corso degli scontri tra polizia e manifestanti a Bergamo - rileva Cimarosti - un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter del Tg di Canale Italia che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato''.
''A farne le spese fortunatamente solo la telecamera e la possibilità di poter svolgere correttamente il mestiere di informare - aggiunge Cimarosti -. Credo che una seria e serena spiegazione da parte del questore di Bergamo e una costruttiva presa di posizione da parte dell'Ordine dei Giornalisti possa essere utile a circoscrivere questo grave episodio a un caso singolo e non ad una tendenza generale. Nella delicata gestione dell'ordine pubblico la stampa deve essere tutelata almeno quanto chi ha diritto a manifestare''.
Intanto le autorità hanno reso noto che saranno interrogati solo domani, in carcere, i due antifascisti arrestati ieri sera a Bergamo dopo una caccia all’uomo che aveva portato al fermo di ben 60 manifestanti.
preso da http://lombardia.indymedia.org
Inserito da Anonimo il Dom, 01/03/2009 - 11:22
autore:
G.A.P.
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Aclune immagini del corteo fascista del 28/02/09 a Bergamo. Come si può vedere dalle foto (tratte da un giornale on-line) i fascisti erano ben atrezzati di mazze e bastoni dal diametro di almeno un paio di dita. La polizia li ha scortati facendoli sfilare anche senza permesso. Magari la prossima volta gli presterà i Tonfa e insegnerà loro come usarli.
Foto del corteo fascista a Bergamo: mazze, bastoni e caschi.
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http://lombardia.indymedia.org
autore:
Antifascist@ bergamasch@
Oggi, sabato 28 febbraio, a Bergamo la Questura ha dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso: i fascisti di forza nuova sono stati fatti sfilare - nonostante non avessero neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo - con tutto il loro armamentario da apologia del fascismo e caschi e spranghe bene in vista, mentre le forze dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera deliberata e gratuita i manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN.
Alla fine della riuscita e determinata manifestazione antifascista il questore ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la Celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi: persone prese e sbattute a terra, tenute a terra ad anfibiate, picchiate.
Video e fotografie inchiodano le scelte scriteriate e autoritarie del questore Rotondi che ha dato precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare - a fine manifestazione - più manifestanti possibili.
Chiediamo le immediate dimissioni di un questore che si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin e ha disposto il fermo di 60 manifestanti, facendo caricare anche chi fuori dalla questura chiedeva semplicemente informazioni sui fermati.
L’apertura di una sede di forza nuova è una vergogna per Bergamo, così come il comportamento della polizia oggi in piazza.
Contro il fascismo e i suoi “padrini” [in divisa o seduti in parlamento, tanti sono i legami fra FN Bergamo e Alleanza Nazionale] non un passo indietro.
Chiediamo l’immediata liberazione di tutt* i compagn* arrestati e pestati brutalmente dalla polizia.
Antifascisti/e bergamaschi/e
qui il video che ricostruisce la giornata e gli abusi della polizia:
http://vimeo.com/3415274
mercoledì 11 febbraio 2009
COX 18

Milano 27 gennaio 2009
COMUNICATO STAMPA
Oggi abbiamo appreso dalla stampa che il sindaco Letizia Moratti avrebbe intenzione di occuparsi dei materiali dell'Archivio Primo Moroni e che vorrebbe addirittura spostarli in una non meglio identificata sede del Comune di Milano.
Se questa giunta avesse avuto minimamente a cuore l'Archivio Primo Moroni non avrebbe mandato ingenti forze di polizia e militarizzato un intero quartiere per sgomberare il centro sociale Cox 18, cercando di bloccarne la più che trentennale attività e impedendo la libera fruizione sociale dei materiali dell'Archivio e della Calusca City Lights.
Se a muoverla fosse stato qualcosa di diverso da una volontà di mostrare i muscoli la cui protervia è pari solo all'ignoranza e all'avidità già dimostrate in troppe altre occasioni, avrebbe invece rispettato la loro collocazione nel luogo in cui Primo aveva deciso dovessero stare.
Ribadiamo quindi che per noi familiari la sede naturale dell'Archivio Primo Moroni è il centro sociale di via Conchetta 18 e che se questa amministrazione s'illude di fare diversamente incontrerà la nostra più ferma opposizione.
Cox 18, l'Archivio Primo Moroni e Calusca City Lights sono affasciati e difesi da quella solidarietà attiva che si è espressa durante tutti questi giorni. Non si toccano.
Sabina, Maysa, Anna e Chiara, familiari di Primo Moroni

VIDEO SULLO SGOMBERO DEL COX 18
http://www.streamit.it/index.htm?v=1f5401a85672f89663ccc9801811eed2
Iniziative per il COX 18
Appello per le iniziative in solidarietà con il c.s.o.a. Cox 18
Riprendiamoci Cox 18, la Calusca e l’archivio Primo Moroni
Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni.
La risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.
Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro sociale nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che l’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto. CONTINUA A LEGGERE...
COX18 : Intervista con Tiziana Villani, direttrice di Millepiani
Petizione online contro lo sgombero del CONCHETTA
http://www.petitiononline.com/cox18/petition.html
Wikipedia in mano a fascisti e maschilisti?
lunedì 9 febbraio 2009
Situazione carceraria italiana

Ciao a tutte/i il materiale qui di seguito l'ho preso dal sito RISTRETTI.IT (per leggere la versione integrale degli articoli e i link sui dossier clicca su contiua a leggere o sul link, apparirà il sito ristretti.it, guardate a sinistra e cliccate su morire di carcere li troverete tutto)
Presentazione del dossier "Morire di carcere"
Il dossier "Morire di carcere" rappresenta un contributo importante per far conoscere all’opinione pubblica le reali condizioni del carcere, a cominciare dallo stato di difficoltà e, a volte, di abbandono in cui si trova la sanità penitenziaria.
La parte principale del dossier è costituita dalle storie (alcune di poche righe, altre di una pagina) dei detenuti morti nelle carceri italiane, per suicidio, per malattia, per overdose, per "cause non accertate". Siamo riusciti a restituire un’identità a centinaia di loro, togliendoli dall’anonimato delle statistiche sugli "eventi critici".
Per altrettante persone, morte in carcere, non c’è stato modo di sapere nulla nonostante la rassegna stampa (che ha fatto da base per l’indagine) contenesse notizie tratte da tutti i principali quotidiani nazionali e da molti giornali locali: la conclusione più logica è che, ogni due detenuti che muoiono, uno passa "inosservato".
Una seconda sezione del dossier raccoglie notizie e riflessioni tratte dai giornali carcerari: testimonianze di detenuti che conoscevano le persone morte, a volte degli stessi compagni di cella.
Inoltre contiene materiali tratti da inchieste delle Associazioni impegnate in difesa dei diritti civili (A buon diritto, Antigone, Nessuno tocchi Caino, Osservatorio Calamandrana, etc.), alcuni articoli di Adriano Sofri e Sergio Segio, un’intervista al direttore del carcere "Le Vallette" di Torino, Pietro Buffa, sui "gruppi di attenzione" al disagio psichico attivi nell’istituto che dirige.
Il dossier Morire di carcere è stato presentato ufficialmente in una conferenza stampa a Montecitorio, con la partecipazione degli On. Marco Boato (Gruppo Misto), Enrico Buemi (Sdi), Ruggero Ruggeri (Margherita), e di Franco Corleone (ex Sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri), Livio Ferrari (Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia), Sergio Segio (Gruppo Abele), oltre che di volontari e detenuti del Centro di Documentazione Due Palazzi di Padova.CONTINUA A LEGGERE...
L'informazione giornalistica sulle morti in carcere
"I detenuti sono uomini, non numeri". Forse questo è un pensiero poco originale, sono in tanti che lo ripetono… e qualcuno ci crede anche. Poi sfogli una rassegna stampa sul carcere e trovi molti articoli che sembrano proprio note contabili: c’è il numero totale dei detenuti, di quelli che sarebbero di troppo rispetto alla "normale capienza", degli stranieri e dei tossicodipendenti, per finire con gli autolesionisti ed i morti suicidi.
Questa catena di cifre ricorda tanto le cronache di guerra, con le dimensioni degli eserciti, dei "corpi speciali" di combattenti e, infine, con il bilancio di morti e di feriti. La propaganda bellica si cura di far apparire i nemici come semplici quantità numeriche e, allo stesso tempo, di umanizzare i propri soldati, riprendendo la loro partenza - tra abbracci, baci e lacrime -, magari mostrandoli mentre soccorrono gente bisognosa, mentre pregano o giocano a carte. Allora, il parallelo con l’informazione "dall’interno" potrebbe avere un senso parlando di lotta alla criminalità, piccola e grande, con la contrapposizione tra le forze benigne mobilitate dalla società civile ed i delinquenti, disumani e disumanizzati.CONTINUA A LEGGERE....
I suicidi in ambito penitenziario
Nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori, quindi in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali, con una scarsa presenza del volontariato.
In alcuni casi le persone che si sono tolte la vita erano affette da malattie invalidanti e ricoverate in Centri Clinici Penitenziari, ma sembra che sia l’allocazione in un determinato reparto a rappresentare il principale fattore di rischio, più che la gravità della patologia: nel Braccio "G14" (Infermeria) di Rebibbia, nel Reparto Malattie Infettive di Marassi, come nel C.O.C. (Reparto Osservazione per Tossicodipendenti) di San Vittore, si sono uccisi anche detenuti che non erano gravemente ammalati. Forse il fatto di raggruppare i detenuti in base al loro stato di salute, con l’occasione di specchiarsi quotidianamente nella doppia sofferenza dei compagni, quella della detenzione e quella della malattia, contribuisce a far perdere ogni speranza. CONTINUA A LEGGERE....
L'assistenza sanitaria disastrata
Oltre 100 detenuti l’anno muoiono per "cause naturali" nelle carceri italiane. Raramente i giornali ne danno notizia. A volte la causa della morte è l’infarto, evento difficilmente prevedibile. Altre volte sono le complicazioni di un malanno trascurato o curato male. Altre volte ancora la morte arriva al termine di un lungo deperimento, dovuto a malattie croniche, o a scioperi della fame.
A riguardo di questi ultimi casi, va detto che i tribunali applicano in maniera molto disomogenea le norme sul differimento della pena per le persone gravemente ammalate (art. 146 e art. 147 c.p.) e, spesso, la scarcerazione non viene concessa perché il detenuto è considerato ancora pericoloso, nonostante la malattia che lo debilita.CONTINUA A LEGGERE....
Le morti per "cause non chiare" e per overdose
In questa categoria possiamo distinguere due gruppi principali
i casi nei quali la causa della morte non è circostanziata a sufficienza dall’informazione giornalistica, cioè dove l’uso di termini generici come "malore", "arresto cardiocircolatorio", etc., chiarisce ben poco e i casi di overdose, provocata da droghe, da psicofarmaci e alcool, dal gas delle bombolette da camping;
i casi nei quali le versioni ufficiali presentano zone d’ombra ed incongruenze tali da far nascere il sospetto che mascherino degli episodi di maltrattamenti ad opera di agenti o di violenza da parte altri detenuti.
Il primo gruppo è il più consistente, dal punto di vista del numero dei casi descritti, e comprende i collassi causati da un eccesso di farmaci, le overdose da eroina, le morti conseguenti all’uso del gas delle bombolette a scopo stupefacente, ma anche quelle imputabili a patologie che non erano state diagnosticate per tempo, o curate male, o non curate affatto.CONTINUA A LEGGERE....
Attivare un monitoraggio permanente sulle morti in carcere (per suicidio, malattia e "altre cause") anche avvalendosi delle informazioni raccolte dalle associazioni di volontariato e dai giornali carcerari, in modo da dare al carcere quella "trasparenza" che gli organi istituzionali non sembrano voler concedere di propria iniziativa.CONTINUA A LEGGERE....
Dossier "Morire di carcere" speciale ergastolo e 41bis
Negli ultimi due mesi il numero dei suicidi nelle carceri italiane è tornato sui livelli precedenti
all’indulto: infatti sono stati 10 i detenuti a togliersi la vita tra aprile e maggio e c’è un dato inedito
e preoccupante: 4 di loro erano ergastolani (o in attesa di giudizio per reati puniti con l’ergastolo). Il
2 giugno, infine, si è ucciso a L’Aquila Carmine Chirillo, sottoposto al regime di 41-bis, il
cosiddetto “carcere duro”.CONTINUA A LEGGERE....
Le storie dei detenuti "morti di carcere" anno per anno
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2008
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2007
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2006
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2005
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2004
Il dossier "Morire di carcere" del 2002-2003
I video sul carcere da ristretti.it
http://www.ristretti.it/video/index.htm
Video i problemi della sanità in carcere preso dal sito RETI-INVISIBILI.NET
http://movies4.arcoiris.tv/movies/27_04_2006/intervista_poggi_06_04_2006_big.wmv
Il Sindacato Autonomo Infermieri (SAI) mette sul tavolo i problemi della sanità in carcere Marco Poggi è segretario del SAI, sindacato autonomo infermieri. Sandro Quaglia è vice-segretario del SAI e vice-presidente del Forum nazionale sanità penitenziaria, per la tutela della salute in carcere. In questo colloquio raccontano del ruolo dell'infermiere all'interno della struttura penitenziaria e dei problemi, quotidiani e generali, con cui deve misurarsi. Ne emerge un quadro critico, a tratti disperante, al quale può porre rimedio solo un radicale cambiamento dell'approccio alle problematiche del carcere e alle ipotesi per la loro risoluzione. Marco Poggi ha lavorato a lungo nel carcere di Bologna e ha perso il lavoro dopo aver denunciato gli abusi cui ha assistito a Bolzaneto, nei giorni del G8 di Genova. Sandro Quaglia lavora nel carcere di Velletri.
All'aria racconti dal carcere del Piazzo
"Eventi critici" così si muore in carcere ( dal sito oltrelesbarre.splinder.com )
Dopo appena un anno e mezzo, è svanito l'effetto indulto e i penitenziari sono di nuovo affollati. Anche le morti in cella non calano: 117, di cui 42 suicidi. Con qualche caso «sospetto» (Dario Stefano Dall'Aquila)
Si muore, nelle carceri italiane, prima e dopo l'indulto. Nell'anno appena terminato 117 morti, di questi 42 sono suicidi. Nel 2006 i morti sono stati 134, di cui 50 suicidi. Nel 2005 le morti sono state 172, 57 i suicidi. Si muore con la testa infilata in un sacchetto pieno di gas, impiccati con le proprie lenzuola, di overdose, di morti improvvise che non trovano spiegazioni ma che lasciano inspiegabili segni sui corpi. In termini tecnici, nella vita di un carcere, questi episodi si definiscono «eventi critici», un modo elegante per non usare le parole morte e violenza.CONTINUA A LEGGERE...
Nelle carceri italiane negato il diritto all'affettività(http://www.osservatoriorepressione.org/)
È una pena accessoria non scritta. Ossia l'affettività negata dal carcere. Perché la porta che si chiude alle spalle del detenuto lascia fuori anche la possibilità di coltivare gli affetti. E nega, quindi, ai detenuti anche la possibilità di avere incontri anche intimi o sessuali con i propri partner.
Riccardo Arena di Radio carcere spiega: «Il problema non è quello che funziona ma quello che non c'è. Si fa prima a dire cosa c'è e come si va avanti, con sale colloqui sistemate in cameroni dove tutti sono assieme. È chiaro che l'intimità sparisca». Non è tutto. «La pena ha come effetto, scontata in questo modo, quello di distruggere anche le famiglie. Diciamo pure che la mancanza di affetto e affettività tra detenuti e parenti è una pena accessoria non scritta ma veramente grave».CONTINUA A LEGGERE...
Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 1\2
Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 2\2
Giustizia: ecco la "top ten" delle peggiori carceri italiane (preso dal sito Senza Soste.it)
1° classificato il carcere dell'isola di Favignana
Dal punto di vista geografico, Favignana è l'ultimo carcere d'Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c'è l'infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.CONTINUA A LEGGERE...
Trattato Italia Libia
TRATTATO ITALIA-LIBIA
APPELLO AI SENATORI ITALIANI CONTRO LE DEPORTAZIONI E LE VIOLENZE A DANNO DEI MIGRANTI AFRICANI IN LIBIA
Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.
Con questo appello vogliamo rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film COME UN UOMO SULLA TERRA e dall’osservatorio FORTRESS EUROPE ed oggi firmata già da oltre 2500 persone. CONTINUA A LEGGERE...
http://www.lettera22.it/
Vincenzo Caldarola "Come un uomo sulla Terra"
COME UN UOMO SULLA TERRA Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.
Un film di Riccardo Biadene, Andrea Segre, Dagmawi Yimer Regia di Andrea Segre e Dagmawi Yimer in collaborazione con Riccardo Biadene
ACCORDO ITALIA LIBIA SUI MIGRANTI (articolo dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione)
L’ASGI esprime estrema preoccupazione per l’ accordo raggiunto, dopo trattative coperte dal più stretto riserbo, tra il Governo italiano ed il Governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare, accordo di cui il Ministero dell’Interno ha dato notizia con un laconico comunicato emanato il 29 dicembre 2007. La condizione dei migranti irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie umanitarie, e testimoniata da coloro che, giunti in Italia, hanno avuto accesso alla procedura di asilo, rimane ben lontana dall’effettivo rispetto dei diritti fondamentali della persona. I futuri tentativi di respingimento in mare, attuato con il pattugliamento congiunto italo libico delle acque prospicienti quel paese, potranno essere causa di ulteriori tragedie, aumentando il numero già impressionante delle vittime. CONTINUA A LEGGERE...
Libia: ecco le foto dei campi di detenzione
Siamo i primi giornalisti autorizzati a visitare le carceri libiche dove sono detenuti i migranti e i rifugiati arrestati sulle rotte per Lampedusa. Queste sono le poche foto che sono riuscito a scattare, di nascosto, durante quelle visite. A Sebha, Zlitan e Misratah. Nel novembre 2008.
http://fortresseurope.blogspot.com/
Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 13.413 morti, di cui 5.181 dispersi. Sono soprattutto naufragi, ma anche incidenti stradali di tir carichi di uomini nascosti insieme alle merci. È il caldo nel Sahara o le nevi dei valichi montuosi, sono le mine dei campi di Evros, in Grecia, sono gli spari della polizia marocchina, dell'esercito turco o le torture delle carceri in Libia e Algeria. Per chi viaggia da sud, in un modo o nell´altro, di frontiera non è difficile morire...CONTINUA A LEGGERE
SUI DIRITTI NEGATI AI MIGRANTI (articolo di gennarocarotenuto)
L’Italia è oggi un paese dove non solo non sono più in vigore di fatto numerosi articoli della Costituzione repubblicana del 1948 ma dove non vale più neanche la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Una parte della popolazione, tra 800.000 e un milione di persone, è costretta a vivere nella paura e nel ricatto, lavorare in silenzio nello sfruttamento e nell’illegalità, pena la deportazione. CONTINUA A LEGGERE....
martedì 13 gennaio 2009
Tibet, Ossezia, Gaza. Tre paesi, tre misure, una strategia
Tibet? Tibet? Ma non era finita la storia del Tibet? Non si sono poi messi d’accordo?
No, la storia del Tibet non è cambiata di una virgola, anzi è completamente cambiata. Nel senso che…
Facciamo un passo indietro.
Dunque, la Cina sta preparando le olimpiadi, un paio di monaci partono a piedi da Dharamsala per portare a Beijing un messaggio di pace…
Intanto a Lasha, al termine di una manifestazione pacifica per una maggior autonomia, scoppiano una serie di incidenti che culminano con gravi scontri con la polizia, il saccheggio di numerosi negozi, l’incendio della moschea e il linciaggio di commercianti cinesi, soprattutto musulmani. Viene applicato il coprifuoco, l’esercito e la polizia cinese rastrellano la cittá alla ricerca dei responsabili. Seguono numerosi arresti. Sui giornali di tutto il mondo rimbalzano notizie contraddittorie che vorrebbero testimoniare eccessi da una parte e dall’altra accompagnate da immagini che vengono puntualmente smascherate come false o scattate in altri luoghi o in altri tempi. La protesta indignata si leva unisono in tutti gli angoli del mondo. Il passaggio della fiaccola olimpica è accompagnato da episodi eclatanti tanto da dover viaggiare blindata su quasi tutto il percorso. Un paio di boy scout statunitensi srotolano striscioni di protesta a Pechino giusto il tempo per permettere ai rappresentanti della stampa internazionale di fotografarli e venderli a modello della protesta montante contro il regime autoritario e illiberale di Beijing. Si appendono bandiere alle finestre, si organizzano convegni, concerti di solidarietá e via via tutto lo strumentario delle grandi occasioni.
Arriva la sera dell’apertura dei giochi. Lo spettacolo offerto è semplicemente mozzafiato. Il Tibet finisce dimenticato, Sua Santitá il Dalai Lama sparisce dai notiziari, si contano le medaglie. Panem et circensis. La Cina ha vinto. Le vittime linciate dalla folla o colpite dai proiettili della polizia? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.
Per l’Ossezia il discorso è piú complesso.
All’inizio c’è la disgregazione dell’impero sovietico e il petrolio caucasico rimasto per decenni a riposare praticamente dimenticato. Chi metterá le mani su queste riserve è il punto cruciale di un nuovo “gran gioco” che vedrá in campo tutto lo strumentario della guerra nascosta e spietata fra gli attori di questa ennesima tragedia. Il documento CIA-OTI* IR 98-211, 23 ottobre 1998 (Central Intelligence Agency - Office of International Issues) ci permette uno di dare uno sguardo a quelle che sono le ragioni vere del conflitto regionale. Il documento stima che gli investimenti delle multinazionali nella regione fino al 2015 saranno di 10 miliardi di dollari l’anno. Le incertezze degli estensori del documento riguardano (riguardavano) la possibilitá che un prezzo del greggio troppo basso avrebbe scoraggiato gli investimenti. Notoriamente, l’impennata del prezzo dello stesso, ha riversato nelle casse delle societá coinvolte miliardi di plusvalore. L’altro punto dolente restava la capacitá di poter esportare il greggio estratto verso i mercati delle nazioni interessate all’acquisto. A questo proposito gli esperti della CIA scrivono nel loro rapporto che, fatta salva la stabilità politica della regione, sará necessaria la costruzione di una, massimo due, pipeline atte allo scopo, anche se, scrivono sempre gli esperti, probabilmente non ci sará abbastanza petrolio da usufruire al pieno delle capacitá di trasporto. Non importa, continua il documento, “se la pipeline incoraggiata dagli USA (Baku-Tblisi-Cehylan, N.d.A.) non dovessero raggiungere lo scopo di andare pari passi con la produzione del greggio, gli iraniani e i russi sarebbero nella posizione di poter assolvere questo compito nel medio e nel lungo termine”. La Georgia e la ribelle Ossezia diventano essenziali pedine geostrategiche di questa ennesima messinscena. Nel marzo del 1999, un’esercitazione chiamata “Geneva Game ‘99” che faceva parte del piú vasto “US Naval War College International Game Series” e condotta presso il “Geneva Center for Security Policy“, alla quale hanno partecipato cinquanta ufficiali di medio livello, diplomatici e personale civile di 25 Paesi della NATO/ Partnership for Peace (PFP) e la Bosnia e L’Erzegovina, ha simulato un contesto politico-militare nel quale un “grave disastro umanitario” nella Georgia rendeva necessario “l’invio di soccorsi umanitari in un periodo di cambio di governo e instabilitá politica”. L’esercitazione è proiettata a dieci anni piú tardi: il 2008, anno in cui il burattino Saakashvili bombarda Zchivali. Saakashvili si sente sicuro, forse grazie al cosiddetto “EU/Georgia Action Plan” che gli garantisce la protezione dell’Unione Europea o forse grazie alla manovra militare chiamata “Immediate Response” che ha visto impegnati a metá luglio1200 militari americani e 800 militari georgiani o forse grazie ai mille consiglieri militari israeliani presenti sul territorio georgiano. Di fatto, dopo la reazione decisa delle truppe russe, fará la fine di un Rigoletto qualunque, abbandonato al suo destino dai suoi padroni come altri prima di lui. Alla fine sono arrivati i “soccorsi umanitari” che hanno portato nel paese ancora piú “consiglieri”, finanziamenti (debiti), lacci e laccioli che faranno della Georgia un vassallo remissivo e fedele almeno fino a quando la “missione olio caucasico” sará “accomplished”.
Le vittime di questa guerra? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.
Gaza è, nella sostanza, l’ultima puntata in ordine temporale dello stesso gioco. La puntata ha ovviamente un titolo diverso poiché dobbiamo credere che si tratti di un episodio diverso, ma gli attori dietro le quinte sono sempre gli stessi. Intanto, dietro le quinte c’è un conflitto arabo-persiano di cui conosciamo poco. L’Iran, con le sue riserve di petrolio a sud del paese e con le pipeline che lo attraversano da nord a sud, ha giustificate ambizioni da global player. Giá negli anni sessanta lo Sciá Mohammad Reza Pahalevi aveva assolto in compagnia della moglie Farah Diba, un tour in occidente alla ricerca di alleati e partner per un ambizioso progetto di sviluppo industriale che doveva comprendere la costruzione di numerose centrali nucleari. La “rivoluzione islamica”, guidata dall’Ayatollah Khomeini metterá fine all’idillio fra lo scià e gli alleati statunitensi. La cosa non piace né agli americani né ai loro amici arabi “moderati”. Saddam viene manovrato in una guerra lunga e sanguinaria con lo scopo di fermare la rivoluzione islamica. A guerra finita (senza sostanziali cambiamenti) Saddam, che vuole essere ripagato per i suoi sforzi bellici, viene attirato nella trappola del Kuwait e, otto anni piú tardi, in Irak viene esportata la democrazia alla ricerca delle armi di distruzione di massa. Saddam fará la fine di un Rigoletto qualunque, abbandonato al suo destino dai suoi padroni come altri prima di lui. In questa regione disgraziata, lo Stato di Israele gioca il ruolo fondamentale di alleato della politica anglo-americana. Armato fino ai denti, possessore delle migliori tecnologie militari, protetto dal miglior servizio segreto del mondo, dotato di risorse finanziarie praticamente illimitate, Israele è in grado di fornire qualsiasi tipo di informazione a proposito di qualsiasi partecipante del gioco, condurre qualsiasi tipo di operazione militare convenzionale o asimmetrica, entrare ed uscire da qualsiasi porta che protegge i segreti e le strategie dei potenti locali. A secondo del momento e delle strategie, Israele è alleato rispettato o avversario temuto, non solo da arabi e persiani, ma anche dell’opportunismo europeo ed occidentale. Va da sé che qui si giocano partite, finte, tattiche in un intreccio difficile da interpretare. Mentre i giornali di tutto il mondo pubblicavano le fotografie degli aerei dirottati dai fedayn palestinesi, le segreterie dei partiti, da quella socialista di Craxi a quella democristiana di Andreotti e Moro, trattavano con gli emissari di Arafat l’immunità dei suoi corrieri sul territorio italiano. Dopo la prima e la seconda intifada, mentre da una parte Israele cerca con ogni mezzo di contrastare l’ascesa dell’OLP a ruolo di interlocutore internazionale dei palestinesi, dall’altra chiude uno o anche tutte e due gli occhi nei confronti della forza nascente di Hamas che raccoglie nelle proprie fila gli irriducibili e gli scontenti verso la politica di conciliazione dell’astro nascente Mahmoud Abbas (Abu Mazem). Anche se esistono “tabelle di marcia ” di chi finanzia chi, è probabile che la manovalanza del conflitto (Hamas, OLP, Hizbollah, Jihad Islamica) siano tanti arlecchini, al servizio di due o piú padroni. La “gloriosa lotta del popolo palestinese” nient’altro che fumo negli occhi, come la “gloriosa lotta del popolo tibetano” o la “gloriosa lotta del popolo osseta”.
Le vittime di questa guerra? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.
Forse un giorno questi conflitti di confine, come li chiamava Orwell, non appagheranno piú i manovratori seduti negli uffici governativi dell’Europa, degli USA, della Russia e di chissà dove e allora si arriverá al conflitto vero, aperto, decisivo e sará l’ecatombe. Oppure gli uomini, anche quelli seduti su comodi divani di pelle e circondati da raffinatissime cortigiane, rinsaviranno e scopriranno che la civiltá umana, pure nella diversitá delle sue culture, religioni, lingue e interessi, è una.
Salve questo post mi è stato segnalato dal suo autore IlDerviscio, io l'ho letto e ritengo opportuno farlo leggere anche a voi perchè le sue parole fanno riflettere.
Per la Palestina
Invito chiunque legga il mio blog per caso o per abitudine a partecipare a questa manifestazione!!Per maggiori info forumpalestina
Indymedia Roma
La partenza della manifestazione è sabato 17 gennaio, ore 15.30 a Piazza Vittorio (vicino la stazione Termini)
conclusione a Piazza di Porta Capena (Circo Massimo).
Il percorso sarà S. Maria Maggiore, Via Cavour, Colosseo, Porta Capena
Dalla Grecia
Come estendere la lotta?
I greci sono stupefatti all’idea che in diverse citta’ italiane gli anarchici si contino sulla punta delle dita. Non conoscono una repressione cosi’ forte come accade dale nostre parti, e non hanno avuto il ruolo storico della sinistra nel fomentare la divisione tra “violenti” e “pacifici”.
La gente comune qua ha imparato a credere a quello che vede con i propri occhi, e mentre in dicembre gli anarchici incappucciati lanciavano Molotov alla polizia anziane signore solidarizzavano dagli edifici lanciando fioriere, seggiole e addirittura tavoli sulla polizia!
Solidarieta’ di strada. Mentre si sta distruggendo una stazione della metropolitana, i passanti passeggiano noncuranti. E’ superata la falsa questione della violenza. Dopo la sparatoria al poliziotto, e l’innesto della strategia della tensione, si poteva immaginare tutta un’altra reazione da parte della gente: ma per le strade di exsarchia gli abitanti del quartiere hanno ribadito che la logica del terrore non prendera’ piede e sono scesi per le strade… non contro il terrorismo come i sinistri sono soliti fare in italia, ma per mandare via la polizia che presidiava il quartiere.
La questione principale da noi parrebbe la chiusura e l’isolamento nel ghetto, la mancanza di uno spazio aperto di discussione, che in effetti e’ la cosa che piu’ sorprende in grecia. Non trasformare l’anarchismo in un’ideologia, ma vivere la teoria e pratica anarchica sul terreno su cui pone le sue basi: la rivolta sociale. Questa e’ la scommessa.
La pratica della rivolta aperta all’esistente, come e’ stata affermata in dicembre ad Atene, da i suoi frutti e oggi si puo’ entrare liberamente nella sede del principale sindacato dei giornalisti, occupato da 3 giorni. C’e’ chi dorme, chi scrive, chi ciclostila volantini.
Se nel frattempo i medici stanno organizzando l’occupazione di ospedali con assemblee aperte, e si vive un fermento sociale, questo e’ un effetto della societa’ in rivolta. Ma perche' sia l’intera societa’ a rivoltarsi il messaggio e’ aperto e esce fuori dalla logica dei gruppetti.
La presenza di giornalisti e avvocati alle manifestazioni, e tra breve una manifestazione di giornalisti per le strade di atene, e’ un altro tassello che in Italia pare impensabile. Eppure giornalisti e avvocati sono sempre giornalisti e avvocati, pure qua.
Sara’ la radice greca del termine anarchia che ne fa un concetto di cui ognuno e’ in grado di appropriarsi?
Gli anarchici si sono guadagnati il rispetto della gente comune. E al blocco anarchico nella manifestazione studentesca del 9 partecipavano in tantissimi.
Spiego ai compagni greci che in Italia l’affermarsi di pratiche di leadership, autoritarie e’ il principale problema che spezza le gambe al movimento. Racconto che da noi il “protagonismo” e’ merda proclamata a gran voce da decine di centri sociali che cercano le luci della ribalta, dello spettacolo, e alla fine cercano posizioni di potere.
L’unica maniera che avremo in Italia di far ripartire un percorso di contestazione aperta all’esistente e’ spazzare via il campo dai capetti, gerarchi, che infestano le citta’, le assemblee, che formano scuole quadri per futuri gestori di potere dentro le scuole, che gestiscono centri sociali timbrando la gente all’ingresso e vendendo merce come in qualsiasi bar.
Non ci possono credere qua che in Italia non esistano assemblee dove la gente provi ad esprimere le proprie istanze. Il modello italiano e’ troppo sottomesso agli autoritarismi dei leader, generalmente di sinistra, per esprimere una pratica anarchica aperta e diffusa…
Quando nelle assemblee popolari in Italia non vedremo piu’ garrire le nefaste bandiere dei sinistri? Quando la gente smettera’ di aver fede negli strumenti del potere? Sara’ una dura lotta quella di proporre un contesto radicalmente differente a quello cui siamo abituati. Ma pare l’unica possibilita’ quella di estirpare alla radice ogni traccia che porti al mondo conosciuto, che conosciamo troppo bene, e che ci autoreprime quotidianamente.
Ciao a tutti/e ho trovato questo post sul blog DALLAGRECIA e voglio farvelo leggere.
Vittorio Arrigoni sotto tiro
Un sito sionista chiede di uccidere Vittorio Arrigoni! |
| Vittorio Arrigoni è il cooperante italiano residente a Gaza che in queste settimane sta fornendo testimonianze preziose su quanto sta avvenendo nella Striscia, sia attraverso il quotidiano Il Manifesto sia attraverso il suo blog. Per un sito, evidentemente criminale, che va immediatamente denunciato ed oscurato, che si intitola http://stoptheism.com, Vittorio Arrigoni è indicato come il bersaglio numero uno da uccidere. Avete capito bene, da uccidere. Di lui e di altri cooperanti, Jenny Linnel (bersaglio numero due) Ewa Jasiewicz, bersaglio numero 3, e una lista di altre persone, sono pubblicate foto e dettagli e segni particolari per poterli identificare e viene fornito perfino un numero di telefono negli Stati Uniti per poter segnalare all'esercito israeliano l'eventuale avvistamento e come poterli eliminare. La Polizia postale e la Farnesina devono immediatamente attivarsi presso le autorità estere competenti perché chiunque si celi dietro il sito venga identificato e il sito oscurato. Ad una ricerca sul database del servizio Whois per il dominio in questione non è possibile ottenere alcuna informazione rilevante per identificare gli istigatori all'omicidio. NOTIZIA PRESA DA FORUMPALESTINA
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Palestina
In Palestina c'è in atto un GENOCIDIO eseguito dai soldati israeliani, comandato dal governo israeliano e avallato dal solito silenzio dei governi europei.
Io vivo in europa qui si muore di solitudine, qui si muore di troppo cibo, qui si muore per troppe medicine, qui si muore per troppo benessere, qui si muore di psicofarmaci, qui si muore di nulla; io vivevo in Palestina sono morto ad otto anni sotto un bombardamento, qui si muore, qui si muore, qui veniamo uccisi, qui veniamo assassinati, qui qualcuno ha deciso che dobbiamo morire scomparire dalla faccia della terra e se ci difendiamo veniamo chiamati terroristi.
IO MI CHIEDO QUANDO SARà CHE L'UOMO POTRà IMPARARE A VIVERE SENZA AMMAZZARE!!!!!!!























