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lunedì 3 novembre 2008

ERRICO MALATESTA


"Lo Stato è come la religione, vale se la gente ci crede."

Errico Malatesta nasce il 14 di dicembre del 1853, a Santa Maria Capua Vetere, una città di presidio. I suoi genitori erano modesti proprietari terrieri, di idee liberali. All’età di quattordici anni, scrive una lettera, insolente e minacciosa, diretta al Re Vittorio Emanuele II. La polizia prende molto sul serio tale corrispondenza: Malatesta viene arrestato e riesce a stento a mettersi in salvo. Il presagio di suo padre, in quell’occasione, non è certo dei più incoraggianti: “Povero figlio mio, mi spiace dovertelo dire, ma di questo passo finirai per essere impiccato”.
Non appena saputo dell’insurrezione a Parigi del 1871, aderisce alle idee dell’Internazionale e, diciassettenne, si reca in Svizzera per conoscere Michail Bakunin. Da quel momento diventa uno dei rivoluzionari più conosciuti del suo tempo. Pubblica il giornale “La Questione Sociale”, prima a Firenze, tra il 1883 e il 1884, quindi a Buenos Aires (1885-1886) e, infine, a New York, dal 1899 al 1900. Durante la sua vita, costituisce gruppi di compagni, sindacati e gestisce varie pubblicazioni, è a capo di insurrezioni, scrive alcuni brevi libri e, soprattutto, riesce a mantenere unita la “famiglia anarchica”, salvandola dalle sue tendenze centrifughe. Nel tempo, pubblica anche i giornali “L’Associazione”, “L’Agitazione”, “Volontà”, “Umanità Nova” e “Pensiero e Volontà”.
Malatesta passò trentacinque anni della sua vita in esilio, diffondendo “l’idea” in Spagna, Francia, Svizzera, Inghilterra, Portogallo, Egitto, Romania, Austria-Ungheria, Belgio, Olanda, Stati Uniti, Cuba e Argentina.

Nel 1874 finì in carcere , per avere guidato un’insurrezione in Puglia. Tre anni dopo, a capo di una banda di anarchici, Malatesta occupò il comune di Letino, dove, in presenza dei contadini, destituì il Re Vittorio Emanuele e ordinò di bruciare i registri fiscali della regione. Insieme alla stessa banda, si diresse quindi verso il paese di Gallo, dove fecero abolire la misura attraverso cui si stimava l’imposta sul macinato. Per questo Malatesta fu nuovamente processato e condannato a tre anni di prigione, dei quali ne scontò soltanto uno. Ma ebbe poi occasione di “rifarsi”, passando diverse volte per le carceri.
Nel 1885, grazie al nome che si era ormai fatto negli ambienti anarchici, riuscì a evitare un ordine di arresto impartitogli da Firenze introducendosi in una nave, nascosto in una cassa che conteneva anche una macchina per cucire. Giunse così in Argentina, munito di un comune passaporto da clandestino. Una volta arrivato a Buenos Aires, si mise in contatto con gli anarchici italiani, riuniti nel Círculo Comunista Anárquico e, quasi immediatamente, riprese la pubblicazione de “La Questione Sociale”, distribuita gratuitamente e della quale uscirono quattordici numeri. In questa città lavorò inizialmente, insieme al compagno Natta, come meccanico elettricista, in un’officina di sua proprietà che poi fallì; quindi si occupò della produzione di vino. Rimase in Argentina fino al 1889.
Durante tutta la sua vita, per metà passata tra carcere, esilio e arresti domiciliari, Malatesta si distinse per il suo senso pratico e per le sue capacità organizzative e propagandistiche. Non fu mai un sognatore: rimase sempre convinto che la volontà umana era più importante della “inevitabilità storica” della rivoluzione e che nessuna formula utopistica poteva sostituirsi all’analisi precisa delle congiunture storiche. E, tuttavia, anche lui finì per addentrarsi in Patagonia.

Malatesta viene arrestato per la prima volta alla verde età di quattordici anni, per aver scritto a Vittorio Emanuele II una lettera di insulti e minacce. Quando va a studiare medicina a Napoli, si unisce a uno sciopero e viene espulso dalla facoltà. Si informa su quel che sta succendendo a Parigi - siamo nel 1871 e a Parigi c’è l’esperienza rivoluzionaria della Comune - e si unisce al primo sindacato mai esistito, l’Internazionale dei lavoratori.

Nel 1872 va in Svizzera, partecipa alla riunione di Saint-Imier, dove prende forma la corrente antiautoritaria dell’Internazionale, e conosce Bakunin.
Nell’inverno 1876-1877 prepara con Cafiero, Ceccarelli, Stepnijak ed altri 21 compagni, il moto insurrezionale di Benevento, formando la cosiddetta "banda del Matese".
Nel maggio 1877 la Banda del Matese è pronta, e agisce sui monti fra Benevento e Campobasso, arrivando nei piccoli comuni e proponendo con un certo successo la rivoluzione sociale, l’abolizione della tassa sul macinato e la distruzione dei registri fiscali e della proprietà. Il governo italiano risponde mandando l’esercito e mettendo fuori legge l’Internazionale; circondati e presi, gli anarchici vengono processati a Benevento nell’agosto del 1878, e tutti assolti. Ma nel 1878 l’anarchico Passannante pugnala re Umberto I, e ricercato senza posa dalla polizia, Malatesta incomincia a spostarsi.

Malatesta era uno specialista di rivoluzione, sia in pratica che in teoria. La Banda del Matese usava una tecnica abbastanza comune fra anarchici e socialisti all’epoca: quella di fare una piccola rivoluzione, con la speranza che ne nascesse una più grande. Malatesta iniziava le rivoluzioni, ma non le finiva: perché Malatesta non faceva rivoluzioni nel nome di nessuno, ma lavorava in modo "sperimentale", creando spazi liberi e vedendo se in quegli spazi si venivano a creare forme anarchiche. Se no, ripartiva in esilio e riprovava qualche tempo dopo... ma a differenza di tanti "rivoluzionari", evitava attentamente di creare una struttura di tipo statale e autoritario, chiamarla "rivoluzionaria" e imporla.

I teorici anarchici prima di Malatesta avevano pensato a un’Anarchia fondata su basi "oggettive", su una certa realtà delle cose; Malatesta no. Per lui l’anarchia non è né scientifica e necessaria, né definita per forza di cose: "l’Anarchia [invece] è un’aspirazione umana, che non si fonda sopra nessuna vera o supposta necessità naturale, che potrà realizzarsi o non realizzarsi secondo la volontà umana". Posto che l’Anarchia è un fine a cui si aspira, Malatesta propone la parola "Anarchismo" per indicare i mezzi per arrivare all’Anarchia. Poi, anche osservando bene sia la rivoluzione russa sia l’avvento del fascismo, Malatesta si pone il problema di come fare Anarchismo. Innanzitutto, serve uno spazio libero; poi, serve tenerlo libero; e poi fare a tutti una proposta anarchica, e se piace, verrà scelta. L’Anarchia, che è libera scelta, non la si può infatti imporre con la forza, anche se la forza sembra necessaria per aprire uno spazio libero e per tenerlo libero da ogni dominio, aperto all’esperienza di forme sociali nuove. Nel frattempo, non bisogna scambiare i mezzi con i fini; Malatesta ha criticato gli anarchici che mettevano l’aspirazione all’Anarchia dopo obiettivi più limitati, come ad esempio faceva l’anarco-sindacalismo. Ma soprattutto, Malatesta ha visto e proposto un metodo libertario, aperto, veramente anarchico, per andare verso l’Anarchia.




1 commento:

  1. Cose che gia` ho letto e rileggo volentieri qui`.
    Bel post

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