il mio banner

venerdì 7 novembre 2008

MARCO PAOLINI



Marco Paolini nasce a Belluno il 5 marzo del 1956, è un attore teatrale, regista, drammaturgo e autore. La sua attività si distingue per il gusto dello studio dei testi e della ricerca delle fonti e per l'accostamento continuo dei fatti a trovate teatrali spesso dissacranti e ironiche; i suoi spettacoli, in questo modo, affrontano tematiche complesse. I suoi spettacoli sono nella maggior parte dei casi monologhi spesso recitati in lingua veneta, è considerato uno dei massimi esponenti della cosiddetta "prima generazione" di quel "quasi-genere" solitamente definito come teatro di narrazione sulla scia del Mistero Buffo di Dario Fo, un teatro che si priva della scenografia dei costumi e del trucco per dare pieno spazio al narratore.
Dal 1999 Paolini autoproduce i suoi progetti teatrali, editoriali e cinematografici attraverso l'attività della Società JoleFilm.

PRODUZIONI TEATRALI:

  • Miserabili ( io e Margaret Thatcher )
  • Il Sergente ( a Mario Rigoni Stern )
  • Song n.32 ( concerto variabile )
  • Gli Album :
  1. Adriatico
  2. Tiri in porta
  3. Liberi tutti
  4. Aprile '74 E 5
  5. Aprile '74E 5 ( Tra un campo di rugby e la piazza ), riallestimento del 2002
  6. Stazioni di transito ( Album di storie )
  • Parlamento chimico ( storie di plastica )
  • I-Tigi ( racconto per Ustica )
  • Appunti foresti
  • Il Milione ( quaderno veneziano )
  • Il racconto ( del Vajont )
  • Il besriario :
  1. Bestiario Veneto ( In Riviera )
  2. Bestiario Veneto ( Parole Mate)
  3. Bestiario Veneto ( L'Orto )
  4. Bestiario italiano ( I Cani del Gas )
CINEMATOGRAFIA:
  • Gli Album ( dal teatro alla televisione )
  • Teatro Civico ( report-tv )
  • Ritratti
  • I-Tigi ( a Gibellina )
  • Vivere
  • Questo radicchio ( non si tocca! )
Partecipazioni in film : Manila Paloma Bianca di Daniele Segre (1992), Caro Diario di Nanni Moretti (1993), Il Toro di Carlo Mazzacurati (1995), I Piccoli Maestri di Daniele Lucchetti (1998), La Lingua del Santo di Carlo Mazzacurati (2000), Vivere di Franco Bernini (2001), A Cavallo della Tigre di Carlo Mazzacurati (2002), Sangue Pazzo di Marco Tulli Giordana (2008).

DOCUMENTARI:
  • la mal'ombra
  • Ci resta il nome
  • Tradurre
  • In tempo ma rubato
  • Qanun
LIBRI:
  • Il racconto del Vajont
  • Bestiario Veneto Parole Mate
  • L'Anno Passato
  • Quaderno del Vajont
  • I Cani del Gas
  • Quaderni dei Tigi
  • Teatro Civico - 5 monologhi per report
  • Quaderno del Sergente
DISCHI:
  • Il MIlione Quaderno Veneziano di Marco Paolini
  • Marco Paolini Legge Ernesto Calzavara
  • Marcovaldo Ovvero le Stagioni in Città
  • Sputi
  • Miserabili

video MARCO PAOLINI

I Fratelli Cervi



Don Bernardo e Barbin



PAOLINI INTERVISTA



ALBUM D'APRILE

mercoledì 5 novembre 2008

video ASCANIO CELESTINI

Ascanio Celestini a parla con me in "i principi dell'economia"



Ascanio Celestini a parla con me: contro il papa, il duce e il fascismo




Ascanio Celestini a parla con me: Paese di merda



Ascanio Celestini Parole Sante

ASCANIO CELESTINI



Ascanio Celestini, nato a Roma il 1 giugno 1972, è una delle voci più note del teatro di narrazione in Italia, scrittore e drammaturgo.
Si avvicina al teatro, verso la fine degli anni novanta subito dopo gli studi universitari in letttere con indirizzo antropologico, collaborando come atttore ad alcuni spettacoli del Teatro Agricolo O del Montevaso tra cui "giullarata dantesca (1996-1998), rilettura dell'inferno di Dante alla maniera dei comici dell'arte.
Celestini dopo queste esperienze con il Teatro Agricolo scrive ed interpreta, insieme all'attautore foggiano Gaetano Ventriglia, il suo primo spettacolo Cicoria. In fondo al mondo, Pasolini (1998). Lo spettacolo racconta di un padre (Celestini) ed un figlio (Ventriglia) che compiono un viaggio da Foggia a Roma, parlando e mangiando prodotti poveri come il pane e le cipolle, sullo sfondo di un mondo di delicata ma vitalistica poesia memore della lezione pasoliniana: un viaggio che si connota come iniziazione alla morte, attraverso i racconti che il padre rivolge al figlio.
Tra il 1998 ed il 2000 la sua prima fase artistica si concretizza con la composizione della trilogia Milleuno, sulla narrazione di tradizione orale; ne fanno parte Baccalà (il racconto dell'acqua), Vita Morte e Miracoli, La fine del Mondo (l'attore è accompagnato sul palco dai musicisti Matteo D'Agostino e Gianluca Zammerelli). In Milleuno Celestini rievoca un mondo pasoliniano dove la sofferenza del vivere viene riscattata da una sottile ironia. Ascanio ricrea la memoria orale degli ultimi, di chi vive ai margini di una grande città come Roma a metà del secolo scorso: una città che si sta trasformando sotto la cementificazione delle speculazioni edilizie e che, sempre più, assorbe e divora la campagna e con essa i riti e le credenze popolari.
Tra il 2000 e il 2001, nei locali dell'ex carcere nazista della capitale, ha presentato Radio Clandestina, un racconto ispirato al libro di Alessandro Portelli, L'ordine è già stato eseguito (Premio Viareggio 1999), in cui ha raccolto tutta la memoria orale legata all'eccidio delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944. , cui seguono Cecafumo (2002), montaggio di fiabe della tradizione popolare italiana riviste, destrutturate e rimontate, tradotte e "tradite", per un pubblico di ragazzi e adolescenti; Fabbrica (2002), narrazione in forma di lettera sulla vita operaia, attraverso tre generazioni di lavoratori, dalla fine del XIX secolo alla dismissione industriale degli anni '80-'90; Scemo di guerra. 4 giugno 1944 (2004), sulle vicende personali del padre dell'attautore, sullo sfondo drammatico dell'ingresso degli americani a Roma e, quindi, del secondo conflitto mondiale; La pecora nera. Elogio funebre del manicomio elettrico (2005), sull'istituzione del manicomio e sulle manie dell'odierna società dei consumi.
Ha scritto anche Le nozze di Antigone (2003), interpretato dall'attrice Veronica Cruciani.






I suoi spettacoli sono fatti di storie raccontate e sono preceduti da un lavoro di raccolta di materiale lungo e approfondito. L'attore-autore fa quindi da filtro, con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti dello spettacolo. L'attore in scena rappresenta sé stesso, anche quando parla in prima persona: è qualcuno che racconta una storia. I movimenti dell'attore sulla scena sono ridotti al minimo e la comunicazione si svolge attraverso le capacità di affabulazione. Il ritmo vocale è rapido e quasi senza pause, la scenografia elementare.
Nell'opera di Celestini la Storia con la S maiuscola si mescola sempre con micro-storie e vicende personali, mentre l'irruzione del Fantastico connota il suo lavoro come marcatamente popolare.

Scrive su Viaggi della Memoria, una rubrica di Viaggi, il supplemento de la Repubblica, nella quale racconta, in maniera spesso surreale, i luoghi che conosce attraverso le sue tournée.
Dal 2001 ha scritto e interpretato diverse trasmissioni radiofoniche per Rai Radio Tre, tra cui Milleuno, racconti minonti buffonti e quattro edizioni di Bella Ciao.
Dal 2006 partecipa alla trasmissione Parla con me.
Quasi tutti i suoi spettacoli sono diventati libri, ma in particolare Storie di uno scemo di guerra (premio Bagutta, Fiesole e radio3-Fahrenheit) e La pecora nera (premio Anima) nascono come veri e propri romanzi.
Nel 2006 partecipa al film "mio fratello è figlio unico".
Nel 2007 gira il documentario Parole Sante che racconta la vicenda di un collettivo autorganizzato di lavoratori precari (precariAtesia) nel più grande call center italiano (Atesia, situato a Cinecittà).
Contemporaneamente esce il suo primo disco, anch'esso intitolato Parole Sante, dove sono raccolte le canzoni presenti negli spettacoli, nel documentario e alcuni inediti.
Nell'agosto del 2008 partecipa come unico autore italiano al progetto "Traits d'union" presentato al festival internazionale La Mousson d'été con il testo "Fabbrica" (già messo in scena in Belgio e Portogallo).

GRAZIE ASCANIO !!!!!!!!

http://www.ascaniocelestini.it/pages/index.php
(il suo sito)
http://it.wikipedia.org/wiki/Pagina_principale





martedì 4 novembre 2008

video TIZIANO TERZANI


Terzani si racconta.



Terzani e il concetto del male


Terzani sulla Cambogia

TIZIANO TERZANI



Tiziano Terzani nasce a Firenze il 14 settembre 1938, passa l'infanzia nelle atmosfere popolari del quartiere Monticelli, abitato prevalentemente dalla classe operaia, nel rione che diventa, dalla seconda metà dell’Ottocento e nei primi decenni del Novecento, uno dei fulcri della diffusione di quegli slanci ideologici internazionalisti e socialisti. Il padre meccanico “comunista, ex partigiano” e la madre di origini contadine “cattolicissima”, di loro disse: "Mio padre era un comunista, ex partigiano, mia madre cattolicissima [...] debbo a loro forse un senso di tolleranza e questa cosa profonda [...] di vedere il bello della vita nella sua diversità e vedere la vera essenza della vita nell'armonia degli opposti". Malgrado le ristrettezze economiche, trasmettono a Tiziano la loro salda moralità e la dignità dell’umile, contribuendo a farlo crescere in un ambiente tollerante. Durante i suoi studi, portati avanti brillantemente malgrado il rischio d’interromperli per problemi economici, il giovane Terzani viene indirizzato, dai professori che gli danno la possibilità e il sostegno per proseguire, al liceo classico" Galileo" di Firenze, a questo punto ha 16 anni e per la prima volta esce fuori dall'Italia, sfruttò le sue vacanze scolastiche per andare a lavorare come lavapiatti in Svizzera, con i soldi guadagnati continua il suo viaggiare andando prima a Parigi poi in Belgio e Germania.
Diplomatosi, evitò un posto in banca grazie all' ammissione alla borsa di studio presso il Collegio medico-giuridico di Pisa che dipendeva allora dalla Scuola Normale di Pisa laureandosi in giurisprudenza nel 1961, nello stesso anno sposa la donna che rimarrà con lui per tutta la vita
Angela Staude.


Nel 1962 iniziò l'esperienza di lavoro all'Olivetti, dopo un periodo in Inghilterra di sei mesi per un master, con la mansione di venditore e successivamente occupandosi del personale estero. Questo lavoro gli darà l'opportunità,nel 1965, di dare vita ai suoi primi scritti giornalistici sull'aphartaid in Africa, inquanto l'azienda lo mandò a tenere corsi di formazione in molte parti del mondo fra cui Giappone ed appunto Africa.Tali scritti giornalistici vennero pubblicati dalla rivista "Astrolabio", diretta da Ferruccio Pari. Un’esperienza che fa maturare in lui un forte senso civico e il desiderio di cambiare vita e di scrivere dei suoi viaggi.
Nel 1969 ha l'opportunità di licenziarsi dall'Olivetti aiutato da una borsa di studi offertagli dalla Columbia University di New York per lo studio\approfondimento della lingua e della cultura cinese, colse l'occasione per investire sulla professione giornalistica attrezzandosi di conoscenze sul paese asiatico e sugli esperimenti di nuova e utopistica organizzazione sociale in esso in atto in un'epoca di grandi fermenti e fenomeni politici di ripensamento critico dell’organizzazione occidentale . Dello stesso anno, in agosto, la nascita del suo primogenito Folco.
Nel 1970, dopo alcune collaborazioni per "Astrolabio" e per "Il Giorno", diventa il corrispondente in Asia per il settimanale tedesco "Der Spiegel".
Nel 1971 nasce la seconda figlia Saskia e la famiglia Terzani inizia la sua esperienza in Asia trasferendosi a Singapore; qui Terzani ha la possibilità di seguire da vicino le fasi decisive della guerra in Vietnam, esperienza che diede origine ai suoi primi due libri, 1973 “Pelle di leopardo diario vietnamita di un corrispondente di guerra 1972-1973”, Feltrinelli, Milano e 1976 “Giai Phong! La liberazione di Saigon”, Milano, Feltrinelli.
In seguito collaborò anche con i quotidiani italiani Corriere della Sera e La Repubblica, diventando uno dei più importanti giornalisti italiani a livello internazionale.
Nel 1979 si trasferisce a Pechino, dopo essere stato a Hong Kong, dove manda i propri figli alla scuola pubblica cinese. “Avevo 9 anni e mio fratello Folco ne aveva 11 quando mio padre ci iscrisse alla scuola cinese comunista. Fummo catapultati in un ambiente completamente diverso, senza conoscere una sola parola di cinese, eppure la ricordo ancora come un’esperienza bellissima” dichiara la figlia Saskia.
Terzani è stato un profondo conoscitore dell'Asia, non solo per quanto riguarda le vicende storiche e politiche, ma anche dal punto di vista filosofico e culturale. Ha vissuto a Pechino, Tokio, Singapore, Hong Kong, Bangkok e Nuova Delhi, che negli ultimi anni aveva eletto come sua seconda casa. Il suo soggiorno a Pechino si concluse quando venne arrestato e "rieducato" per un mese prima di essere espulso dalle autorità cinesi per "attività controrivoluzionarie".
La moglie Angela dice a riguardo dell'espulsione “dopo un servizio devastante apparso sullo 'Spiegel', tre puntate intitolate ‘La distruzione di Pechino’, piene di informazioni ricevute sottobanco, in cui dimostrava che il partito aveva distrutto una delle città più belle del mondo, venne sequestrato in casa e liberato solo per l'intervento diretto del presidente della Repubblica Sandro Pertini. I cinesi buttarono all'aria la nostra casa, ma la sola cosa controrivoluzionaria che trovarono fu una caricatura fatta da Folco: Tiziano vestito da imperatore, seduto in trono, e sotto la scritta, lunga vita al Partito comunista cinese”.
Al 1981 risale la pubblicazione “Holocaust in Kambodsch” nella quale Terzani l’autore racconta la propria esperienza in Cambogia, a Phnom Penh, dopo l’intervento vietnamita.
Nel 1985, esce “La porta proibita”, un reportage sul suo soggiorno in Cina edito in Italia, Gran Bretagna e Stati Uniti.
Nel 1990 si trova a Tokio e continua a collaborare con numerose testate e riviste come l’Espresso e Alisei e per la radio e televisione svizzera.
Segue il crollo dell’Unione Sovietica, raccontato in “Buonanotte, Signor Lenin”, libro selezionato per il Thomas Cook Award, premio inglese per la letteratura da viaggio.
A partire dal 1994 si stabilisce in India con la famiglia. Terzani elegge come propria residenza una piccola dimora sull’Himalaya, dove si ritira di tanto in tanto per dare sfogo alle sue riflessioni. “In India si dice che l'ora più bella è quella dell'alba, quando la notte aleggia ancora nell'aria e il giorno non è ancora pieno, quando la distinzione fra tenebra e luce non è ancora netta e per qualche momento l'uomo, se vuole, se sa fare attenzione, può intuire che tutto ciò che nella vita gli appare in contrasto, il buio e la luce, il falso e il vero non sono che due aspetti della stessa cosa”.
Nel 1995 viene edito " Un indovino mi disse"che è la cronaca di un anno vissuto come corrispondente in Cina senza mai prendere un aereo. Questo era stato infatti il consiglio di un veggente incontrato nel Sol Levante vent'anni prima. Libro che diventa subito un best seller, colmo di quel senso di verità contenuto nella rivelazione orientale del destino alla quale neanche lui seppe opporsi: “Pensai che il miglior modo di affrontare quella ‘profezia’ fosse il modo asiatico: non mettercisi contro, ma piegarcisi”.
Nel 1997 vince il " premio Luigi Barzini all'inviato speciale ", ma è anche in quest'anno che scopre i primi sintomi del cancro.
Nel 1998 segue la pubblicazione del reportage a sfondo autobiografico "In Asia”.
Nel 2002 pubblica “Lettere contro la guerra”, sull’intervento militare in Afghanistan e sul terrorismo, rifiutato dagli editori anglosassoni.

Nel 2004 esce “Un altro giro di giostra”, nel quale Terzani descrive la propria condizione esistenziale lungo l’evoluzione della malattia e il viaggio che intraprende alla ricerca di aiuto per la guarigione, dalla moderna medicina occidentale alle medicine alternative, recandosi in paesi e civiltà lontane. Afferma Terzani: “Viaggiare era sempre stato per me un modo di vivere e ora avevo preso la malattia come un altro viaggio: un viaggio involontario, non previsto, per il quale non avevo carte geografiche, per il quale non mi ero in alcun modo preparato, ma che di tutti i viaggi fatti fino ad allora era il più impegnativo, il più intenso.”
Negli ultimi mesi della sua vita, con il figlio Folco realizza un’intervista molto commovente, “La fine è il mio principio”, nella quale racconta al proprio figlio il senso della vita: “Se hai capito qualcosa la vuoi lasciare lì in un pacchetto”.
Poco prima di scomparire si ritira nel suo rifugio a Orsigna, nell’Appennino tosco-emiliano.
Inevitabilmente, nell'estate del 2004, giunge alla stampa una nota diffusa dalla moglie Angela, che annunciava la morte di Terzani: "Il 28 luglio, nella valle di Orsigna è serenamente scomparso o, come preferiva dire lui, ha lasciato il suo corpo, Tiziano Terzani. La cerimonia di addio si terrà nella Sala d'Armi di Palazzo Vecchio a Firenze, venerdì 30 luglio, alle ore 17,30”.

BIBLIOGRAFIA

1973- Pelle di leopardo
1976 - La liberazione di Saigon
1981 - Holocaust in Kambodscha
1985 - La porta proibita
1992 - Buonanotte, Signor Lenin
1995 - Un indovino mi disse
1998 - In Asia
i.
2002 - Lettere contro la guerra
2003 - Un altro giro di giostra

2006 - La fine è il mio inizio
2008 - Fantasmi

Per la realizzazione di questo post ringrazio:

http://it.wikipedia.org/wiki/Tiziano_Terzani
http://www.fondazioneitaliani.it/index.php/Tiziano-Terzani-biografia.htm
http://www.daddo.it/tizterzani.htm

http://www.tizianoterzani.com/ (sito ufficiale)



lunedì 3 novembre 2008

ERRICO MALATESTA


"Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede."

Errico Malatesta nasce il 14 di dicembre del 1853, a Santa Maria Capua Vetere, una città di presidio. I suoi genitori erano modesti proprietari terrieri, di idee liberali. All’età di quattordici anni, scrive una lettera, insolente e minacciosa, diretta al Re Vittorio Emanuele II. La polizia prende molto sul serio tale corrispondenza: Malatesta viene arrestato e riesce a stento a mettersi in salvo. Il presagio di suo padre, in quell’occasione, non è certo dei più incoraggianti: “Povero figlio mio, mi spiace dovertelo dire, ma di questo passo finirai per essere impiccato”.
Non appena saputo dell’insurrezione a Parigi del 1871, aderisce alle idee dell’Internazionale e, diciassettenne, si reca in Svizzera per conoscere Michail Bakunin. Da quel momento diventa uno dei rivoluzionari più conosciuti del suo tempo. Pubblica il giornale “La Questione Sociale”, prima a Firenze, tra il 1883 e il 1884, quindi a Buenos Aires (1885-1886) e, infine, a New York, dal 1899 al 1900. Durante la sua vita, costituisce gruppi di compagni, sindacati e gestisce varie pubblicazioni, è a capo di insurrezioni, scrive alcuni brevi libri e, soprattutto, riesce a mantenere unita la “famiglia anarchica”, salvandola dalle sue tendenze centrifughe. Nel tempo, pubblica anche i giornali “L’Associazione”, “L’Agitazione”, “Volontà”, “Umanità Nova” e “Pensiero e Volontà”.
Malatesta passò trentacinque anni della sua vita in esilio, diffondendo “l’idea” in Spagna, Francia, Svizzera, Inghilterra, Portogallo, Egitto, Romania, Austria-Ungheria, Belgio, Olanda, Stati Uniti, Cuba e Argentina.

Nel 1874 finì in carcere , per avere guidato un’insurrezione in Puglia. Tre anni dopo, a capo di una banda di anarchici, Malatesta occupò il comune di Letino, dove, in presenza dei contadini, destituì il Re Vittorio Emanuele e ordinò di bruciare i registri fiscali della regione. Insieme alla stessa banda, si diresse quindi verso il paese di Gallo, dove fecero abolire la misura attraverso cui si stimava l’imposta sul macinato. Per questo Malatesta fu nuovamente processato e condannato a tre anni di prigione, dei quali ne scontò soltanto uno. Ma ebbe poi occasione di “rifarsi”, passando diverse volte per le carceri.
Nel 1885, grazie al nome che si era ormai fatto negli ambienti anarchici, riuscì a evitare un ordine di arresto impartitogli da Firenze introducendosi in una nave, nascosto in una cassa che conteneva anche una macchina per cucire. Giunse così in Argentina, munito di un comune passaporto da clandestino. Una volta arrivato a Buenos Aires, si mise in contatto con gli anarchici italiani, riuniti nel Círculo Comunista Anárquico e, quasi immediatamente, riprese la pubblicazione de “La Questione Sociale”, distribuita gratuitamente e della quale uscirono quattordici numeri. In questa città lavorò inizialmente, insieme al compagno Natta, come meccanico elettricista, in un’officina di sua proprietà che poi fallì; quindi si occupò della produzione di vino. Rimase in Argentina fino al 1889.
Durante tutta la sua vita, per metà passata tra carcere, esilio e arresti domiciliari, Malatesta si distinse per il suo senso pratico e per le sue capacità organizzative e propagandistiche. Non fu mai un sognatore: rimase sempre convinto che la volontà umana era più importante della “inevitabilità storica” della rivoluzione e che nessuna formula utopistica poteva sostituirsi all’analisi precisa delle congiunture storiche. E, tuttavia, anche lui finì per addentrarsi in Patagonia.

Malatesta viene arrestato per la prima volta alla verde età di quattordici anni, per aver scritto a Vittorio Emanuele II una lettera di insulti e minacce. Quando va a studiare medicina a Napoli, si unisce a uno sciopero e viene espulso dalla facoltà. Si informa su quel che sta succendendo a Parigi - siamo nel 1871 e a Parigi c’è l’esperienza rivoluzionaria della Comune - e si unisce al primo sindacato mai esistito, l’Internazionale dei lavoratori.

Nel 1872 va in Svizzera, partecipa alla riunione di Saint-Imier, dove prende forma la corrente antiautoritaria dell’Internazionale, e conosce Bakunin.
Nell’inverno 1876-1877 prepara con Cafiero, Ceccarelli, Stepnijak ed altri 21 compagni, il moto insurrezionale di Benevento, formando la cosiddetta "banda del Matese".
Nel maggio 1877 la Banda del Matese è pronta, e agisce sui monti fra Benevento e Campobasso, arrivando nei piccoli comuni e proponendo con un certo successo la rivoluzione sociale, l’abolizione della tassa sul macinato e la distruzione dei registri fiscali e della proprietà. Il governo italiano risponde mandando l’esercito e mettendo fuori legge l’Internazionale; circondati e presi, gli anarchici vengono processati a Benevento nell’agosto del 1878, e tutti assolti. Ma nel 1878 l’anarchico Passannante pugnala re Umberto I, e ricercato senza posa dalla polizia, Malatesta incomincia a spostarsi.

Malatesta era uno specialista di rivoluzione, sia in pratica che in teoria. La Banda del Matese usava una tecnica abbastanza comune fra anarchici e socialisti all’epoca: quella di fare una piccola rivoluzione, con la speranza che ne nascesse una più grande. Malatesta iniziava le rivoluzioni, ma non le finiva: perché Malatesta non faceva rivoluzioni nel nome di nessuno, ma lavorava in modo "sperimentale", creando spazi liberi e vedendo se in quegli spazi si venivano a creare forme anarchiche. Se no, ripartiva in esilio e riprovava qualche tempo dopo... ma a differenza di tanti "rivoluzionari", evitava attentamente di creare una struttura di tipo statale e autoritario, chiamarla "rivoluzionaria" e imporla.

I teorici anarchici prima di Malatesta avevano pensato a un’Anarchia fondata su basi "oggettive", su una certa realtà delle cose; Malatesta no. Per lui l’anarchia non è né scientifica e necessaria, né definita per forza di cose: "l’Anarchia [invece] è un’aspirazione umana, che non si fonda sopra nessuna vera o supposta necessità naturale, che potrà realizzarsi o non realizzarsi secondo la volontà umana". Posto che l’Anarchia è un fine a cui si aspira, Malatesta propone la parola "Anarchismo" per indicare i mezzi per arrivare all’Anarchia. Poi, anche osservando bene sia la rivoluzione russa sia l’avvento del fascismo, Malatesta si pone il problema di come fare Anarchismo. Innanzitutto, serve uno spazio libero; poi, serve tenerlo libero; e poi fare a tutti una proposta anarchica, e se piace, verrà scelta. L’Anarchia, che è libera scelta, non la si può infatti imporre con la forza, anche se la forza sembra necessaria per aprire uno spazio libero e per tenerlo libero da ogni dominio, aperto all’esperienza di forme sociali nuove. Nel frattempo, non bisogna scambiare i mezzi con i fini; Malatesta ha criticato gli anarchici che mettevano l’aspirazione all’Anarchia dopo obiettivi più limitati, come ad esempio faceva l’anarco-sindacalismo. Ma soprattutto, Malatesta ha visto e proposto un metodo libertario, aperto, veramente anarchico, per andare verso l’Anarchia.




domenica 2 novembre 2008

cibo e dintorni

Ciao, l'alimentazione umana ha subito con il passare dei secoli, un cambiamento drastico; non tanto per quello che si mangia carne, pesce, latticini etc. ma per come questi alimenti vengono preparati per il consumo. Voglio mettere a disposizione un bel pò di articoli che prenderanno in esame ciò di cui ci cibiamo. buona lettura!



GLUTAMMATO e ASPARTAME Introducendo glutammato attraverso l'alimentazione (lo zucchero sintetico aspartame, glutammato monosodico, proteine vegetali idrolizzate, ecc.), i livelli nel sangue (del glutammato) aumentano fino a 20 volte! In pratica vengono stimolati tutti i ricettori: ecco perché alcune persone hanno dispepsia o diarrea esplosiva, perché i glutammati stimolano i ricettori dell’esofago e dell’intestino. Altri possono sviluppare colon irritabile, se invece soffrono di reflusso esofageo, questo peggiora. Quando il fenomeno interessa il sistema cardiocircolatorio, potrebbe invece spiegare l’aumento di infarti letali, sempre più numerosi.

La cosa comune a tutti questi casi è un livello basso di magnesio. Quando il magnesio è basso, i ricettori del glutammato diventano ipersensibili e le persone – specie gli atleti – possono avere infarti improvvisi. Se mangiano o bevono qualcosa che contiene glutammato (una dissetante diet-coke prima di allenarsi), si produce una iperattività cardiaca e potrebbero morire di infarto. L’infarto improvviso è dovuto a due cose: aritmia, molto più diffusa, e gli spasmi delle coronarie. Entrambe le cose potrebbero essere provocate dal glutammato.

Additivi che contengono sempre Glutammato: Glutammato monosodico; Proteine vegetali idrolizzate; Proteine idrolizzate; Piante proteiche idrolizzate; Estratti di piante proteiche; Sodio caseinato; Calcio caseinato; Estratto di Lievito; Proteine strutturate; Avena idrolizzata.
Alimenti che contengono spesso Glutammato: Estratto di Malto; Condimento al malto; Brodo; Condimenti; Condimenti naturali; Spezie.
Alimenti che non contengono Glutammato:
Enzimi; Proteina concentrata di soja;

- Aspartato o acido aspartico è un amminoacido usato dal cervello come neurotrasmettitore: è una eccitotossina. Ad alte dosi può provocare la morte dei neuroni.
- Glutammato è un amminoacido eccitante usato nel cervello come neurotrasmettitore. Ad alte dosi è considerato una eccitotossina. Quando gli è concesso di accumularsi a concentrazioni elevate, può diventare un veleno potente per i neuroni del Sistema nervoso.
- Glutammato monosodico (MSG) è il sale sodico del glutammato. Ha le stesse proprietà eccitanti del glutammato.

- L'Aspartame, lo zucchero sintetico, è composto da: Acido aspartico (40%), Fenilalanina (50%), metanolo (10%).

UOVA
Quali sostanze nutrizionali potranno mai fornire delle uova prodotte all'interno di veri e propri lager per animali?

Per la salute e il rispetto del mondo animale, fai molta attenzione al codice riportato!

Conosci le tue uova?

Oggi il 90% delle uova in Italia è ottenuto da galline IMPRIGIONATE A "VITA" negli allevamenti in batteria, in gabbie di metallo, così PICCOLE DA NON RIUSCIRE NEANCHE A MUOVERE LE ALI, che dovrebbero essere eliminate o notevolmente ampliate e modificate a partire dal 2012, secondo quanto stabilito da una normativa dell'Unione Europea.

Un codice alfa numerico identifica ogni uovo:
il primo numero Indica la tipologia di allevamento

0 = biologico (1 gallina per 10 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)

1 = all'aperto (1 gallina per 2,5 metri quadrati su terreno all'aperto, con vegetazione)

2 = a terra (7 galline per 1 metro quadrato su terreno COPERTO di PAGLIA 0 SABBIA) - CAPANNONI PRIVI DI FINESTRE e luce sempre accesa!

3 = IN GABBIA (25 GALLINE PER METRO QUADRATO IN POSATOI CHE OFFRONO 15 CM . PER GALLINA) - UNA SCATOLA Di SCARPE PER TUTTA LA LORO VITA

A terra dentro capannoni

In gabbia dentro capannoni

Le seconde due lettere indicano il paese di provenienza o codice dello stato (1T" Italia).
Le tre cifre successive indicano il codice ISTAT dei comune dove è ubicato l’allevamento e le due lettere vicine la provincia di produzione.
Un numero progressivo di tre cifre consente di identificare in modo univoco l'allevamento di provenienza in cui la gallina ha deposto l'uovo.
Può essere, inoltre, aggiunta una lettera (A..2) in coda al numero distintivo per l'identificazione dei singoli branchi di galline ovaiole o dei diversi locali dell'allevamento nei quali esse "soggiornano".
Numerose ricerche hanno evidenziato un maggiore contenuto di acido folico e di vitamina B2 nelle uova provenienti da galline allevate all'aperto, rispetto a quelle ottenute in allevamenti intensivi.

NON ACQUISTATE UOVA CODICE 2 E 3


ADDITTIVI e AROMI

La prestigiosa rivista medico-scientifica “Lancet”, lancia l’allarme: “Gli additivi aumentano l’iperattività e deficit di attenzione nei bambini
Chiedo scusa: ma dove sta la notizia?

Dico questo perché nel nostro piccolo, anche noi, come altri siti, riviste o libri (certamente non ufficiali e quindi senza alcun valore) denunciamo da anni additivi e aromi chimici di sintesi contenuti negli alimenti, in quanto estremamente pericolosi per la salute!
Non è la prima volta che se ne parla. Già negli anni ’70 alcune ricerche ipotizzavano che alcuni coloranti fossero legati all’iperattività”, dice Paolo Aureli, Direttore del Centro nazionale per Qualità e il Rischio alimentare dell’Istituto Superiore di Sanità italiano.

Già, non è certo la prima volta, e c’è pure dell’altro: la pericolosità degli additivi non riguarda solo la presunta iperattività infantile, che aumenta in presenza di sostanze chimiche, ma tocca numerosi aspetti della vita umana infantile e adulta. Ricordo che esistono studi seri, ovviamente poco pubblicizzati, che dimostrano come bambini autistici hanno avuto un notevole miglioramento della loro condizione, eliminando totalmente gli additivi dall’alimentazione!
E’ un fatto noto che la chimica ingerita, è tanto più pericolosa quanto più delicate sono le condizioni del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario. Bambini estremamente sensibili, come gli autistici, o quelli che soffrono di un disturbo comportamentale, manifestano maggiormente la tossicità degli additivi rispetto un bambino che non ha apparentemente nulla di particolare.

La pubblicazione della ricerca, finanziata dall’agenzia britannica per la sicurezza alimentare, Food Standard Agency, secondo la quale l’assunzione di alimenti contenenti additivi chimici (in particolare coloranti) è causa di un aumento dei livelli di iperattività nei bambini di età compresa tra i 3 e i 9 anni, per tanto non è una novità, ma semmai la conferma che in molti avevano visto giusto!
Oggi, dove sono finiti coloro che anni fa, screditavano e ridicolizzavano gli avvertimenti dati sull’argomento? Forse si sono nascosti da qualche parte? o peggio ancora, riciclati come esperti di alimentazione naturale?

Ma vediamo nel dettaglio com’è avvenuta questa recente sperimentazione.
Un gruppo di 297 bambini - una parte di questi affetti da disturbi del comportamento - sono stati divisi in due gruppi separati (153 e 144). A tutti i bambini è stato dato da bere succo di frutta, ma alcuni avevano succo addizionato con un mix di additivi-E, altri invece solo succo.
Risultato: i bambini che hanno assunto sostanze le chimiche di sintesi (additivi-E), erano più rumorosi, perdevano concentrazione, maggiormente impulsivi, rispetto a quelli che avevano bevuto il succo puro (indipendentemente se avevano o meno problemi di comportamento)!
Per questo motivo i ricercatori, consigliano ai genitori di non far consumare ai propri figli i seguenti coloranti: E102, E124, E122, E110 e il sodio benzoato E211.

Noi invece continuiamo a ribadire e sottolineare la pericolosità di quasi tutti gli additivi/aromi che vengono introdotti nei non-cibi.
Se un alimento è vivo, sano e buono NON ha bisogno di alcuna sostanza addizionata, perché il suo gusto è dato dalla Natura: non sarà bello esteticamente, ma la cosa importante è l’apporto nutrizionale!
Se un cibo invece è morto (come tutti quelli prodotti a livello industriale), non ha alcun gusto perché le materie prime sono poche e di scarsa qualità (molto spesso liofilizzate), ha bisogno per essere venduto di un sostegno nel gusto e nell’estetica: aromi - costruiti in laboratorio - che ingannano il cervello dando un gusto accettabile in bocca, e additivi per renderli più belli alla vista e al tatto!

L'aroma di un cibo può essere all'origine del novanta per cento del suo sapore!
Oggi gli scienziati pensano che noi esseri umani abbiamo acquisito il senso del gusto per evitare di rimanere avvelenati (le piante commestibili hanno un gusto dolce, quelle velenose amaro). Il cibo dovrebbe aiutarci a distinguere il cibo adatto da quello che non lo è. Le nostre papille gustative possono individuare una mezza dozzina di sapori base: dolce, acido, amaro, salato, aspro e unami (sapore scoperto dai giapponesi: gusto ricco e corposo che ha origine dagli aminoacidi di cibi come crostacei, funghi, patate e alghe).
Le papille però sono un mezzo di riconoscimento molto limitato se paragonato all'olfatto, che può percepire migliaia di aromi chimici diversi!
Il naso umano è più sensibile di qualsiasi strumento inventato finora. Un naso può distinguere aromi presenti in quantità di poche parti per trilione, cioè lo 0,000000000003 percento.
Non c'è dubbio che quindi il sapore sia prima di tutto l'odore dei gas rilasciati dalle sostanze chimiche che vi siete appena messi in bocca

Ecco perché lo scopo degli aromatisti in camice bianco, quelli che lavorano nelle aziende plurimiliardarie dedite alla costruzione in laboratorio di aromi, come la sconosciuta ma potentissima I.F.F., International Flavors & Fragrances (senza il suo 'lavori di sintesi', gli hamburger non saprebbero di affumicato, i milk-shake di fragola, il dentifricio di mela, ecc. ecc.) è quello di azzeccare il gusto giusto!
Una volta azzeccato
l'aroma, va verificata però la "sensazione" che produce in bocca. Per questo si ricorre alla "reologia", una branca della fisica che studia il flusso e la deformazione dei materiali. Delle 'bocche meccaniche', in grado di elaborare dati provenienti da svariate sonde, misurano le proprietà reologiche di un cibo: scorrimento, punto di rottura, densità, croccantezza, masticabilità, viscosità, grumosità, gommosità, duttilità, scivolosità, levigatezza, sofficità, umidità, succosità, spalmabilità, elasticità e adesività.
E abbiamo il coraggio di chiamarlo cibo?

Vi serve un esempio concreto? Il tipico aroma artificiale di fragola (che purtroppo per noi troviamo in tutti i composti di fragole: yogurt, dolci, marmellate, ecc. che hanno nell'etichetta la scritta aromi): contiene questi ingredienti: amil-acetato, amil-butirato, amil-valerato, anetolo, anisil-formato, benzil-acetato, benzile-isobutirato, acido butirrico, cinnamil-isobutirato, cinnamil-valerato, olio essenziale di cognac, díacetíle, dipropil-chetone, etil-acetato, etil-amilchetone, etil-butirato, etil-cinnamato, etil-eptanoato, etil-eptilato, etil-Iactato, etil-metilfenilglucidato, etil-nitrato, etil-propionato, etil-valerato, eliotropina, idrossifreniP2-butanone (soluzione al dieci percento in alcol), alfa-ionone, isobutil-antranilato, isobutil-butirato, olio essenziale di limone, maltolo, 4metilacetofenone, metil-antranilato, metil-benzoato ' metil-cinnamato, carbonato di metil-eptina, metil-naftil_chetone, metilsalicìlato, olio essenziale di menta, olio essenziale dì neroli, nerolina, neril-isobutirato, burro di giaggiolo, alcol fenetilico, etere di rum, gamma-undecalactone, vanillina e solvente.
Può bastare? Non vi descrivo il processo vero e proprio di fabbricazione, e soprattutto i solventi che vengono utilizzati!

Lo scotto da pagare infatti non ha prezzo, perché questi ‘sostegni’ risultano essere molto pericolosi per la salute: il famoso rovescio della medaglia!
Ad eccezione di pochissimi additivi (un esempio per tutti l’acido ascorbico o vitamina C, la cui sigla è E300), è vivamente sconsigliato, soprattutto per i bambini, utilizzare cibi o bevande contenenti additivi, aromi e altre porcherie chimiche!

In commercio l’alternativa c’è, basta volerlo.
Ovviamente tutto dipende da quanta importanza diamo al cibo che mangiamo, perché se vediamo gli alimenti come un qualcosa da ingoiare quando si ha fame, e basta, allora tutte queste parole non servono a nulla.
Così facendo però continueremo a trovare gli scaffali dei supermercati pieni di cibo-spazzatura industriale!
Al contrario, se crediamo che “siamo fatti di ciò che mangiamo”, allora è ovvia l’importanza di una dieta sana, composta da cibi vivi, naturali e pieni di sostanze utili all’organismo (fitonutrienti).
Se cambiamo gli acquisti prediligendo cibi sani a spazzatura industriale, vedrete sempre meno chimica negli scaffali, questo perché le multinazionali (tranne in alcune rare eccezioni) sono costrette, pena il fallimento, a seguire le scelte dei consumatori.

Ecco in sintesi questi additivi!
I coloranti (sigle da E100 a E199), sono sostanze chimiche che servono per rendere il cibo esteticamente più bello allo sguardo.
I conservanti (sigle da E200 a E299) servono, lo dice il nome stesso, a rendere duraturo nel tempo (da qualche giorno a qualche anno!) un alimento.
Gli antiossidanti e regolatori di acidità (sigle da E300 a E399) servono a impedire l’ossidazione.
Gli addensanti, emulsionanti, gelificanti e stabilizzanti (sigle da E400 a E499) migliorano anch’essi le caratteristiche del cibo.
Infine gli esaltatori di sapidità (sigle da E600 a E699), tra cui il pericolosissimo glutammato monosodico (E620) rendono un cibo morto e privo di gusto, buono e appetitoso. Con l’eccitotossina chiamata glutammato monosodico, per esempio (fungendo da recettore neurale), è possibile mangiare con estremo piacere una suola di scarpe!
Negli additivi vari, cioè quelli che vanno da E900 a E999, rientrano gli edulcoranti di sintesi, cioè i dolcificanti, tra cui la sostanza più pericolosa in commercio: l’aspartame (E951).
Ma non finisce qui, perché gli additivi continuano da E1000 a E1999.

Quello che si può notare dal numero spropositato di queste sigle, per noi incomprensibili, è che siamo totalmente circondati da alimenti pregni di composti chimici di sintesi - cioè di derivazione petrolifera - di cui non si conoscono gli effetti collaterali sulla salute pubblica nel medio e lungo periodo! Ma neppure nel breve.
Ogni tanto viene pubblicata una ricerca che conferma la tossicità e/o pericolosità di una o più sostanze. Ma possiamo noi attendere che siano i responsabili della salute (sempre più spesso nella busta paga delle lobbies agroalimentari) a dirci se un additivo è cancerogeno, teratogeno (provoca malformazioni nei feti), oppure no?
Potrebbe accadere - come infatti accade - che ce lo dicano dopo decenni di utilizzo!

Impariamo allora ad usare il nostro cervello in maniera indipendente (dal tubo catodico, e dagli esperti della salute pubblica), e soprattutto a pensare fino in fondo.
Impariamo insomma a diventare i veri e unici artefici della nostra salute.
Per tanto diciamo NO a questa situazione di fatto, iniziando a comprendere l’importanza della nutrizione e prendendo coscienza del potere che abbiamo noi come consumatori.


LO ZUCCHERO
L'unico sapore dolce che l'uomo, non ancora colpito dalla civiltà, conosceva, era quello del miele, certo mangiava anche frutta e radici zuccherine o petali di fiori dolciastri ma il gusto pieno e tondo del dolce lo trovava solo nel miele, il solare miele, frutto della natura vegetale ed elaborato dalla natura delle api che a quei tempi non erano ancora schiave degli uomini. In effetti l'apicoltore può essere amico o nemico delle api ma questo ci porterebbe fuori discorso.

Analizziamo l'essenza del miele: esso è ambrato, porta calore a chi lo usa, è figlio del sole e dei calori estivi, viene elaborato dalle api a partire dai pollini floreali. Il fiore rappresenta l'organo di riproduzione della pianta, di solito è posto in alto ovvero ha più rapporto con le altezze che con il terreno. L'ape dal canto suo assomiglia al cibo di cui si nutre: infatti essa vola, non tocca mai terra, se lo fa è perché cade nelle prossimità dell'alveare quando, di ritorno dal suo supermercato floreale, è troppo zavorrata di polline oppure cade a terra quando è prossima alla sua fine, per il resto la sua esistenza la passa all'interno dell'alveare dove vive entro un mondo di fiori: miele, cera, pappa reale, propoli... oppure volando di fiore in fiore.

Sua cugina, la vespa, invece è molto più impregnata dalle forze terrestri, infatti per lei è indifferente nidificare per terra, sopra di un albero, sotto una grondaia o peggio dentro il vano delle persiane.
L'ape no. L'ape è un insetto non insetto che se ne sta a metà tra il mondo animale e quello vegetale. Essa costruisce un ponte tra il Sole e la Terra.
Dunque in un tempo lontano l'umanità si rivolgeva al miele e al tempo stesso al sole e ai fiori per trarre godimento (nonché minerali, zuccheri e vitamine).
L'umanità guardava alle altezze delle origini e trovava il miele, guardava al dolce ricordo del sapore latteo che nutre ogni infante e ritrovava traccia di questo nel miele.
Per chi volesse conoscere meglio l'essenza delle api ed il loro compito sulla Terra Vi consiglio di leggere "Le api" di Rudolf Steiner editrice Antroposofica.

Alessandro il Macedone (356 - 323 a.C.), che ebbe come precettore Aristotele e che è conosciuto per le sue gesta come Alessandro Magno, ebbe il destino di unire l'Occidente all'Oriente. Con il suo poderoso esercito condusse una delle più memorabili imprese della storia. Combatté e vinse ripetutamente il re persiano Dario terzo Codomano, fondò nel 332 a.C. Alessandria d'Egitto ed il suo sogno fu quello di creare una monarchia universale. I soldati della falange macedone erano equipaggiati con lance molto più lunghe di quelle impiegate da ogni altro esercito, si chiamavano "sarisse", e dimostravano che l'ingegno supera la forza fisica, infatti le sarisse arrivavano a contatto con l'avversario prima che la lancia di questi potesse arrivare a contatto con i soldati alessandrini.
Arrivando infine, dopo tanto combattere, alle sponde dell'Indo, Alessandro si fermò e mentre si trovava in quei luoghi così lontani i suoi generali vennero a riferirgli che avevano trovato "un miele che non aveva bisogno delle api". Si trattava della canna da zucchero che a quei tempi in Asia era già coltivata, da essa si estraeva un liquido che veniva mangiato dopo essere stato asciugato (processo di cristallizzazione) dentro a delle grandi foglie.

Nel suo ritorno verso la Grecia Alessandro portò con sé la canna da zucchero che venne così piantata nei luoghi dove egli passava. Dopo la scoperta o meglio la riscoperta dell'America (già in tempi precristiani c'era chi passava l'Atlantico con piccole imbarcazioni allo scopo di studiare le reazioni dell'organismo umano esposto all'azione delle forze telluriche presenti a quel tempo e ancora oggi in quei luoghi), avvenuta in epoca Rinascimentale (guarda a caso), la canna da zucchero prese la via per le Antille, per Cuba (a Cuba esiste il Ministero per la canna da zucchero e penso sia l'unico al mondo) e per molte altre isole dove oggi rappresenta una delle principali risorse economiche.
Possiamo allora affermare che con Alessandro Magno che fa incontrare l'Occidente con l'Oriente, l'umanità entra in una sua nuova fase; infatti la grecità, influenzata in parte dall'Oriente, agì sul pensiero umano dell'epoca, poi su Roma e il suo vasto impero e continua a farlo anche all'epoca nostra.

Dal solare mondo rappresentato dal miele, l'umanità inizia la sua discesa sempre più veloce nella terrestricità e lo fa, se vogliamo usare un simbolo, calandosi lungo la verticalità del fusto della canna da zucchero.
Dunque per molti secoli il sapore dolce deliziò il palato degli uomini sottoforma di miele e di zucchero (molto grezzo) di canna, questo perdurò fino a quando Napoleone Bonaparte (1769 1821) "chiuse" l'Europa impedendo gli scambi commerciali con il resto del mondo. A quel tempo si era già iniziato ad usare la barbabietola da zucchero e lo zucchero che si estraeva da questa era abbastanza grezzo e di colore giallognolo; Napoleone incentivò gli zuccherifici europei e così per un buon periodo i nostri avi usarono lo zucchero della barbabietola.
Finita la chiusura dei commerci con l'estero, la canna ritornò sulle tavole europee a spartirsi con la barbabietola il ruolo di dolce complemento alimentare; certo lo zucchero di barbabietola costava meno onde per cui a lungo andare la vinse e divenne quasi ovunque l'unico dolcificante (più, naturalmente, il miele che però veniva più impiegato come medicina che come alimento).

Lo scoppio della prima guerra mondiale fece si che quasi l'intera produzione di zucchero da barbabietola venisse impiegato a fini bellici, se ne ricavava infatti la nitroglicerina (glicerina ricavata dai glicidi = zuccheri) come spiega il dr. R. Hauska nel suo "La natura della sostanza".
Al posto dello zucchero da barbabietola, scarsamente disponibile al popolo, per dolcificare s'iniziò ad usare la saccarina.
L'Umanità scese dunque dalle altezze dei tempi del miele e, calandosi lungo il fusto della canna da zucchero, arrivò nella zona delle radici dove vive, nel buio del sottosuolo, la barbabietola. Arrivare in quel primo sottosuolo non bastò: l'Umanità sprofondò ancora di più, più in basso, nelle viscere terrestri dalle quali si estrae il carbon fossile, infatti la saccarina è prodotta a partire dal carbon fossile.

Dalle altezze alle profondità per sperimentare del tutto la materia, per incorporarsi, per soggiacere al peso che la materia rappresenta nei confronti dello spirito. Ogni discesa però è preludio ad una prossima risalita e nell'infinitamente piccolo questa risalita sta timidamente iniziando.
Nel miele vediamo espressa l'azione del sole nei confronti di quello che è l'apparato riproduttivo della pianta (il fiore), nello zucchero di canna troviamo la situazione intermedia di fusto e foglia mentre nella barbabietola troviamo l'azione della radice; questa tripartizione o triarticolazione la troveremo spiegata più avanti.
All'inizio dello scorso secolo il consumo medio di zucchero pro capite era di circa 2 chili all'anno, nel 1990 per quanto riguarda la nostra penisola siamo giunti ad un consumo annuo pro capite di circa 55 chili. Certamente un poco di zucchero non può nuocere, anzi essendo ricavato da una radice, come vedremo più avanti, può stimolare l'attività cerebrale ma 55 chili all'anno (70 in Irlanda) sono una cifra impossibile. Lo zucchero si trova ovunque: nel pane, negli insaccati, nelle conserve, nelle sigarette (fino al 17%), senza contare i dolci, le caramelle, il cioccolato e naturalmente l'uso che se ne fa nel tè o nel caffè.

UNA SOLA LATTINA DI BIBITA DOLCE GASSATA (cola, aranciata ecc.) CONTIENE MEDIAMENTE 10 CUCCHIAINI DI ZUCCHERO!

Lo zucchero dei nostri nonni era meno bianco del nostro, meno raffinato e non riluceva; da qualche decennio invece lo zucchero viene raffinato oltremodo e ad esso viene aggiunto un riflessante ottico molto pericoloso: il blu oltremare!




POLLI

Tutti i polli che compriamo e mangiamo, in tutto il mondo, sono oramai solo di un paio di razze ibride (denominate COBB 500, i cui brevetti sono in mano alla The Cobb Breeding Company LTD), nate nei segreti laboratori di genetica applicata, selezionate esclusivamente per l’ingrassaggio. Il risultato di queste selezioni è una vera macchina biologica ad elevatissimo “indice di conversione”: un broiler

mangia un chilo e mezzo di mangime e ne “produce” uno di carne. Lo fanno vivere solo 35 giorni (non ha neanche il tempo per diventare pazzo). Questi polli denominati “galletti” quando arrivano a “maturazione” pesano vivi in media sui 2,3 chili e preparati a busto circa 1,2. Per avere queste rese così elevate e cicli biologici così accelerati servono allevamenti e mangimi adatti.

Come vengono allevati
Si chiama allevamento integrato. Assoggettato, cioè, alla filiera industriale della produzione di carne, le cui principali fasi sono: produzione della gallina ovaiola, incubatoi delle uova, produzione dei pulcini, magnifici, macelli, industria di lavorazione, logistica, commercializzazione nella rete della grande distribuzione organizzata. Nel nostro paese due aziende controllano oltre il 70% del mercato. Una è l’AIA del gruppo Veronesi e l’altra è del gruppo Amadori.
L’allevamento viene svolto in grandi capannoni dove possono stare decine di migliaia di volatili: con una densità di 10-15 per metroquadro, sino a 30 chili di “carne” a mq. (I regolamenti UE per gli allevamenti biologici stabiliscono in tre polli per metro quadrato la densità massima ammissibile). Beccano tutto ciò che ha colore paglierino, giorno e notte, grazie all’illuminazione artificiale. Le temperature sono sempre elevate (anche a causa della luce e delle deiezioni, che vengono raccolte con una ruspa per la produzione della pollina, sottoprodotto usato come concime agricolo o combustibile; e fino a 10 anni fa come mangime per bovini da ingrasso).
Le condizioni igieniche sono terribili. Gli animali vivono dal primo all’ultimo giorno della loro brevissima vita calpestando e dormendo sulle loro deiezioni. Le infezioni batteriologiche sono contrastate dal primo all’ultimo giorno di vita con gli antibiotici contenuti nei mangimi; ma per i virus – come si sa – non ci sono farmaci. Da qui l’uso di vaccini che, come è noto, creano una quantità di anticorpi che contrastano l’estrinsecazione delle manifestazioni patologiche del virus, ma impediscono la eradicazione dello stesso, consentendo che animali solo apparentemente sani siano commercializzati: con il rischio che il virus si trasferisca dall’animale all’uomo. A questo si aggiunge il rumore spaventoso provocato dal pigolare di 50.000 – 100.000 animali spaventati, tenuti in quelle condizioni.
L’organismo del broiler, che è pur sempre un animale diurno, viene messo a dura prova, l’apparato digerente stressato, la sua capacità di resistenza agli agenti patogeni fortemente indebolita. Nel territorio dove sono inseriti, senza un minimo di criterio di biosicurezza, questi allevamenti sono delle vere e proprie bombe batteriologiche, pericolose e costose per tutta la collettività. Pericolose, in quanto incubatoi di possibili virus trasmissibili agli uomini, come salmonelle e influenze; costose, come il caso dell’ultima peste aviaria costata alla sola regione veneta 110 miliardi, e altri 500 allo stato.

Cosa mangiano
I polli dovrebbero mangiare mais, soia e fibre. Trasformano proteine vegetali in proteine nobili. I broiler, che rappresentano il 99% dei 520 milioni di polli e dei 22 milioni di tacchini che mangiamo ogni anno, mangiano esclusivamente mangimi industriali, prodotti in larghissima misura da due o tre aziende. Le formule di questi mangimi sono top secret; possono in questo modo metterci dentro di tutto e di più. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60/70%), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenetica, perché costano meno. Contrariamente alle normative per i bovini, i mangimi per pollame e tacchini possono contenere farine di carne e di pesce, pannelli di olio esausto, grassi di origine animale. La vicenda di due anni fa dei polli belgi alla diossina è dovuta a un “eccesso” di PCB, ma se sta nei limiti tollerati si può dare da mangiare ai polli anche oli esausti di motori.
Ma i risultati migliori si ottengono con le proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe, dalle piume derivate dai loro fratelli morti in precedenza; oltre alle proteine animali acquistate dove costano meno (farine di sangue e di pesce). Ai polli ed ai tacchini ne vengono somministrate una quantità fino al 30% nel tacchino, un po’ meno per il pollo.

Cosa si ottiene
Si ottengono dei pulcinotti venduti come galletti o tacchini, con una carne senza gusto né qualità organolettiche, e di dubbia salubrità.
I polli così allevati se li cucini due minuti di più letteralmente si sbriciolano, se li lasci raffreddare rilasciano il classico odore di pesce con cui sono stati allevati. Oggi la carne di pollo non viene offerta da nessun ristorante degno di questo nome, viene data solo nelle mense delle fabbriche, delle scuole o per le mense delle famiglie sotto i due milioni al mese.
Per i tacchini è ancora peggio: la carne è letteralmente immangiabile. Amadori la tritura, aggiunge un po’ di manzo e propone in questi giorni con la pubblicità i rotoloni di carne “per una buona domenica da passare in famiglia”. Questi rotoli sono fatti con la carne di tacchini con aggiunta di carne di manzo e – come si dice in gergo – con la giusta quantità di aromatizzanti.
Nessuno, ad esclusione dei pochi NAS, protegge i consumatori. Nessuno controlla, e i nostri 7000 veterinari pubblici, come da precise istruzioni, guardano, registrano, e alla fine non possono fare altro.

MARGARINA
Gli acidi grassi sono essenziali affinché le nostre cellule funzionino normalmente e rimangano vive. Le membrane delle cellule consentono il passaggio dei minerali e delle molecole necessarie dentro e fuori dalle cellule. Membrane sane impediscono a prodotti chimici nocivi e ad organismi come batteri, virus, muffe e parassiti di penetrare nella cellula. Gli acidi grassi sono coinvolti in una miriade di processi chimici nel nostro organismo e sono usati da certi ormoni come blocchi per costruzioni.
Due tipi di acidi grassi, omega-3 e omega-6, non possono essere prodotti dal nostro corpo e così devono venire assunti attraverso la nostra alimentazione. Sono chiamati "acidi grassi essenziali" (EPA), e se ne abbiamo una quantità adeguata possiamo utilizzarli per costruire gli altri acidi grassi di cui abbiamo bisogno. I supplementi a base di acidi grassi essenziali sono stati utili a molte persone con allergie, anemie, artrite, cancro, candida, depressione, diabete, pelle secca, eczema, affaticamento, problemi cardiaci, infiammazioni, sclerosi multipla, sindrome premestruale (PMS), psoriasi, metabolismo pigro, infezioni virali, ecc.
Gli acidi grassi naturali, contengono un doppio legame di una configurazione particolare chiamata anche "cis" dai biochimici. La cis fa sì che la molecola sia curvata in modo che i due atomi di idrogeno siano dallo stesso lato del doppio legame. Questo significa che i legami tra le molecole sono deboli, risultando un punto di fusione più basso
La margarina viene prodotta aggiungendo atomi di idrogeno alle molecole dei grassi per renderle più saturate, elevando il punto di fusione del grasso, in modo che rimanga solido a temperatura ambiente. Questo processo chiamato "idrogenazione", per innescare la reazione richiede la presenza di un catalizzatore metallico e temperature di circa 260°C.
L'idrogenazione è diventata popolare in America perché questo olio non deperisce o diventa rancido così velocemente come gli oli normali e pertanto ha una durata maggiore. Potete lasciare un mattoncino di margarina sul tavolo per anni e non sarà intaccato da larve, insetti o roditori.
La margarina è un non-cibo! Sembrerebbe che soltanto gli umani siano così pazzi da cibarsene. Dato che i grassi nella margarina sono parzialmente idrogenati, i produttori possono dichiarare che è un prodotto "polinsaturo" e vendercelo come cibo sano.
Dato che questi grassi non esistono in natura, il nostro organismo non sa come comportarsi in modo efficace con loro, che agiscono come veleno su reazioni cellulari critiche. Il corpo tenta di usarli come se fossero buoni, avvolgendo le membrane cellulari.
Ciò altera il normale apporto di minerali e di altri nutrienti, permettendo ai microbi delle malattie e ai composti chimici tossici di entrare nelle cellule più facilmente. Risultato: malattia, cellule indebolite, limitate funzioni organiche e sistema immunitario esaurito.
Tali grassi possono anche deviare il normale meccanismo fisiologico per l'eliminazione del colesterolo. Il fegato stiva l'eccesso di colesterolo nella bile e lo invia alla cistifellea che lo svuota nell'intestino tenue giusto sotto lo stomaco. I trans-grassi bloccano questa conversione e contribuiscono ad elevare il livello di colesterolo nel sangue.
Molti di questi problemi sono noti da 15-20 anni, ma sono stati largamente ignorati negli USA. In Europa, sono limitati nelle produzioni alimentari, e alcuni paesi permettono non oltre lo 0.1% di contenuto. Al contrario, negli USA le margarine possono contenerne dal 30 al 50%.
Secondo il Dott. Russel Jaffe, un noto ricercatore medico, gli allevatori non nutrono i loro suini con trans-grassi altrimenti questi morirebbero mangiandoli.
La margarina non è l'unico prodotto alimentare sul mercato con un contenuto significativo di trans-acidi. Ogni alimento che reca la scritta "idrogenati" o "parzialmente idrogenati" sull'etichetta contiene trans-grassi. Essi includono molti prodotti da forno quali pane, crackers, stuzzichini, oli vegetali raffinati.
Evitate anche i prodotti contenenti olio di semi di cotone. Il cotone non è considerato una coltivazione commestibile per cui viene abbondantemente irrorato con pesticidi altamente tossici.
Fonti principali di acidi omega-3:
Le fonti principali sono olio di semi di lino organici e pesci come sgombri, sardine, tonni, trote e salmoni. Questi pesci non andrebbero fritti, e al contrario del pollo e del tacchino, andrebbe mangiato con la pelle, dato che è qui che c'è la maggior concentrazione di grassi desiderabili.
Alternative:
Per cucinare, usate burro invece della margarina. Anche il burro ha dei problemi, come residui ormonali e pesticidi, ma è un alimento completo. Una alternativa migliore sarebbe il burro liquefatto di bufala, o burro purificato. Usate olio di oliva, non friggete con oli leggeri polinsaturi come quelli di girasole, cartamo o mais. Si ossidano prontamente in dannosi radicali liberi alle alte temperature. Usate olio di oliva extravergine, pressato a freddo, di prima spremitura, preferibilmente con un colore verdastro e sedimenti sul fondo.

Bene, questa era solo un infarinata. Documentatevi perchè le cose da sapere su quello che ci danno da mangiare fa schifo!!!!
Gli articoli sopra li ho presi da
www.disinformazione.it che ringrazio e vi invito a leggere accuratamente.

Altri link riguardanti l'argomento che ringrazio:

http://grillitiberini.splinder.com/post/15914975/SALUTIAMOCI!

http://www.beppegrillo.it/2005/12/ferramenta_ambu.html
http://www.scribd.com/doc/5571064/Autodifesa-Alimentare