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mercoledì 4 marzo 2009

ancora da Bergamo

Bergamo, al corteo di Forza Nuova
il saluto fascista del prete lefebvriano

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Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce “gesuita itinerante”. Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo

di Paolo Berizzi

E il prete benedì i camerati con il saluto romano. Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce "gesuita itinerante". Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo: più che altro una parata militare, con i militanti forzanovisti che hanno marciato per le vie del centro muniti di caschi e bastoni. Tra saluti romani, "boia chi molla" e qualche "Sieg Heil", la manifestazione ha accompagnato l'inaugurazione della nuova sede del movimento di estrema destra.

GUARDA Le foto

Nel pomeriggio si sono registrati duri scontri tra polizia e antagonisti dei centri sociali riuniti in un presidio di protesta: il video del giovane preso a manganellate dai poliziotti ha fatto il giro del web. Oltre ai provvedimenti per gli autori degli incidenti, anche la marcia neofascista avrà uno strascico giudiziario: è pronta un'altra pioggia di denunce per chi ha sfilato con caschi e bastoni. E a far discutere, ora, è anche la presenza di don Giulio Tam.

In una delle foto pubblicate dal quotidiano online www.bergamonews.it si vede il prete "in camicia nera" che si esibisce nel saluto romano davanti a un centinaio di camerati che marciano in fila, molti a volto coperto. Al suo fianco, il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis, e il responsabile provinciale Dario Macconi, quest'ultimo figlio del consigliere regionale lombardo, e presidente provinciale bergamasco di An, Pietro Macconi.

Originario della Valtellina, Giulio Tam è nipote di Angela Maria Tam, fucilata dai partigiani nel 1945. Cappellano dei gruppi di destra, già candidato con Alternativa sociale alle ultime elezioni europee, non ha mai fatto mistero del suo tradizionalismo e si è battuto contro le posizioni di "riconciliazione storica" espresse da Gianfranco Fini.

Manganellate e piedi sulla testa
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Gli incidenti durante la manifestazione degli antifascisti per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova

Le immagini arrivano da Bergamo e sono durissime: un giovane, fermato durante la manifestazione della sinistra antagonista per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova (un movimento di estrema destra), viene trattenuto a terra da un poliziotto che gli tiene un piede sulla testa. Nel video si vede anche il giovane colpito a manganellate da altri agenti mentre un amico, che viene preso a parolacce dagli stessi poliziotti, cerca di intervenire.

VIDEO Le manganellate

Nel corso degli incidenti, avvenuti sabato pomeriggio, circa cinquanta persone sono state portate in questura e una decina di uomini delle forze dell'ordine sono rimasti contusi e sono stati medicati al pronto soccorso. Una denuncia arriva anche dal direttore del telegiornale di Canale Italia, Angelo Cimarosti, il quale denuncia che "un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato".

Luciano Muhlbauer, consigliere regionale di Rifondazione comunista, accusa che sono stati utilizzati "due pesi e due misure" e chiede chiarimenti ai vertici della polizia e al ministero dell'Interno: "Le forze dell'ordine hanno non solo permesso, ma perfino protetto un corteo non autorizzato del movimento neonazista Forza Nuova, con tanto di esibizione di simbologia fascista e soprattutto di squadre organizzate e armate di spranghe, mentre poco dopo sono stati caricati con rabbia e rastrellati a decine i manifestanti antifascisti".

Il padre del ragazzo preso a manganellate
"Siamo pronti a denunciare i poliziotti"

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Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo
"Mio figlio è un bravo ragazzo e non un delinquente". Il padre del ragazzo insultato e preso a manganellate dai poliziotti a Bergamo, sabato scorso, scrive al quotidiano L'Eco di Bergamo dopo aver visto il video dell'episodio e annuncia che "ci rivolgeremo alla magistratura perché credo che la legge e il suo rispetto valga per tutti".
L'unica colpa del ragazzo - si legge nella lettera - "era di avere il casco in mano (perché era in motocicletta). Quando mi ha chiamato per dirmi che era in questura mi sono arrabbiato tantissimo. Poi ho visto il video e sono rimasto sconcertato". Il ragazzo, scrive ancora il padre, è stato denunciato per sedizione. "Viviamo in un Paese libero e non nel Cile di Pinochet, a cui mi hanno riportato queste immagini".

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