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lunedì 16 marzo 2009

Solidarietà alla lotta Continua greca

Ciao a tutti/e non posso certamente esimermi dal dimostrare la mia totale solidarietà verso coloro che stanno ormai da mesi lottando in Grecia per il cambiamento!!!!! Una lotta dura che andrebbe assimilata e condotta in tutta Europa. Non mi spingo oltre perchè nel pianeta italia c'è da stare attenti parecchio su ciò che si dice e aieme la lotta qui è blanda ed anche abbastanza sterile.

http://www.mondogreco.net/
GRECIA: TERRORISMO, ATENE CHIEDE AIUTO A SCOTLAND YARD
(ANSA) - ATENE, 16 MAR - Il governo greco, di fronte alla crescente minaccia del terrorismo, ha chiesto aiuto a Scotland Yard, scrive stamane la stampa citando fonti del ministero dell'interno secondo le quali esperti della polizia inglese giungerebbero gia' oggi ad Atene. Scotland Yard, che gia' aveva aiutato la Grecia a smantellare l'organizzazione terroristica '17 Novembre' nel 2003, aiutera' in particolare la polizia ellenica, riferiscono i media, a ristrutturare la sua unita' antiterrorismo ed a far fronte sia alla guerriglia urbana che alle violenze anarchiche. Secondo il quotidiano Kathimerini lo stesso premier Costas Karamanlis sarebbe intervenuto per ottenere aiuto. E cio' dopo che una serie di attentati dinamitardi sono stati seguiti nei giorni scorsi da incursioni ad Atene e Salonicco di commandi anarchici che hanno seminato distruzione e panico provocando proteste dei cittadini e dure critiche da stampa e opposizione. Le notizie sull'arrivo di Scotland Yard seguono una proposta del governo di creare una ''unita' speciale'' formata da esperti civili e forze dell'ordine per contrastare l'escalation di violenza urbana al centro di Atene che sta danneggiando commercio e turismo. (ANSA) GEL
16/03/2009 12:27
http://www.mondogreco.net
GRECIA: VIOLENZE ATENE, GOVERNO CREERA' UNITA' SPECIALE (ANSA) - ATENE, 14 MAR - Il governo greco si prepara a creare un ''unita' speciale'' per far fronte alla crescente violenza nel centro di Atene, ieri teatro dell'azione di un commando anarchico e di altri casi di criminalita'. Il viceministro agli interni Khristos Markoyyanakis ha annunciato l'intenzione di creare una unita' formata da esperti civili e delle forze dell'ordine per affrontare il fenomeno perche' ''la polizia da sola non ce la fa''. Stamane la stampa riporta con evidenza l'assalto di alcune decine di giovani incappucciati che ieri hanno distrutto le vetrine di almeno tre banche e numerosi negozi danneggiando gravemente una trentina di auto nel quartiere alla moda ateniese di Kolonaki dileguandosi prima dell'arrivo degli agenti. Un'azione simile e' avvenuta anche a Salonicco. E il quotidiano conservatore Kathimerin invita il premier Costas Karamanlis a ''prendere subito le giuste decisioni'' per controllare la situazione resa piu' grave da una nuova ondata di attentati contro banche e tv che ha fatto dire all'opposizione che Atene ''assomiglia ormai a Baghdad''. Da anni che si parla della riforma della polizia soprattutto per garantire la sicurezza nel centro di Atene dove e' frequente la violenza degli anarchici, dei trafficanti di droga e dei criminali comuni. (ANSA) GEL
14/03/2009 12:23


Anarchists attack the headquarters of the Greek Riot Police





http://www.mondogreco.net/
GRECIA:COMMANDO ANARCHICO SEMINA DISTRUZIONE IN CENTRO ATENE

(ANSA) - ATENE, 13 MAR - Alcune decine di persone incappucciate hanno oggi compiuto un'incursione nel centro di Atene danneggiando sedi di banche, negozi e automobili, e dileguandosi prima dell'arrivo della polizia. Circa quaranta persone con la faccia coperta, riferiscono i media, hanno compiuto una vera e propria azione di commando distruggendo le vetrine di tre istituti di credito e di alcuni negozi e danneggiato automobili in sosta per poi scomparire nelle viuzze del quartiere alla moda di Kolonaki. Questo tipo di azioni, intensificatesi con i gravi disordini del dicembre scorso seguiti alla uccisione di un giovane da parte della polizia, sono di solito attribuite agli anarchici. Un'azione identica e' avvenuta quasi contemporaneamente anche a Salonicco. Un gruppo di incappucciati ha rotto vetrine e danneggiato auto chiedendo la liberazione di un giovane anarchico arrestato. I due incidenti, che hanno suscitato le reazioni indignate dei passanti, sono state ''condannate'' dal portavoce del governo Evangelos Antonaros.(ANSA). RED
13/03/2009 13:50

http://www.mondogreco.net

GRECIA: GRUPPO MARXISTA ARMATO, 'NON SIAMO COME AL QAIDA'

ATENE - L'organizzazione armata marxista 'Lotta Rivoluzionaria' (Ea) ha rivendicato gli ultimi attentati contro due filiali della Citibank ad Atene affermando che continuera' a colpire obiettivi economici, politici e della polizia ma di non voler fare vittime innocenti e di non essere paragonabile ad Al Qaida.

Nel documento, pubblicato stamane dal settimanale politico e satirico To Pontiki, Ea accusa i media di diffondere informazioni false sostenendo che suo obiettivo sarebbe lo spargimento di sangue ''come Al Qaida''. E sottolinea invece di avere nei suoi attentati usato ''l'esplosivo meno potente'' disponibile, di aver scelto accuratamente ore e localita' degli attentati. Nei due attentati alla Citibank in un caso la bomba non esplose e nell'altro provoco' solo danni materiali.

Ea, che ha compiuto anche attacchi armati contro la polizia ferendo gravemente un agente, afferma di non voler colpire indiscriminatamente la popolazione civile ma ''obiettivi materiali o umani'' scelti ''fra l'elite economica e politica, della capitale e dello Stato e nella polizia che li protegge invece di difendere i cittadini''.
12/03/2009 10:06


http://dallagrecia.noblogs.org/

news dalla Grecia: riceviamo e pubblichiamo

Sabato 14 febbraio

Commandi antiterrorismo “proteggeranno la polizia”

Il quotidiano greco Kathimerini informa che con la giustificazione della minaccia che “Setta Rivoluzionaria” e i “molteplici eventi di matrice terrorista” rappresentano per la polizia, il governo prepara cecchini e forze speciali per proteggere i commissariati del paese e altri possibili bersagli.

Secondo il quotidiano, la direttiva proteggerà gli agenti e alzerà la loro morale duramente segnata.

I commandi faranno parte delle forze speciali antiterrorismo (EKAM) equipaggiati anche per la visione notturna. La polizia ha anche informato che oltre a nuovi sistemi di videosorveglianza ricorrerà anche a metodi radicali per fermare i terroristi.

Il governo sta anche considerando di ricevere l'ausilio della polizia inglese per contrastare le proteste antigovernative (nessun ulteriore dettaglio sulla natura della collaborazione).


Attacco alla controinformazione

Per ora il principale obiettivo repressivo è stato la stretta nei confronti della controinformazione. Il governo ha tentato di chiudere l'IndyMedia Center greco dopo la richiesta del ministro di estrema destra Velopoulos che il server fosse individuato e oscurato.

A ciò si aggiunge la notizia che il nuovo ministro di giustizia Dendias vorrebbe introdurre una legislazione per togliere il diritto all'anonimato per i bloggers greci.


http://www.mondogreco.net/
GRECIA: ESPLODE ALTRA BOMBA, POLIZIA TEME OFFENSIVA TERRORE

(ANSA) - ATENE, 10 MAR - Un nuovo attentato e' stato commesso oggi contro una banca alla periferia di Atene, mentre la polizia attribuisce al gruppo marxista 'Lotta Rivoluzionaria' (EA) la potente bomba fatta esplodere ieri contro una filiale della Citibank nella capitale e sembra temere una nuova offensiva terroristica. L'attentato odierno e' avvenuto, riferisce l'agenzia Ana, nelle prime ore di stamane contro una sede della Aspis Bank utilizzando un ordigno di fabbricazione artigianale provocando danni ma nessuna vittima. Il tipo di esplosivo e' quello solitamente utilizzato dagli anarchici che, secondo alcuni osservatori, starebbero interagendo sempre piu' strettamente con i gruppi terroristici veri e propri. Ieri mattina una bomba telecomandata aveva causato gravi danni alla succursale della Citibank e secondo la polizia, citata dai media, sarebbe attribuibile a EA autrice recentemente di attacchi contro le forze dell'ordine. E si teme che tale attentato, che non ha fatto vittime, segnali la volonta' dei terroristi di ampliare la loro azione. Recentemente una nuova sigla terroristica e' apparsa all'orizzonte, 'Setta dei Rivoluzionari' che secondo la polizia sarebbe un'emanazione di EA. La 'Setta' ha il mese scorso rivendicato un attentato contro una tv ad Atene e minacciato di morte ''tutti i giornalisti'' definendoli ''vermi'' al servizio del potere. (ANSA) RED
10/03/2009 16:37


mercoledì 11 marzo 2009

Diamo una mano alla rivoluzione verde in Italia


Di fronte alla crisi economica e energetica Berlusconi fa esattamente il contrario di Obama. In Usa stanno investendo miliardi in fonti rinnovabili, in Italia si fa il contrario arrivando a peggiorare le già poche misure a favore della razionalizzazione energetica. E’ necessario impegnarsi per la cancellazione dei nuovi balzelli di Berlusconi sugli impianti di pannelli solari fotovoltaici. Ma non basta.

In questi mesi il fronte ecologista ha giocato in difesa provando a difendere i risultati attenuti sotto il Governo Prodi. Oggi è arrivato il momento di chiedere all'Italia di fare un passo in avanti verso la sostenibilità ambientale. Come? Passando dalla protesta alla proposta. La nostra idea è quella di lanciare una seconda catena di blog Contro il suicidio energetico e nucleare. Abbiamo visto che è uno strumento di comunicazione efficace. Qui sotto trovate alcune richieste che vanno da piccole iniziative fino a grandi cambiamenti.

Per una settimana discuteremo di queste e altre idee che chiunque potrà portare nei blog www.jacopofo.com e blog.libero.it/kudablog. Dopodiché elaboreremo un documento con il pacchetto legge blog-ambiente che sottoporremo ai nostri parlamentari, forse qualcuno di loro riterrà le nostre proposte sensate e le porterà in aula. Ecco le prime idee, nei commenti lo spazio per migliorarle o proporne di nuove:

1- TOGLIERE L'ICI DAL FOTOVOLTAICO, RIPRISTINARE LE CONDIZIONI DI PAGAMENTO INIZIALI DEL FINANZIAMENTO SUGLI IMPIANTI: gli impianti solari fotovoltaici a terra e sui tetti quelli non integrati, vengono classificati come impianti industriali e si impone l'onere di accatastarli e di pagare quindi l'Ici. Inoltre il governo Berlusconi ha modificato una serie di aspetti secondari dei meccanismi di pagamento in modo peggiorativo: vogliamo sia ripristinata la situazione iniziale. (+ info)

2- RIPORTARE IL RECUPERO DEL 55% DELL’IRPEF SPALMABILE SU 10 ANNI: per i lavori sull'efficienza energetica, con le nuove norme, si può recuperare il 55% di detrazione spalmandolo su un periodo di 5 anni. Di fatto si penalizza chi ha un reddito inferiore e quindi può recuperare ogni anno una quota inferiore di finanziamento. Chiediamo che anche i cittadini che non pagano l’Irpef e quindi non possono recuperare nulla venga dato modo di usufruire di pari incentivi o rimborsi. E’ assurdo che possa investire in efficienza energetica solo la fascia medio alta della popolazione. Inoltre chiediamo che vengano immediatamente emessi i decreti attuativi per la detrazione 2009, senza i decreti attuativi la detrazione del 55% del’Irpef non esiste. (+ info)

3- RECUPERO DELL'OLIO FRITTO PER FARNE BIODISEL: istituire la raccolto degli olii alimentari come in Germania dove si consegnano ai distributori di carburante che rilasciano un buono sconto proporzionato alla quantità d'olio fritto. Inoltre togliere il divieto di commercializzare liberamente il biodiesel, oggi i produttori hanno l'obbligo di conferirlo ai petrolieri che lo mischiano con il diesel. (+ info)

4- OBBLIGARE I COMUNI A PUBBLICARE LA LORO BOLLETTA ENERGETICA e chiedere un impegno perchè ogni anno ci sia una diminuzione del consumo pro-capite. (+ info)

5- ISTITUIRE FORME DI CREDITO PERMANENTI PER CHI VUOLE INVESTIRE IN ECOTECNOLOGIE magari su esempio di quello che ha fatto la Provincia di Milano.

6- SBLOCCARE LA RACCOLTA DEI RIFIUTI ELETTRONICI: Il 1 gennaio 2008 sarebbe dovuto partire il nostro sistema di raccolta dei rifiuti hi-tech. Ufficialmente ma non nella realtà! Mancano all’appello diversi decreti attuativi necessari a tradurre in pratica le disposizioni di legge. Tra questi, c’è il cosiddetto “Decreto Semplificazioni”, che obbliga la distribuzione a ritirare gratuitamente, in ragione di uno contro uno, l’apparecchiatura usata al momento dell’acquisto di un nuovo articolo simile destinato a un nucleo domestico. Questo decreto doveva entrare in vigore entro il 28 febbraio 2008, ma ancora non vede luce. (+ info)

7- SOSTEGNO ALLA MOBILITA' CICLABILE: introdurre in tutti i comuni la legge che prevede il diritto di parcheggiare le biciclette nei cortili dei palazzi e delle aziende. Obbligare i gestori dei trasporti pubblici a permettere il trasporto delle biciclette su metropolitana ed autobus per almeno il 50% del tempo di servizio. (+ info)

8- RIDURRE L'USO DI BATTERIE USA E GETTA: tassazione sulle batterie usa e getta per finanziare un incentivo a quelle ricaricabili. (+ info)

9- SOSTEGNO ALLA RACCOLTA DIFFERENZIATA: mettere simboli chiari su ogni materiale utilizzato nelle confezioni in modo da evitare confusioni. (+ info)

e poi una proposta macro:

no al suicidio energetico e nucleare10- INVESTIRE NELLE FONTI RINNOVABILI I SOLDI DEL NUCLEARE, DELLE CENTRALI ELETTRICHE ALIMENTATE DA FONTI ENERGETICHE NON RINNOVABILI E DEI NUOVI INCENERITORI: nei recenti accordi Francia-Italia si parla di una spesa di oltre 20 miliardi di euro per costruire centrali nucleari in Italia che daranno energia solo tra 12/15 anni. Investire subito le stesse risorse sul centrali e microimpianti alimentati da fonti rinnovabili per avere energia da subito e non trovarsi il problema delle scorie e di eventuali incidenti. (+ info)

Aderiscono:

1. ilKuda: http://blog.libero.it/KudaBlog/6668843.html

2. Jacopo Fo: http://www.jacopofo.com/nucleare_berlusconi_fonti_rinnovabili_catena_suicidio_energetico_energia

3. Letizia Palmisano: http://www.letiziapalmisano.it/html/2009/03/i-blog-difesa-dellambiente/

4. I blog alla difesa dell'ambiente: http://letiziapalmisano.ilcannocchiale.it/2009/03/10/i_blog_partono_alla_difesa_del.html

5. Domenico Finiguerra: http://domenicofiniguerra.wordpress.com/2009/03/10/le-proposte-dei-blog-per-salvare-il-clima/

6. Resistenza Civile: http://blog.libero.it/rigitans/view.php?nocache=1236728322

7. Fiore: http://fiore.iworks.it/blog/2009/03/10/contro-il-suicidio-energetico-e-nucleare/

8. Verdi di Ferrara: http://www.verdi.ferrara.it/sito/2009/03/10/diamo-una-spinta-alla-rivoluzione-verde-italiana/

9. Franco Corleone: http://www.francocorleone.it/blog/2009/03/10/blog-incatenati-per-una-svolta-verde/

10. Come ti vorrei: http://blog.libero.it/PDnostro/view.php?nocache=1236728482

11. Alessandro Ronchi: http://www.alessandroronchi.net/2009/pacchetto-leggi-blog-ambiente/

12. Marcello Saponaro: http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/03/10/la-crisi-e-grigia-il-new-deal-e-verde/

13. Pianeta Verde: http://natura.forpassion.net/2009/03/11/diamo-una-spinta-alla-rivoluzione-verde-italiana/

14. Rigeneriamoci: http://www.rigeneriamoci.com/i-blogger-per-lambiente/

15. Appunti e Virgole: http://appuntievirgole.blogspot.com/2009/03/possiamo-ancora-sperare-ma-dobbiamo.html

16. Impianti e pannelli solari: http://www.impiantipannellisolari.eu/

17. Base Verde: http://www.baseverde.org/2009/pacchetto-leggi-per-l%E2%80%99ambiente-promosso-dai-blog-ecologisti/

18. Sciura Pina: http://ww3.sciurapina.net/2009/03/11/diamo-una-mano/

19. Ladri di marmellate: http://ladridimarmellate.blogspot.com/2009/03/diamo-una-spinta-alla-rivoluzione-verde.html

20. CernuscoTv: http://cernuscotv.wordpress.com/2009/03/11/e-allora-impegnamoci-su-10-punti-chiari/

21. Liberamente: http://wwwliberamente.blogspot.com/2009/03/ricevo-e-pubblico.html

22. Ma'pe iabbu: http://blog.libero.it/DELUSION/6672794.html

Per aderire puoi parlare dell'iniziativa nel tuo blog, e riportare qui le idee che nascono dai commenti, linkare questa lista di idee sottoscrivendole, commentare il post con le tue osservazione, segnalare l'iniziativa, votare OK su Oknotizie...

lunedì 9 marzo 2009

Social Card


Social card: chi ci guadagna davvero?


http://www.altroconsumo.it/

Il ministero dell'Economia ha presentato la social card, tesserina magnetica prepagata che era già stata annunciata la scorsa estate e che dovrebbe avere funzione di supporto per i meno abbienti. I soldi contenuti nella social card possono infatti essere spesi per pagare le bollette di luce e gas, e per comprare generi alimentari presso i negozi convenzionati che espongono l'apposito cartello. Ma ben pochi ne beneficeranno, e il costo per lo Stato va ben al di là di quel che finisce nelle tasche dei cittadini.

Pensionati: solo redditi inferiori ai 6.000 euro all'anno
Intanto partiamo da chi ne beneficerà: gli over 65 enni e le famiglie con bambini con meno di 3 anni.


Per i primi il provvedimento vale per chi singolarmente guadagna al massimo 6.000 euro (8.000 per gli over 70), considerando tra questi tutti i redditi, anche quelli assistenziali che generalmente non sono considerati ai fini fiscali. Ma attenzione, l'Isee (il documento che certifica la situazione reddituale della famiglia) prodotto dalla famiglia di cui si fa parte deve essere di 6.000 euro. Di conseguenza parliamo, ad esempio, di famiglie in cui due pensionati guadagnano complessivamente al massimo 723 euro netti al mese, che diventano ben 923 euro se hanno un figlio a loro carico. Ma c'è sempre un "ma" per lo Stato: oltre ai vincoli delle utenze che possiamo capire, la persona deve possedere al massimo una casa, che per non modificare l'Isee deve essere entro i 51.000 euro di valore catastale, un conto corrente con al massimo 15.000 euro di risparmi e un'auto. Ma attenzione, se la famiglia possiede un box, perde il diritto alla social card.

Ammesso e non concesso che con la categoria catastale C7 (tettoie), il Ministero intendesse la C6, quella tipica dei box, comunque non capiamo la precisazione, visto che si tratta sempre di immobili a uso non abitativo.

Famiglie con bambini: fino a poco più di 1.100 euro di reddito se si è in quattro
Le famiglie con bambini con meno di 3 anni, che possono beneficiare di una ricarica della social card per ogni figlio, non se la passano comunque meglio. Non c'è più il limite di reddito personale di 6.000 euro, ma per ottenere la social card (famiglia di quattro persone) non bisogna guadagnare più di1.131 euro netti al mese totali.

Ovviamente se si ha ancora un mutuo da pagare o si è in affitto i redditi netti riescono a essere un po' più alti grazie al valore Isee che si abbassa.

Solo in pochi negozi (e non nella grande distribuzione, meno cara)
La social card è utilizzabile per pagare le bollette di luce e gas e per comprare prodotti alimentari nei negozi convenzionati.

Il vero problema è che, come ha riconosciuto anche il Governo, solo il 5% dei commercianti ha aderito all'iniziativa, forse perché la paura dei tempi biblici (in media 200 giorni) di rimborso dello Stato ha giocato un ruolo fondamentale nella decisione.

Inoltre, le categorie merceologiche individuate dal Ministero sono limitate a panifici, latterie, macellerie, spacci, drogherie e supermercati (quindi piccole catene), dove i prezzi medi non sono certo quelli delle grandi catene di distribuzione. Questo vincolo di categoria limita di molto la possibilità di utilizzo, soprattutto per i pensionati, che hanno poche possibilità di spostamento: di conseguenza il reale utilizzo viene limitato al pagamento delle bollette, che garantisce (è un caso?) il maggior ritorno in termini di Iva e accise allo Stato.La scelta della tessera di plastica, poi, è stata giustificata dal Ministero per riconoscere agli utilizzatori sconti sulla merce, tuttavia, essendo i prezzi medi degli esercizi convenzionati mediamente più alti, gli sconti di fatto produrrebbero nel migliore dei casi solo un livellamento dei prezzi a quello già normalmente praticato dalle grandi catene.

Il costo per lo Stato: non tutto va ai cittadini
Il Ministero ha detto che allo Stato la social card costerà 450 milioni di euro annui a regime e che ne beneficeranno 1,3 milioni di italiani. Quindi, poiché entro dicembre daranno la prima tranche di 120 euro, i conti sono presto fatti: il costo entro dicembre è di 156 milioni di euro. In pratica, entro dicembre 2009 il Governo stima di spendere 606 milioni di euro per la social card. Che sono coperti da stanziamenti dello Stato ancora in fase di discussione per 650 milioni e da 200 milioni già donati da Eni e dai 50 milioni donati da Enel. Questi ultimi due soggetti in realtà daranno la possibilità allo Stato di recuperare parte degli investimenti grazie a quello che i consumatori spenderanno con la social card per pagare le bollette di luce e gas, sulle quali come ben sappiamo l'incidenza dell'Iva e delle accise è decisamente elevata. Ma la social card non è a costo zero per lo Stato, infatti, oltre a quello che finisce nelle tasche dei pochi italiani che rientrano tra i meritevoli di aiuto, ci sono i costi relativi allo strumento stesso.

Parliamo dei costi di produzione della tessera, di circuito, di pagamento e di ricarica. La produzione fisica della tessera costa circa 50 centesimi a pezzo (costo fornito dagli emittenti), quindi già 650 mila euro sono stati utilizzati. Il circuito di pagamento chiede una percentuale all'esercente, che in media è circa del 2% del pagamento stesso. Quindi, auspicando a una compartecipazione dell'esercente alla spesa, sono, a essere ottimisti, altri 6 milioni di spesa statale. Per quanto riguarda la ricarica, le commissioni normalmente applicate dalle Poste non sono certo esigue perché ammontano a 1 euro a ricarica. Quindi per ogni carta sono 6 euro annui che lo Stato dovrebbe pagare: in ogni caso, applicando ad esempio un costo di 10 centesimi a ricarica, lo Stato comunque versa a Poste italiane circa 800 mila euro in un anno.

Tirando le somme, senza considerare i costi delle lettere inviate agli italiani (ancora una volte le Poste ringraziano), circa 7,5 milioni di euro si perdono lungo il tragitto che porta i 40 euro al mese nelle tasche delle famiglie. Sarebbe stato meglio un trasferimento diretto, tramite pensione o busta paga.



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Mancano i 120 euro di accredito su oltre un terzo delle tessere distribuite ai cittadini

La grande beffa della social card Una su tre è senza soldi

di ANTONELLO CAPORALE preso dal sito http://www.repubblica.it/

ROMA - Si dice: morire di vergogna. "Avevo il Dixan in mano, anche una confezione di orzo e una scatola di tonno ma mi è venuto un presentimento: vuoi vedere che non funziona? Allora ho preso la tessera e ho chiesto alla commessa di digitare i numeri, io non vedo bene. Non era stata caricata. Avevo i soldi stretti nell'altra mano, già tutti contati, e glieli ho dati e così è finita. Non l'ho più usata". Maria Pia, 67 anni, è fuggita via dal supermercato di Viareggio rossa in viso, e meno male che non c'era nessuno in fila. Comunque in quel supermercato non ci tornerà più.

La tessera di Tremonti è di un bel azzurro sereno. Come il cielo di Forza Italia, quello di una volta. Un tricolore ondulato la attraversa da sinistra a destra e sembra la scia delle mitiche frecce. "E' anonima naturalmente per non creare imbarazzo", commentò Silvio Berlusconi il giorno dell'inaugurazione della campagna dei 40 euro mensili ai bisognosi d'Italia.

Anonima. Infatti ieri, supermercato Sma di Roma, commessa indaffarata alla cassa, signore anziano in fila: "Ha per caso la social card?". Il no è asciutto e risentito. "Scusi, ma era per capire come pagava".
Lusy Montemarian non ha pagato, anzi è scoppiata in un pianto dirotto quando le hanno comunicato, come fa il medico alla famiglia del congiunto morente, che non ce l'aveva fatta. Un pianto raccolto da una microtelecamera di "Mi manda Raitre" e unito ad altri pietosi casi. Un mattone sull'altro, e un altro ancora. Alla fine si edifica questo incredibile muro della vergogna che attraversa la penisola e la trafigge senza colpa.

La Social Card, il circuito Mastercard. Protagonisti di una favola. Una strisciata e via. La pensionata indigente che alla cassa del panificio, come la donna chic di via Condotti, apre il borsello, non tocca i soldi sporchi, ma sfila la carta di credito. Un secondo magnetico. Se la carta è piena. Se è vuota - e lo sono un terzo delle circa 500 mila distribuite - la pensionata deve restituire il pane e ritirare l'umiliazione pubblica.

Era il 19 giugno, era estate, e il ministro Giulio Tremonti annunciava una vecchia novità: la carta di credito per i poveri. Vecchia perché l'aveva pensata Vincenzo Visco, nell'arcaico '97: sconti sulla spesa, sugli affitti, sui beni di prima necessità. Vecchia perché l'aveva apprezzata Ermanno Gorrieri, comandate partigiano, fondatore del movimento Cristiano Sociali. Gorrieri è morto nel 2004. Nel 2008 è Tremonti a presenziare e presentare la svolta: una manovrina da 450 milioni di euro, 200 coperti dall'Eni, 50 dall'Enel, altri dalla Robin Tax. Togliere ai ricchi, dare ai poveri: 40 euro al mese, 80 euro accreditati ogni due mesi. Per un anno intero. Quattro mesi di annunci, di serrata organizzazione. Pronti. Si parte il primo dicembre. Attenzione: chi conserva 15 mila euro, in banca o alla posta, pensionato o disoccupato, non ha diritto alla carta di credito dello Stato.

Sono in 520 mila a dicembre a chiedere la social card, pensionati con reddito dai 6 mila euro agli 8 mila, coppie di anziani, famiglie con figli a carico, non oltre i tre anni però. Con una sola casa di proprietà, un'automobile e un'utenza elettrica attiva. In fila, per ore, davanti ai 9 mila uffici postali. Perché chi completava le pratiche entro il 31 dicembre, aveva diritto a 120 euro (ottobre, novembre e appunto dicembre) di partenza. Una corsa verso il nulla. Perché il 30 dicembre, con ottimismo natalizio, l'Inps - che doveva accertare il reddito - dichiarava di aver ricaricato 330 mila tessere. Le altre erano vuote.

Migliaia di italiani si sono ritrovati in mano una patacca. Una carta azzurra, di plastica, con il retro magnetico, il numero, il logo giallo e rosso della Mastercard. Belle, eccome. E di valore: si stima costi almeno 50 centesimi l'una, più 1 euro per la ricarica bimestrale, più il 2 per cento per le spese del circuito bancario. Uno scherzetto da 8 milioni e 500mila di euro, a pieno regime. Una lotteria per il mezzo milione di italiani che, soltanto alla cassa e davanti al commesso, saprà se la sua carta annonaria è buona oppure è uno scherzo del destino, se può permettere di fare la spese oppure di annunciare la propria povertà a tutti.

Duecentomila tessere vagano scoperte di tasca in tasca, sospese o respinte. Duecentomila italiani, forse di più, le possiedono senza poterle utilizzare. Alcuni (pochi) lo sanno. Altri, molti altri, che non sanno, vanno incontro alla sciagura.

Ci vuole del metodo per ideare una così lunga e inutile fatica. Prima fila: farsi certificare la povertà, la disgrazia assoluta. Seimila euro all'anno. In fila, naturalmente per vedersi attestata dal patronato la sospirata povertà. Poi l'Inps, le Poste, sempre in fila, sempre allo stesso modo. Infine, coraggio, andare al supermercato ed esibirla questa maledetta povertà. E poi, duecentomila volte finora, vederla svergognata: "La tessera non è carica". Ma ha letto bene?

Per la social card un poveretto di Catania è ricoverato (coma farmacologico) in ospedale a seguito di furiosa lite, recita un dispaccio dell'Ansa del 3 gennaio scorso, generata "dalla discussione per l'ottenimento della social card". Giovanni Spatola, imbianchino di 47 anni, si è costituito ai carabinieri confessando di aver fracassato il cranio del conoscente con una chiave inglese. Chi dei due doveva ottenere la social card? A Verona boom di ritiri. Il dato, riferisce la direzione delle Poste, è connesso alla presenza nel luogo di molti istituti religiosi. Trecento tra suore e frati si sono presentati all'incasso. Nullatenenti. Perciò potevano. A Castelletto di Brenzone, minuscolo villaggio sul lago di Garda, ne sono state elargite più di cinquanta. Come mai? Lì ha sede l'istituto delle piccole suore della Sacra Famiglia. Amen.

"Disagi e umiliazioni di ogni genere. Accreditategli questi benedetti quaranta euro sulle pensioni, così risparmierete dei soldi anche voi", ha consigliato Pierluigi Bersani ieri alla Camera al ministro dell'Economia. "E' la truffa del secolo, un flop, il più grande bluff tremontiano", dice Franco Laratta, il deputato calabrese del Partito democratico mentre raccoglie le firme per un'interpellanza urgente sulla precoce agonia di questa tesserina azzurrissima, molto patriottica con quel fascio tricolore.


http://oknotizie.virgilio.it/

La “Social Card” italiana è un bidone

Pubblicato venerdì 16 gennaio 2009 in USA

[International Herald Tribune]

Roma - Un’iniziativa del governo italiano, tesa ad attenuare la morsa della crisi finanziaria sugli anziani e le famiglie in difficoltà con bambini piccoli, è sotto accusa per la sua inadeguatezza a fronteggiare la crescente povertà.

La cosiddetta “social card”, una carta ricaricabile del valore di 40 euro (circa 52 dollari), può essere usata per deferire i pagamenti di generi alimentari e di bollette, ma i suoi detrattori affermano che richiede calcoli complicati, ha un impatto minimo per via dell’aumento dei prezzi e comporta un “marchio” sociale.

I critici si chiedono anche se la carta sia il modo più efficace per affrontare le crescenti difficoltà finanziarie in Italia. La banca d’Italia giovedì ha comunicato cifre tetre che evidenziano un’economia in piena recessione e prevedono per il 2009 un crollo del PIL del 2%.

Fino ad ora, circa 424.000 persone hanno ricevuto una social card, più o meno un terzo rispetto al numero degli aventi diritto annunciato dal Ministro dell’Economia Giulio Tremonti quando presentò l’iniziativa due mesi fa. A novembre, l’ISTAT (Istituto Nazionale di Statistica), comunicò che 7.5 milioni di italiani – il 12.8 per cento della popolazione – vivevano in povertà.

“La famosa carta si è rivelata essere ciò che avevamo predetto: un’iniziativa sbagliata, un fallimento” ha detto venerdì in un comunicato Michele Mangano, presidente nazionale dell’AUSER, un’organizzazione italiana per i servizi sociali. La carta, che gira su circuito Mastercard, “non è il modo di fronteggiare l’impatto che la crisi economica sta avendo sui cittadini più bisognosi”.

I criteri per averne diritto sono severi. Il proprietario deve avere più di 65 anni o avere un bambino sotto i tre anni di età, e avere un reddito annuale sotto i 6.000 euro l’anno (8.000 euro per gliover 70). Ci sono anche restrizioni riguardanti casa e auto di proprietà e risparmi in banca.

La carta è automaticamente rilasciata a chi la richiede, ma i 40 euro sono accreditati solo quando i criteri di idoneità sono stati verificati. Ciò ha creato innumerevoli situazioni imbarazzanti alle casse dei supermercati, quando alcune persone anziane si sono sentite dire che sulla carta non c’era credito. Da quando è stata resa disponibile a dicembre, quasi 150.000 persone che hanno richiesto la carta sono state respinte perché non idonee.

“Non ero venuta a chiedere la carità, è stato umiliante” ha detto Lussy Mazmanian, un’anziana donna che piange sommessamente mentre spiega di essere stata respinta in un supermercato mentre cercava di pagare con una carta senza credito. La signoraMazmanian, che riceve una pensione mensile di 445 euro, ha raccontato la sua storia la scorsa settimana a “Mi manda Rai Tre”, un programma televisivo in onda sulla TV nazionale RAI. Un altro ospite, Diego Inferrero, che riceve una pensione di 470 euro, si è sentito dire che non era idoneo perché il suo reddito annuale arriva a 6.100 euro.

La carta è una delle numerose misure anti-crisi attuate dal Parlamento. Questa settimana la Camera ha approvato un ampio pacchetto le cui misure, ora sotto esame al Senato, comprendono un bonus una tantum da 200 euro a 1.000 euro per famiglie a basso reddito e anziani, pannolini e latte gratis per i bambini (se i genitori hanno diritto allasocial card), e supporto finanziario per chi stenta a pagare affitti o mutui.

In Italia, “ai poveri viene dato così poco che qualunque cosa dia il Governo va bene” ha affermato Massimo Baldini, professore di Economia all’Università di Modena, che ha aggiunto, comunque, che introdurre un salario minimo o aumentare l’importo delle pensioni minime avrebbe potuto avere un impatto più significativo.

Paolo Conti, dell’Associazione Cattolica Lavoratori Italiani, ha affermato “quella elettronica potrebbe non essere necessariamente la soluzione migliore”, poiché i cittadini italiani anziani, che solitamente fa acquisti al mercato o dal fruttivendolo, non necessariamente si servono del circuitoMastercard.



http://www.newsfood.com/
Social Card: ne hanno diritto anche suore e frati!


Allora i pensionati italiani chiedano un sussidio al Vaticano

© CODACONS.it - 26/01/2009
Numerose le segnalazioni dei cittadini i quali, in fila alla Posta per ritirare la social card, hanno notato come in coda per ottenere il rilascio della carta voluta dal Governo, vi fossero anche suore e frati.

Anche i religiosi infatti – spiega il Codacons – se risultano nullatenenti, possono chiedere ed ottenere la social card.

''A questo punto ci chiediamo: se suore e frati hanno diritto alla social card, perché i pensionati italiani non possono ottenere un sussidio dallo Stato Vaticano, considerando che la Chiesa incamera parecchi soldi con l'8 per mille e con le offerte ai parroci? – si domanda ironicamente il Presidente Codacons, Carlo Rienzi – Sarebbe più giusto un trattamento equo e bilaterale, così da accontentare tutti e non commettere ingiuste discriminazioni. Chiediamo quindi al Vaticano di elargire 40 euro mensili a ciascun pensionato italiano con reddito minimo''.

mercoledì 4 marzo 2009

La santa alleanza

http://www.osservatoriodemocratico.org/
La santa alleanza
Alleanza cattolica nazionale

Vincenzo Magni - Osservatorio democratico - 23/02/2009


L'elezione di Pietro Macconi a presidente provinciale di Alleanza Nazionale (AN) segna un importante avvicendamento al vertice del partito a livello locale. Seppure si sia trattato di una sfida tutta interna a Destra Protagonista (la corrente più vicina al movimento di Silvio Berlusconi, incarnata da Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri), la contesa ha accompagnato la definitiva uscita di scena del “leader massimo” Mirko Tremaglia (il repubblichino), lasciando intravvedere il progetto compiuto della nuova grande destra del Popolo Della Libertà (PDL).
Analogamente a quanto già accaduto in seno alla destra conservatrice statunitense, nel laboratorio politico così avviato è la matrice religiosa che sembra giocare il ruolo decisivo di comune denominatore. Pietro Macconi, infatti, non è soltanto un dirigente politico; consigliere regionale della Lombardia dal 1995 e attuale Presidente della Commissione Sanità e Assistenza, oltre ad essere membro del direttivo nazionale di AN, figura come componente del sinodo di Alleanza Cattolica (AC), l'organizzazione più importante nel panorama del tradizionalismo cattolico italiano.
D'altro canto, l'accesso di esponenti di AC alle alte sfere della coalizione berlusconiana non appare né una novità, né esclusiva prerogativa locale (un altro esempio illustre è quello di Alfredo Mantovano, già coordinatore nazionale di AN per le politiche dello Stato e delle famiglia e attuale sottosegretario del Ministero dell'Interno). L'influenza acquisita da AC nella coalizione di Berlusconi andrebbe infatti messa in relazione con l'inatteso successo politico registrato da quest'ultima dal 1994 in avanti. I milioni di voti catalizzati da un insieme di partiti sprovvisti di una classe dirigente adeguata a gestirli, avrebbe aperto nuove straordinarie prospettive ad AC, la cui stretta cerchia di aderenti, formatisi come élite intellettuale, si sarebbe trovata nel posto giusto al momento giusto. Emerge così un progetto maturato lontano dai clamori televisivi e dalla retorica sguaiata della politica; un progetto che deve molto all'elaborazione apostolica di AC, in grado di offrire un retroterra comune ad una nuova e aggressiva destra confessionale, dagli ambienti di governo ai settori più radicali.

CONTRORIVOLUZIONE http://www.osservatoriodemocratico.org/

La stessa esistenza di AC pare votata proprio al controllo della produzione intellettuale conservatrice e alla creazione della sua classe dirigente, «operai della restaurazione sociale». L'obbiettivo fondante dell'organizzazione, «instaurazione della regalità di Cristo anche sulle società umane», infatti, si esprimerebbe nel ripristino delle gerarchie tradizionali, nel contesto di una società d'ordine, dove la religione ritornerebbe ad assumere un ruolo preponderante di controllo sociale e legittimazione del potere politico ed economico. Importante in questo senso l'impronta controrivoluzionaria che connota l'opera di AC, dove con il termine “rivoluzione” si farebbe riferimento ad un processo in tre fasi di secolarizzazione e sovvertimento del preteso ordine naturale: la fase protestante assolutista (con il Rinascimento e la Riforma), quella liberale illuminista (con la Rivoluzione francese) e il comunismo rivoluzionario (il grande nemico del ventesimo secolo). Questa lettura interpretativa della storia e del progresso umano discende direttamente dal pensiero del teologo Plinio Corrêa de Oliveira, fondatore della Società Brasiliana di Difesa di Tradizione, Famiglia e Proprietà (TFP), di cui AC è emanazione italiana: «Se la rivoluzione è il disordine, la contro-rivoluzione è la restaurazione dell'ordine. E per ordine intendiamo la pace di Cristo nel regno di Cristo. Ossia la società cristiana austera e gerarchica, sacrale nei suoi fondamenti, antiugualitaria e antiliberale».
Anche TFP ha sempre declinato la sua dottrina nella pratica e ricercato convergenze con i centri di potere economico e politico, prediligendo in ciò le destre moderate. Nel 1964, TFP si mobilita in appoggio al golpe dell'esercito brasiliano e, in seguito, stringe alleanza con Patria y Libertad, organizzazione finanziata dalla CIA in previsione del rovesciamento del governo cileno di Allende.
Il movimento fu promotore di una campagna a scapito della riforma agraria in Brasile, presentata come punta avanzata della penetrazione comunista, e, per questo, finanziato dai grandi proprietari terrieri. TFP appare quindi come un movimento religioso con precise finalità politiche, impegnato nella salvaguardia dei privilegi secolari del latifondismo e, più in generale, delle classi dominanti. Ma TFP finisce anche per diventare punto di riferimento teorico per i nuovi conservatori statunitensi. Già nel 1988, su iniziativa di TFP, alcune personalità di spicco dello schieramento repubblicano si recavano in visita a San Paolo per partecipare a una conferenza insieme a Corrêa de Oliveira. Tra loro anche Paul Weyrich, di cui Theocracy Watch ha segnalato la prossimità ideologica al cosiddetto pensiero dominionista, che teorizza l'affermazione religiosa sulla legge dello stato. Weyrich fu fondatore della Heritage Foundation, uno dei think tank più autorevoli degli Stati Uniti, vicino al Partito Repubblicano e in grado di influenzarne concretamente le scelte politiche (la fondazione fu determinante per gli orientamenti della presidenza di Ronald Regan e non pochi hanno ravvisato il ruolo di influenza su quella di George Bush).

THINK TANK ALL'ITALIANA http://www.osservatoriodemocratico.org/

Tra i collaboratori della Heritage Foundation figura l'italiano Roberto De Mattei, consulente di Gianfranco Fini alla Costituente Europea e corsivista de Il Secolo d'Italia (quotidiano di AN), ma anche agiografo italiano di Corrêa de Oliveira, co-fondatore di AC e artefice della successiva scissione del Centro Culturale Lepanto (sulla base di posizioni anti-abortiste integraliste).
Il periodo propizio sembra però stemperare i dissapori; così, sabato 29 novembre 2008, a Milano, il convegno organizzato per il centenario della nascita di Corrêa de Oliveira viene presieduto da De Mattei, insieme ai due massimi dirigenti di AC, Massimo Introvigne e Giovanni Cantoni. Anche questi due personaggi appaiono, per altro, assai vicini alla Casa delle Libertà. Introvigne, già membro del comitato centrale del Centro Cristiano Democratico, ha aderito al comitato tecnico scientifico della Fondazione Nova Res Publica (think tank berlusconiano); per sua ammissione avrebbe inoltre coordinato corsi di formazione per FBI ed esperti di sicurezza israeliani. Cantoni, in passato frequentatore di Franco Freda e della sua libreria padovana e militante del Movimento Sociale Italiano (MSI), è oggi il reggente nazionale di AC e collaboratore de Il Secolo d'Italia.
Tra i mesi di ottobre 2007 e maggio 2008, proprio Cantoni è a Bergamo per presiedere la scuola di formazione politica della federazione di AN. Il fatto che sia il reggente di AC in persona a tenere le lezioni è indicatore della centralità assunta dall'elaborazione teorica degli intellettuali di questa organizzazione nel progetto politico di AN, ma anche di come la bianchissima città lombarda sia divenuta un laboratorio della nuova destra confessionale. Il coordinatore del corso è Luca Urbani, esponente di Alle Radici della Comunità, associazione creata da un intellettuale d'area di primissimo piano come Enzo De Canio, che a Bergamo è anche responsabile del settore cultura di AN. Negli ultimi 15 anni, la sua associazione ha giocato un ruolo fondante in seno alla destra bergamasca, quale strumento di raccordo tra i settori istituzionali e quelli radicali (sempre all'ombra di AN) e contenitore culturale del suo frammentato patrimonio ideologico e mitologico. Quest'opera perseverante restituisce oggi il retroterra di un progetto politico coerente e una classe dirigente che, dalla saldatura con il mondo cattolico, ha ricavato la credibilità e il consenso necessari a governare. Non a caso, per la prima volta, come candidato sindaco del PDL, si fa sempre più concreto un nome come quello di Franco Tentorio, dirigente di AN e storico missino del Fronte della Gioventù.

ALLE RADICI DELLA COMUNITÀ http://www.osservatoriodemocratico.org/

Fino al 2000, De Canio è presidente della Commissione Cultura del Comune di Bergamo e, ancora prima, dal 1995, la sua attività riceve sostegno economico e patrocinio da parte della Regione Lombardia, nella figura dell'Assessore alla Cultura di AN Marzio Tremaglia (figlio di Mirko). Quest'ultimo, attraverso il proprio assessorato, ha fornito, in tempi non sospetti, un prezioso supporto istituzionale alla crescente attività culturale della destra lombarda, ponendo a confronto l'elaborazione teorica delle diverse anime a destra di AN e aggregando sotto il cappello del suo assessorato gli intellettuali che ne erano interpreti. Momento culminante nella costruzione di questo laboratorio, di cui l'associazione di De Canio figura allora come emanazione locale, è stato il convegno provinciale “Destra/Destre”, nella primavera del 1998. A questo riguardo, appare interessante l'estratto di una comunicazione inviata a Maurizio Murelli (fondatore della rivista Orion, condannato per l'omicidio dell'agente di polizia Antonio Marino) da Renato Besana, collaboratore di Tremaglia, con un passato in Comunione e Liberazione e un presente da opinionista del quotidiano d'assalto Libero: «Si è trattato solo del primo tempo, con qualche inevitabile lacuna, di un lavoro culturale che riveste i caratteri della necessità e dell'urgenza. Culturale, appunto: per cui, citando le realtà che tu stesso hai elencato, i rappresentanti di Forza Nuova, della Fiamma Tricolore, degli Skin, del Fronte Nazionale di Tilgher e di quello di Freda, come tali (cioè come forze politiche organizzate) non potevano esserci. Ci saranno, nei prossimi appuntamenti, coloro che ne rappresentano l'anima culturale; e ci saranno insieme ad altri che nutrono opinioni contrastanti. [...]. Riunire tutte le voci libere, rispettando identità e differenze, senza dimenticare nessuno».
A Bergamo, dal 1995, l'associazione di De Canio, collettore culturale delle diverse correnti della destra locale, promuove una serie considerevole di iniziative e approfondimenti: dall'analisi geo-politica contemporanea alla storia medioevale, dalla letteratura fantastica al revisionismo storico, con particolare attenzione alla storia e ai miti del fascismo. Intanto, De Canio è vice-direttore responsabile di Carpe Diem (il cui sito web è stato segnalato per i contenuti apertamente nazisti anche dall'Istituto per lo Studio dell'Antisemitismo e del Razzismo Contemporanei “Stephen Roth”) e, fin dal 1991, collaboratore della rivista L'Uomo Libero, la cui redazione sarà coinvolta nel 1993 nell'inchiesta su Base Autonoma, tentativo di coinvolgere in un network nazionale la galassia di organizzazioni e gruppi informali del movimento “naziskin”. Successivamente la redazione del L'Uomo Libero si affiancherà, con il peso della propria elaborazione teorica, a Forza Nuova, sorta proprio come prosecuzione della disciolta Base Autonoma.
Dal 2006, l'attività di De Canio incontra con sempre maggiore frequenza quella di AC. Nel marzo del 2006, Alle Radici della Comunità promuove un incontro dedicato alla conversione religiosa di Alessandra Borghese, candidata dell'UDC nelle elezioni laziali del 2008 ed erede della nobile casata cui appartennero anche Papa Paolo V e Junio Valerio (golpista e capo della X Mas). A gennaio 2007, l'associazione, insieme ad AC, avvia un seminario sulle radici europee e sulla minaccia che rappresenterebbero per esse islamismo, laicismo, “cristofobia” e relativismo (tra i relatori figura ancora una volta Cantoni). A marzo 2007, l'associazione di De Canio incontra l'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, costituito da Goffredo da Buglione in difesa del Sepolcro e composto da un nucleo dei cavalieri crociati che conquistarono Gerusalemme alla cristianità. Nell'inverno del 2009, Alle Radici della Comunità, ancora insieme ad AC, promuove un ciclo di conferenze dedicato al motu proprio Summorum Pontificum, con cui Benedetto XVI reintroduce il rito romano antico, nell'auspicio di ricomporre lo scisma lefebvriano (la revoca della scomunica dei vescovi scismatici produrrà aspre polemiche in virtù delle posizioni negazioniste dell'Olocausto di alcuni di essi).

ALLEANZA PER LA VITA http://www.osservatoriodemocratico.org/

L'orizzonte religioso offre così un terreno comune in cui i confini tra destra istituzionale e radicale finiscono per sfumare indistintamente, mentre un retroterra culturale e capi saldi condivisi forniscono gli elementi di base di un'alleanza organica con settori non marginali del mondo cattolico. In questo contesto, il tema dell'aborto torna a giocare un ruolo unificante.
Sabato 24 maggio 2008, De Canio prende parte alla conferenza indetta da Forza Nuova (FN), a conclusione della campagna antiabortista condotta nei mesi precedenti. Nel corso della mobilitazione, i militanti di FN avevano già prestato servizio d'ordine alla presentazione della lista “Aborto? No grazie” di Giuliano Ferrara, presso la chiesa di San Sisto a Colognola. Il 24 maggio poi, oltre a De Canio, presenziano l'iniziativa esponenti del Movimento per la Vita (impegnato da decenni sul terreno della lotta all'aborto) e dirigenti del coordinamento provinciale di Scienza e Vita. Quest'ultima organizzazione, tornata alla ribalta nel corso della vicenda di Eluana Englaro, sorge in occasione del referendum sulla fecondazione assistita, su impulso del Movimento per la Vita e a sostegno delle ragioni del no; tra i suoi fondatori figurano cattolici moderati di Margherita e PDL, ma anche integralisti come il fondatore del Centro Studi Lepanto De Mattei. Forse proprio in virtù dell'interesse trasversale riscosso dalla tematica nel variegato schieramento cattolico, la conferenza viene trasmessa in diretta da Radio E, l'organo stampa ufficiale della Diocesi (che, comunque, fornirà copertura mediatica a FN anche in altre occasioni).
Non è finita. Il misterioso pseudonimo del responsabile provinciale di FN, “Astipalio”, celerebbe il nome di Dario Macconi; quest'ultimo, omonimo del già citato presidente provinciale di AN Pietro Macconi e giovane rampollo della destra confessionale bergamasca, appare vicino ad AC, ma anche all'associazione di De Canio e al partito di Fini. E' Dario Macconi, infatti, a coadiuvare Paolo Urbani come tutor nella scuola di formazione politica di AN, a fianco del reggente di AC Cantoni, ed è sempre lui il relatore della conferenza di FN contro l'aborto di sabato 24 maggio. Si impongono inoltre alcuni interrogativi: per quale motivo il responsabile di FN, al contrario degli altri dirigenti locali, fa mistero del suo nome? L'omonimia con il presidente provinciale di AN nasconde forse una parentela ingombrante? Mentre questi interrogativi rimangono senza risposta, ciò che emerge chiaramente è invece la prossimità della dirigenza dell'attuale federazione provinciale di FN con alcuni settori del mondo cattolico e persino della Diocesi (come dimostrerebbe la copertura mediatica offerta in più occasioni da Radio E), nonché il collegamento di Astipalio al costituendo PDL, tale da giustificare la sua collaborazione alla scuola di formazione politica di AN.

GRANDE DESTRA E TEOCRAZIA http://www.osservatoriodemocratico.org/

Non sorprende perciò che, a Bergamo, FN abbia trovato collocazione per la propria sede nell'appartamento che, fino al giorno prima, ospitava quella del Movimento Idea Sociale, traghettato nel frattempo nella grande casa del PDL con il suo leader storico Pino Rauti (attualmente imputato nel processo sulla strage di piazza della Loggia a Brescia). Analoga sorte è toccata tra l'altro ad Alessandra Mussolini e a beneficio indiretto proprio di FN; fuggita da AN dopo le esternazioni di Fini sul fascismo come “male assoluto”, la nipote del duce si ripresentava, per un paio di tornate elettorali, come leader della coalizione Alternativa Sociale, insieme a FN (ottenendo un seggio europeo), per poi riconciliarsi e candidarsi con Berlusconi nella primavera del 2008 e aprire indirettamente le porte del parlamento di Strasburgo a Roberto Fiore (in corsa con il PDL e omaggiata di un collegio “sicuro”, Mussolini lascia il posto di europarlamentare al secondo candidato nella lista di Alternativa Sociale). Insomma una nuova destra confessionale capace di accordare praticamente tutti; una ventata anti-liberale che mette in relazione le formazioni ancora legate all'esperienza del fascismo e i post-fascisti di Fiuggi, i fondamentalisti e i cattolici moderati e suscita simpatie e trasversalismi persino nella coalizione di centro-sinistra.
Dietro il vessillo del Sacro Cuore si profila uno schieramento variegato, ma vincolato a un immaginario e un orizzonte comune ben delineati, dove trovano cittadinanza pulsioni oscurantiste e restauratrici che si credevano ormai definitivamente sconfitte dalla storia. A livello nazionale, irrompono nel dibattito pubblico i temi forti della nuova destra, da sempre punti irrinunciabili anche del progetto di FN, come la lotta contro l'aborto, la battaglia in difesa della famiglia “naturale” e la negazione dei diritti civili di atei e omosessuali, ma anche il rifiuto della società multietnica (la nuova crociata in difesa della cristianità minacciata dalla “invasione islamica”).
L'attualissima vicenda di Eluana Englaro lascia intravvedere le implicazioni politiche di questa offensiva anti-illuminista. Dietro la ferma ostinazione di tenere in vita il corpo di Eluana, aldilà della volontà individuale e del pronunciamento della Magistratura, si cela l'intenzione di affermare il primato della religione sull'autorità dello stato e delle sue istituzioni, opponendo la legge di Dio e la facoltà dei suoi interpreti terreni all'indipendenza dei poteri istituzionali alla base dell'ordinamento liberale. Come a dire che le ragioni di coloro che esprimono la volontà di Dio sono inappellabili e superiori ai meccanismi stessi della democrazia. Come dire che Dio ha scelto per chi votare.

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ancora da Bergamo

Bergamo, al corteo di Forza Nuova
il saluto fascista del prete lefebvriano

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Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce “gesuita itinerante”. Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo

di Paolo Berizzi

E il prete benedì i camerati con il saluto romano. Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce "gesuita itinerante". Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo: più che altro una parata militare, con i militanti forzanovisti che hanno marciato per le vie del centro muniti di caschi e bastoni. Tra saluti romani, "boia chi molla" e qualche "Sieg Heil", la manifestazione ha accompagnato l'inaugurazione della nuova sede del movimento di estrema destra.

GUARDA Le foto

Nel pomeriggio si sono registrati duri scontri tra polizia e antagonisti dei centri sociali riuniti in un presidio di protesta: il video del giovane preso a manganellate dai poliziotti ha fatto il giro del web. Oltre ai provvedimenti per gli autori degli incidenti, anche la marcia neofascista avrà uno strascico giudiziario: è pronta un'altra pioggia di denunce per chi ha sfilato con caschi e bastoni. E a far discutere, ora, è anche la presenza di don Giulio Tam.

In una delle foto pubblicate dal quotidiano online www.bergamonews.it si vede il prete "in camicia nera" che si esibisce nel saluto romano davanti a un centinaio di camerati che marciano in fila, molti a volto coperto. Al suo fianco, il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis, e il responsabile provinciale Dario Macconi, quest'ultimo figlio del consigliere regionale lombardo, e presidente provinciale bergamasco di An, Pietro Macconi.

Originario della Valtellina, Giulio Tam è nipote di Angela Maria Tam, fucilata dai partigiani nel 1945. Cappellano dei gruppi di destra, già candidato con Alternativa sociale alle ultime elezioni europee, non ha mai fatto mistero del suo tradizionalismo e si è battuto contro le posizioni di "riconciliazione storica" espresse da Gianfranco Fini.

Manganellate e piedi sulla testa
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Gli incidenti durante la manifestazione degli antifascisti per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova

Le immagini arrivano da Bergamo e sono durissime: un giovane, fermato durante la manifestazione della sinistra antagonista per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova (un movimento di estrema destra), viene trattenuto a terra da un poliziotto che gli tiene un piede sulla testa. Nel video si vede anche il giovane colpito a manganellate da altri agenti mentre un amico, che viene preso a parolacce dagli stessi poliziotti, cerca di intervenire.

VIDEO Le manganellate

Nel corso degli incidenti, avvenuti sabato pomeriggio, circa cinquanta persone sono state portate in questura e una decina di uomini delle forze dell'ordine sono rimasti contusi e sono stati medicati al pronto soccorso. Una denuncia arriva anche dal direttore del telegiornale di Canale Italia, Angelo Cimarosti, il quale denuncia che "un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato".

Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione comunista, accusa che sono stati utilizzati "due pesi e due misure" e chiede chiarimenti ai vertici della polizia e al ministero dell'Interno: "Le forze dell'ordine hanno non solo permesso, ma perfino protetto un corteo non autorizzato del movimento neonazista Forza Nuova, con tanto di esibizione di simbologia fascista e soprattutto di squadre organizzate e armate di spranghe, mentre poco dopo sono stati caricati con rabbia e rastrellati a decine i manifestanti antifascisti".

Il padre del ragazzo preso a manganellate
"Siamo pronti a denunciare i poliziotti"

http://milano.repubblica.it/

Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo
"Mio figlio è un bravo ragazzo e non un delinquente". Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo dopo aver visto il video dell'episodio e annuncia che "ci rivolgeremo alla magistratura perché credo che la legge e il suo rispetto valga per tutti".
L'unica colpa del ragazzo - si legge nella lettera - "era di avere il casco in mano (perché era in motocicletta). Quando mi ha chiamato per dirmi che era in questura mi sono arrabbiato tantissimo. Poi ho visto il video e sono rimasto sconcertato". Il ragazzo, scrive ancora il padre, è stato denunciato per sedizione. "Viviamo in un Paese libero e non nel Cile di Pinochet, a cui mi hanno riportato queste immagini".

comunicato sul 28 febbraio

Bergamo - Comunicato sul 28 febbraio 2009
http://lombardia.indymedia.org

Sabato 28 febbraio 2009 abbiamo manifestato la nostra indignazione all’inaugurazione della sede di Forza Nuova.
La tensione era già alta dall’inizio quando siamo stati bloccati in Porta Nuova dalla polizia che voleva impedirci provocatoriamente di raggiungere il presidio indetto dal Movimento Antifascista Bergamasco.
In modo determinato abbiamo partecipato al presidio e al conseguente corteo. Giunti in via Quarenghi, vedendo l’impossibilità di avanzare verso la sede di Forza Nuova, dato l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine, in maniera spontanea ed autorganizzata in circa cento compagni abbiamo deciso di riprendere possesso della nostra città confluendo verso il centro cittadino con un corteo comunicativo, gridando e denunciando l’ignobile sfilata di nazifascisti per l’apertura della sede di Forza Nuova e la connivenza plateale di tutte le istituzioni, compreso quel fantoccio del sindaco Bruni.
Arrivati all’angolo Viale Papa Giovanni XXIII/ Via Paleocapa, dopo aver toccato i principali punti della viabilità cittadina, avevamo intenzione di scioglierci quando, a freddo, polizia e carabinieri ha caricato duramente in una manovra di accerchiamento e di rastrellamento.
La debole difesa data dal lancio di alcune bottiglie non ha evitato il feroce pestaggio sui manifestanti ed ignari passanti.
Picchiati ed insultati 59 ragazz* vengono fermat* e tradott* in Questura, dove, due di questi vengono arrestati e portati in carcere per nascondere e giustificare i segni evidenti del brutale pestaggio. Nel frattempo gli altri 57 compagn* molto lentamente sono stati rilasciati dopo esser stati schedati, denunciati e aver subito pressioni intimidatorie, anche violente, da parte di polizia e soprattutto dai carabinieri. Intanto, al di fuori della questura n gruppo di solidali che chiede il rilascio dei compagni fermati viene gratuitamente caricato.
Alle 22 circa, solo dopo che anche gli ultimi militanti di Forza Nuova se ne sono andati scortati da ingenti forze di polizia ed aver impunemente marciato e festeggiato il loro covo, i primi compagni sono stati rilasciati.
Il 02/03/09 nel tardo pomeriggio, sono stati rilasciati anche i due arrestati con l’obbligo di firma due volte la settimana.
Denunciamo che Forza Nuova ha inaugurato la sede in via Bonomelli 13/e facendo confluire in città 200 naziskin provenienti dal nord Italia, capeggiati dal loro leader Roberto Fiore, ex militante dei NAR e imputato al processo per la strage di Bologna, e dall’immancabile Don Tam entrambi sostenitori e promotori di idee razziste, integraliste e fasciste.
Denunciano, inoltre, la gravissima provocazione che le forze dell’ordine hanno consentito e coperto la “marcia su Bergamo”: una sfilata, con tanto di mazze e caschi, fortemente caratterizzata da simboli, bandiere e slogan inneggianti al fascismo, partita dalla Malpensata e giunta indisturbata in via Bonomelli.
Ringraziamo le istituzioni “democratiche e antifasciste” per la loro palese collusione con i neofascisti e stragisti e per aver apertamente manifestato la loro vocazione repressiva per le strade della città.
Alla luce del fatto che nulla è stato danneggiato o distrutto, contrariamente e quanto sostenuto dai mezzi di disinformazione, evidenziamo che l’unica cosa gravemente danneggiata è stato lo spirito antifascista della città.
I fatti di sabato e la repressione subita dimostrano ancora una volta che dal 11 marzo 2006 ad oggi, passando dai fatti di Lecco del Febbraio 2009 (cariche e un arresto per aver manifestato dissenso durante la commemorazione del giorno del ricordo) fino ad oggi 3marzo (presso l’università statale di milano dove un volantinaggio di azione universitaria viene protetto da polizia e carabinieri contro un folto numero di compagni accorsi per non dare agibilità ai fascisti), ai fascisti viene permessa una libertà di movimento e una visibilità intollerabile mentre l’antifascismo viene criminalizzato e represso ormai come appannaggio solo di una minoranza .

Noi non ci stiamo e ribadiamo che l’antifascismo non è reato!
Per la chiusura delle sedi fasciste! Fuori i razzisti dalle città!

Anarchiche/i

lunedì 2 marzo 2009

Bergamo Antifascista 28\02\2009



preso da http://lombardia.indymedia.org
autore:
Marco Santopadre
image1:
bergamoantif..jpg

Una telecamera sfasciata da una manganellata ed il sospetto che, guardando anche le sequenze sul sito www.youreporter.it, non si sia trattato di un caso.
Lo sostiene il direttore del Tg di Canale Italia Angelo Cimarosti, in merito ai fatti avvenuti ieri a Bergamo durante l'inaugurazione di una sede di Forza nuova duramente contestata da un migliaio di antifascisti della città e di altri territori limitrofi.

''Ieri nel corso degli scontri tra polizia e manifestanti a Bergamo - rileva Cimarosti - un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter del Tg di Canale Italia che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato''.
''A farne le spese fortunatamente solo la telecamera e la possibilità di poter svolgere correttamente il mestiere di informare - aggiunge Cimarosti -. Credo che una seria e serena spiegazione da parte del questore di Bergamo e una costruttiva presa di posizione da parte dell'Ordine dei Giornalisti possa essere utile a circoscrivere questo grave episodio a un caso singolo e non ad una tendenza generale. Nella delicata gestione dell'ordine pubblico la stampa deve essere tutelata almeno quanto chi ha diritto a manifestare''.

Intanto le autorità hanno reso noto che saranno interrogati solo domani, in carcere, i due antifascisti arrestati ieri sera a Bergamo dopo una caccia all’uomo che aveva portato al fermo di ben 60 manifestanti.





preso da http://lombardia.indymedia.org
Inserito da Anonimo il Dom, 01/03/2009 - 11:22
autore:
G.A.P.
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Aclune immagini del corteo fascista del 28/02/09 a Bergamo. Come si può vedere dalle foto (tratte da un giornale on-line) i fascisti erano ben atrezzati di mazze e bastoni dal diametro di almeno un paio di dita. La polizia li ha scortati facendoli sfilare anche senza permesso. Magari la prossima volta gli presterà i Tonfa e insegnerà loro come usarli.
Foto del corteo fascista a Bergamo: mazze, bastoni e caschi.
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http://lombardia.indymedia.org
autore:
Antifascist@ bergamasch@

Oggi, sabato 28 febbraio, a Bergamo la Questura ha dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso: i fascisti di forza nuova sono stati fatti sfilare - nonostante non avessero neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo - con tutto il loro armamentario da apologia del fascismo e caschi e spranghe bene in vista, mentre le forze dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera deliberata e gratuita i manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN.
Alla fine della riuscita e determinata manifestazione antifascista il questore ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la Celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi: persone prese e sbattute a terra, tenute a terra ad anfibiate, picchiate.
Video e fotografie inchiodano le scelte scriteriate e autoritarie del questore Rotondi che ha dato precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare - a fine manifestazione - più manifestanti possibili.
Chiediamo le immediate dimissioni di un questore che si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin e ha disposto il fermo di 60 manifestanti, facendo caricare anche chi fuori dalla questura chiedeva semplicemente informazioni sui fermati.
L’apertura di una sede di forza nuova è una vergogna per Bergamo, così come il comportamento della polizia oggi in piazza.
Contro il fascismo e i suoi “padrini” [in divisa o seduti in parlamento, tanti sono i legami fra FN Bergamo e Alleanza Nazionale] non un passo indietro.
Chiediamo l’immediata liberazione di tutt* i compagn* arrestati e pestati brutalmente dalla polizia.

Antifascisti/e bergamaschi/e

qui il video che ricostruisce la giornata e gli abusi della polizia:
http://vimeo.com/3415274

mercoledì 11 febbraio 2009

COX 18

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Milano 27 gennaio 2009

COMUNICATO STAMPA


Oggi abbiamo appreso dalla stampa che il sindaco Letizia Moratti avrebbe intenzione di occuparsi dei materiali dell'Archivio Primo Moroni e che vorrebbe addirittura spostarli in una non meglio identificata sede del Comune di Milano.

Se questa giunta avesse avuto minimamente a cuore l'Archivio Primo Moroni non avrebbe mandato ingenti forze di polizia e militarizzato un intero quartiere per sgomberare il centro sociale Cox 18, cercando di bloccarne la più che trentennale attività e impedendo la libera fruizione sociale dei materiali dell'Archivio e della Calusca City Lights.

Se a muoverla fosse stato qualcosa di diverso da una volontà di mostrare i muscoli la cui protervia è pari solo all'ignoranza e all'avidità già dimostrate in troppe altre occasioni, avrebbe invece rispettato la loro collocazione nel luogo in cui Primo aveva deciso dovessero stare.

Ribadiamo quindi che per noi familiari la sede naturale dell'Archivio Primo Moroni è il centro sociale di via Conchetta 18 e che se questa amministrazione s'illude di fare diversamente incontrerà la nostra più ferma opposizione.

Cox 18, l'Archivio Primo Moroni e Calusca City Lights sono affasciati e difesi da quella solidarietà attiva che si è espressa durante tutti questi giorni. Non si toccano.

Sabina, Maysa, Anna e Chiara, familiari di Primo Moroni

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VIDEO SULLO SGOMBERO DEL COX 18

http://www.streamit.it/index.htm?v=1f5401a85672f89663ccc9801811eed2


Iniziative per il COX 18


Appello per le iniziative in solidarietà con il c.s.o.a. Cox 18

Riprendiamoci Cox 18, la Calusca e l’archivio Primo Moroni


Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni.

La risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.

Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro sociale nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che l’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto. CONTINUA A LEGGERE...

COX18 : Intervista con Tiziana Villani, direttrice di Millepiani

Petizione online contro lo sgombero del CONCHETTA
http://www.petitiononline.com/cox18/petition.html

Wikipedia in mano a fascisti e maschilisti?

lunedì 9 febbraio 2009

Situazione carceraria italiana


Ciao a tutte/i il materiale qui di seguito l'ho preso dal sito RISTRETTI.IT (per leggere la versione integrale degli articoli e i link sui dossier clicca su contiua a leggere o sul link, apparirà il sito ristretti.it, guardate a sinistra e cliccate su morire di carcere li troverete tutto)


Presentazione del dossier "Morire di carcere"


Il dossier "Morire di carcere" rappresenta un contributo importante per far conoscere all’opinione pubblica le reali condizioni del carcere, a cominciare dallo stato di difficoltà e, a volte, di abbandono in cui si trova la sanità penitenziaria.

La parte principale del dossier è costituita dalle storie (alcune di poche righe, altre di una pagina) dei detenuti morti nelle carceri italiane, per suicidio, per malattia, per overdose, per "cause non accertate". Siamo riusciti a restituire un’identità a centinaia di loro, togliendoli dall’anonimato delle statistiche sugli "eventi critici".

Per altrettante persone, morte in carcere, non c’è stato modo di sapere nulla nonostante la rassegna stampa (che ha fatto da base per l’indagine) contenesse notizie tratte da tutti i principali quotidiani nazionali e da molti giornali locali: la conclusione più logica è che, ogni due detenuti che muoiono, uno passa "inosservato".

Una seconda sezione del dossier raccoglie notizie e riflessioni tratte dai giornali carcerari: testimonianze di detenuti che conoscevano le persone morte, a volte degli stessi compagni di cella.

Inoltre contiene materiali tratti da inchieste delle Associazioni impegnate in difesa dei diritti civili (A buon diritto, Antigone, Nessuno tocchi Caino, Osservatorio Calamandrana, etc.), alcuni articoli di Adriano Sofri e Sergio Segio, un’intervista al direttore del carcere "Le Vallette" di Torino, Pietro Buffa, sui "gruppi di attenzione" al disagio psichico attivi nell’istituto che dirige.

Il dossier Morire di carcere è stato presentato ufficialmente in una conferenza stampa a Montecitorio, con la partecipazione degli On. Marco Boato (Gruppo Misto), Enrico Buemi (Sdi), Ruggero Ruggeri (Margherita), e di Franco Corleone (ex Sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri), Livio Ferrari (Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia), Sergio Segio (Gruppo Abele), oltre che di volontari e detenuti del Centro di Documentazione Due Palazzi di Padova.CONTINUA A LEGGERE...


L'informazione giornalistica sulle morti in carcere


"I detenuti sono uomini, non numeri". Forse questo è un pensiero poco originale, sono in tanti che lo ripetono… e qualcuno ci crede anche. Poi sfogli una rassegna stampa sul carcere e trovi molti articoli che sembrano proprio note contabili: c’è il numero totale dei detenuti, di quelli che sarebbero di troppo rispetto alla "normale capienza", degli stranieri e dei tossicodipendenti, per finire con gli autolesionisti ed i morti suicidi.

Questa catena di cifre ricorda tanto le cronache di guerra, con le dimensioni degli eserciti, dei "corpi speciali" di combattenti e, infine, con il bilancio di morti e di feriti. La propaganda bellica si cura di far apparire i nemici come semplici quantità numeriche e, allo stesso tempo, di umanizzare i propri soldati, riprendendo la loro partenza - tra abbracci, baci e lacrime -, magari mostrandoli mentre soccorrono gente bisognosa, mentre pregano o giocano a carte. Allora, il parallelo con l’informazione "dall’interno" potrebbe avere un senso parlando di lotta alla criminalità, piccola e grande, con la contrapposizione tra le forze benigne mobilitate dalla società civile ed i delinquenti, disumani e disumanizzati.CONTINUA A LEGGERE....


I suicidi in ambito penitenziario


Nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori, quindi in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali, con una scarsa presenza del volontariato.

In alcuni casi le persone che si sono tolte la vita erano affette da malattie invalidanti e ricoverate in Centri Clinici Penitenziari, ma sembra che sia l’allocazione in un determinato reparto a rappresentare il principale fattore di rischio, più che la gravità della patologia: nel Braccio "G14" (Infermeria) di Rebibbia, nel Reparto Malattie Infettive di Marassi, come nel C.O.C. (Reparto Osservazione per Tossicodipendenti) di San Vittore, si sono uccisi anche detenuti che non erano gravemente ammalati. Forse il fatto di raggruppare i detenuti in base al loro stato di salute, con l’occasione di specchiarsi quotidianamente nella doppia sofferenza dei compagni, quella della detenzione e quella della malattia, contribuisce a far perdere ogni speranza. CONTINUA A LEGGERE....


L'assistenza sanitaria disastrata


Oltre 100 detenuti l’anno muoiono per "cause naturali" nelle carceri italiane. Raramente i giornali ne danno notizia. A volte la causa della morte è l’infarto, evento difficilmente prevedibile. Altre volte sono le complicazioni di un malanno trascurato o curato male. Altre volte ancora la morte arriva al termine di un lungo deperimento, dovuto a malattie croniche, o a scioperi della fame.

A riguardo di questi ultimi casi, va detto che i tribunali applicano in maniera molto disomogenea le norme sul differimento della pena per le persone gravemente ammalate (art. 146 e art. 147 c.p.) e, spesso, la scarcerazione non viene concessa perché il detenuto è considerato ancora pericoloso, nonostante la malattia che lo debilita.CONTINUA A LEGGERE....


Le morti per "cause non chiare" e per overdose


In questa categoria possiamo distinguere due gruppi principali

  1. i casi nei quali la causa della morte non è circostanziata a sufficienza dall’informazione giornalistica, cioè dove l’uso di termini generici come "malore", "arresto cardiocircolatorio", etc., chiarisce ben poco e i casi di overdose, provocata da droghe, da psicofarmaci e alcool, dal gas delle bombolette da camping;

  2. i casi nei quali le versioni ufficiali presentano zone d’ombra ed incongruenze tali da far nascere il sospetto che mascherino degli episodi di maltrattamenti ad opera di agenti o di violenza da parte altri detenuti.

Il primo gruppo è il più consistente, dal punto di vista del numero dei casi descritti, e comprende i collassi causati da un eccesso di farmaci, le overdose da eroina, le morti conseguenti all’uso del gas delle bombolette a scopo stupefacente, ma anche quelle imputabili a patologie che non erano state diagnosticate per tempo, o curate male, o non curate affatto.CONTINUA A LEGGERE....


Per mantenere alto il livello d'attenzione sulle morti in carcere

Attivare un monitoraggio permanente sulle morti in carcere (per suicidio, malattia e "altre cause") anche avvalendosi delle informazioni raccolte dalle associazioni di volontariato e dai giornali carcerari, in modo da dare al carcere quella "trasparenza" che gli organi istituzionali non sembrano voler concedere di propria iniziativa.CONTINUA A LEGGERE....

Dossier "Morire di carcere" speciale ergastolo e 41bis

Negli ultimi due mesi il numero dei suicidi nelle carceri italiane è tornato sui livelli precedenti
all’indulto: infatti sono stati 10 i detenuti a togliersi la vita tra aprile e maggio e c’è un dato inedito
e preoccupante: 4 di loro erano ergastolani (o in attesa di giudizio per reati puniti con l’ergastolo). Il
2 giugno, infine, si è ucciso a L’Aquila Carmine Chirillo, sottoposto al regime di 41-bis, il
cosiddetto “carcere duro”.CONTINUA A LEGGERE....

Le storie dei detenuti "morti di carcere" anno per anno

Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2008
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2007
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2006
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2005
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2004
Il dossier "Morire di carcere" del 2002-2003

I video sul carcere da ristretti.it
http://www.ristretti.it/video/index.htm

Video i problemi della sanità in carcere
preso dal sito RETI-INVISIBILI.NET
http://movies4.arcoiris.tv/movies/27_04_2006/intervista_poggi_06_04_2006_big.wmv
Il Sindacato Autonomo Infermieri (SAI) mette sul tavolo i problemi della sanità in carcere Marco Poggi è segretario del SAI, sindacato autonomo infermieri. Sandro Quaglia è vice-segretario del SAI e vice-presidente del Forum nazionale sanità penitenziaria, per la tutela della salute in carcere. In questo colloquio raccontano del ruolo dell'infermiere all'interno della struttura penitenziaria e dei problemi, quotidiani e generali, con cui deve misurarsi. Ne emerge un quadro critico, a tratti disperante, al quale può porre rimedio solo un radicale cambiamento dell'approccio alle problematiche del carcere e alle ipotesi per la loro risoluzione. Marco Poggi ha lavorato a lungo nel carcere di Bologna e ha perso il lavoro dopo aver denunciato gli abusi cui ha assistito a Bolzaneto, nei giorni del G8 di Genova. Sandro Quaglia lavora nel carcere di Velletri.

All'aria racconti dal carcere del Piazzo


"Eventi critici" così si muore in carcere ( dal sito oltrelesbarre.splinder.com )
Dopo appena un anno e mezzo, è svanito l'effetto indulto e i penitenziari sono di nuovo affollati. Anche le morti in cella non calano: 117, di cui 42 suicidi. Con qualche caso «sospetto» (Dario Stefano Dall'Aquila)

Si muore, nelle carceri italiane, prima e dopo l'indulto. Nell'anno appena terminato 117 morti, di questi 42 sono suicidi. Nel 2006 i morti sono stati 134, di cui 50 suicidi. Nel 2005 le morti sono state 172, 57 i suicidi. Si muore con la testa infilata in un sacchetto pieno di gas, impiccati con le proprie lenzuola, di overdose, di morti improvvise che non trovano spiegazioni ma che lasciano inspiegabili segni sui corpi. In termini tecnici, nella vita di un carcere, questi episodi si definiscono «eventi critici», un modo elegante per non usare le parole morte e violenza.CONTINUA A LEGGERE...

Nelle carceri italiane negato il diritto all'affettività(http://www.osservatoriorepressione.org/)
È una pena accessoria non scritta. Ossia l'affettività negata dal carcere. Perché la porta che si chiude alle spalle del detenuto lascia fuori anche la possibilità di coltivare gli affetti. E nega, quindi, ai detenuti anche la possibilità di avere incontri anche intimi o sessuali con i propri partner.
Riccardo Arena di Radio carcere spiega: «Il problema non è quello che funziona ma quello che non c'è. Si fa prima a dire cosa c'è e come si va avanti, con sale colloqui sistemate in cameroni dove tutti sono assieme. È chiaro che l'intimità sparisca». Non è tutto. «La pena ha come effetto, scontata in questo modo, quello di distruggere anche le famiglie. Diciamo pure che la mancanza di affetto e affettività tra detenuti e parenti è una pena accessoria non scritta ma veramente grave».CONTINUA A LEGGERE...

Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 1\2


Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 2\2


Giustizia: ecco la "top ten" delle peggiori carceri italiane (preso dal sito Senza Soste.it)

1° classificato il carcere dell'isola di Favignana

Dal punto di vista geografico, Favignana è l'ultimo carcere d'Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c'è l'infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.CONTINUA A LEGGERE...