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lunedì 2 marzo 2009

Bergamo Antifascista 28\02\2009



preso da http://lombardia.indymedia.org
autore:
Marco Santopadre
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Una telecamera sfasciata da una manganellata ed il sospetto che, guardando anche le sequenze sul sito www.youreporter.it, non si sia trattato di un caso.
Lo sostiene il direttore del Tg di Canale Italia Angelo Cimarosti, in merito ai fatti avvenuti ieri a Bergamo durante l'inaugurazione di una sede di Forza nuova duramente contestata da un migliaio di antifascisti della città e di altri territori limitrofi.

''Ieri nel corso degli scontri tra polizia e manifestanti a Bergamo - rileva Cimarosti - un agente di polizia ha deliberatamente più volte manganellato il collega videoreporter del Tg di Canale Italia che stava documentando i fatti. Questo nonostante fosse evidente quale lavoro stesse facendo e si fosse più volte qualificato''.
''A farne le spese fortunatamente solo la telecamera e la possibilità di poter svolgere correttamente il mestiere di informare - aggiunge Cimarosti -. Credo che una seria e serena spiegazione da parte del questore di Bergamo e una costruttiva presa di posizione da parte dell'Ordine dei Giornalisti possa essere utile a circoscrivere questo grave episodio a un caso singolo e non ad una tendenza generale. Nella delicata gestione dell'ordine pubblico la stampa deve essere tutelata almeno quanto chi ha diritto a manifestare''.

Intanto le autorità hanno reso noto che saranno interrogati solo domani, in carcere, i due antifascisti arrestati ieri sera a Bergamo dopo una caccia all’uomo che aveva portato al fermo di ben 60 manifestanti.





preso da http://lombardia.indymedia.org
Inserito da Anonimo il Dom, 01/03/2009 - 11:22
autore:
G.A.P.
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Aclune immagini del corteo fascista del 28/02/09 a Bergamo. Come si può vedere dalle foto (tratte da un giornale on-line) i fascisti erano ben atrezzati di mazze e bastoni dal diametro di almeno un paio di dita. La polizia li ha scortati facendoli sfilare anche senza permesso. Magari la prossima volta gli presterà i Tonfa e insegnerà loro come usarli.
Foto del corteo fascista a Bergamo: mazze, bastoni e caschi.
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http://lombardia.indymedia.org
autore:
Antifascist@ bergamasch@

Oggi, sabato 28 febbraio, a Bergamo la Questura ha dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso: i fascisti di forza nuova sono stati fatti sfilare - nonostante non avessero neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo - con tutto il loro armamentario da apologia del fascismo e caschi e spranghe bene in vista, mentre le forze dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera deliberata e gratuita i manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN.
Alla fine della riuscita e determinata manifestazione antifascista il questore ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la Celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi: persone prese e sbattute a terra, tenute a terra ad anfibiate, picchiate.
Video e fotografie inchiodano le scelte scriteriate e autoritarie del questore Rotondi che ha dato precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare - a fine manifestazione - più manifestanti possibili.
Chiediamo le immediate dimissioni di un questore che si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin e ha disposto il fermo di 60 manifestanti, facendo caricare anche chi fuori dalla questura chiedeva semplicemente informazioni sui fermati.
L’apertura di una sede di forza nuova è una vergogna per Bergamo, così come il comportamento della polizia oggi in piazza.
Contro il fascismo e i suoi “padrini” [in divisa o seduti in parlamento, tanti sono i legami fra FN Bergamo e Alleanza Nazionale] non un passo indietro.
Chiediamo l’immediata liberazione di tutt* i compagn* arrestati e pestati brutalmente dalla polizia.

Antifascisti/e bergamaschi/e

qui il video che ricostruisce la giornata e gli abusi della polizia:
http://vimeo.com/3415274

mercoledì 11 febbraio 2009

COX 18

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Milano 27 gennaio 2009

COMUNICATO STAMPA


Oggi abbiamo appreso dalla stampa che il sindaco Letizia Moratti avrebbe intenzione di occuparsi dei materiali dell'Archivio Primo Moroni e che vorrebbe addirittura spostarli in una non meglio identificata sede del Comune di Milano.

Se questa giunta avesse avuto minimamente a cuore l'Archivio Primo Moroni non avrebbe mandato ingenti forze di polizia e militarizzato un intero quartiere per sgomberare il centro sociale Cox 18, cercando di bloccarne la più che trentennale attività e impedendo la libera fruizione sociale dei materiali dell'Archivio e della Calusca City Lights.

Se a muoverla fosse stato qualcosa di diverso da una volontà di mostrare i muscoli la cui protervia è pari solo all'ignoranza e all'avidità già dimostrate in troppe altre occasioni, avrebbe invece rispettato la loro collocazione nel luogo in cui Primo aveva deciso dovessero stare.

Ribadiamo quindi che per noi familiari la sede naturale dell'Archivio Primo Moroni è il centro sociale di via Conchetta 18 e che se questa amministrazione s'illude di fare diversamente incontrerà la nostra più ferma opposizione.

Cox 18, l'Archivio Primo Moroni e Calusca City Lights sono affasciati e difesi da quella solidarietà attiva che si è espressa durante tutti questi giorni. Non si toccano.

Sabina, Maysa, Anna e Chiara, familiari di Primo Moroni

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VIDEO SULLO SGOMBERO DEL COX 18

http://www.streamit.it/index.htm?v=1f5401a85672f89663ccc9801811eed2


Iniziative per il COX 18


Appello per le iniziative in solidarietà con il c.s.o.a. Cox 18

Riprendiamoci Cox 18, la Calusca e l’archivio Primo Moroni


Il 22 gennaio 2009 alle 7.00 del mattino un centinaio di poliziotti è entrato nel Centro Sociale Conchetta, fondato più di 33 anni fa e della libreria Calusca nata nel 1971 e del prezioso e storico archivio Primo Moroni.

La risposta della città è stata tempestiva, in breve si sono radunati davanti ai blindati delle forze dell’ordine molti compagni, amici, abitanti del quartiere.

Si tratta di uno sgombero illegale che non tiene conto di una causa intentata dal comune al centro sociale nel mese di luglio 2008 per la riappropriazione dei locali, una vertenza ancora in corso. Il vicesindaco De Corato, da sempre in prima linea contro le realtà cittadine non omologate, scarica su questore e prefetto la responsabilità dell’operazione. Il Pubblico Ministero sostiene di essere stato avvisato a giochi fatti. Poco importa, tutti, invece, concordano che l’importanza dell'operazione è che il Comune non perda il valore dell’area. Si tratta di una questione “patrimoniale”, come se questo bastasse a spiegare e a giustificare tutto. CONTINUA A LEGGERE...

COX18 : Intervista con Tiziana Villani, direttrice di Millepiani

Petizione online contro lo sgombero del CONCHETTA
http://www.petitiononline.com/cox18/petition.html

Wikipedia in mano a fascisti e maschilisti?

lunedì 9 febbraio 2009

Situazione carceraria italiana


Ciao a tutte/i il materiale qui di seguito l'ho preso dal sito RISTRETTI.IT (per leggere la versione integrale degli articoli e i link sui dossier clicca su contiua a leggere o sul link, apparirà il sito ristretti.it, guardate a sinistra e cliccate su morire di carcere li troverete tutto)


Presentazione del dossier "Morire di carcere"


Il dossier "Morire di carcere" rappresenta un contributo importante per far conoscere all’opinione pubblica le reali condizioni del carcere, a cominciare dallo stato di difficoltà e, a volte, di abbandono in cui si trova la sanità penitenziaria.

La parte principale del dossier è costituita dalle storie (alcune di poche righe, altre di una pagina) dei detenuti morti nelle carceri italiane, per suicidio, per malattia, per overdose, per "cause non accertate". Siamo riusciti a restituire un’identità a centinaia di loro, togliendoli dall’anonimato delle statistiche sugli "eventi critici".

Per altrettante persone, morte in carcere, non c’è stato modo di sapere nulla nonostante la rassegna stampa (che ha fatto da base per l’indagine) contenesse notizie tratte da tutti i principali quotidiani nazionali e da molti giornali locali: la conclusione più logica è che, ogni due detenuti che muoiono, uno passa "inosservato".

Una seconda sezione del dossier raccoglie notizie e riflessioni tratte dai giornali carcerari: testimonianze di detenuti che conoscevano le persone morte, a volte degli stessi compagni di cella.

Inoltre contiene materiali tratti da inchieste delle Associazioni impegnate in difesa dei diritti civili (A buon diritto, Antigone, Nessuno tocchi Caino, Osservatorio Calamandrana, etc.), alcuni articoli di Adriano Sofri e Sergio Segio, un’intervista al direttore del carcere "Le Vallette" di Torino, Pietro Buffa, sui "gruppi di attenzione" al disagio psichico attivi nell’istituto che dirige.

Il dossier Morire di carcere è stato presentato ufficialmente in una conferenza stampa a Montecitorio, con la partecipazione degli On. Marco Boato (Gruppo Misto), Enrico Buemi (Sdi), Ruggero Ruggeri (Margherita), e di Franco Corleone (ex Sottosegretario alla Giustizia con delega alle carceri), Livio Ferrari (Presidente Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia), Sergio Segio (Gruppo Abele), oltre che di volontari e detenuti del Centro di Documentazione Due Palazzi di Padova.CONTINUA A LEGGERE...


L'informazione giornalistica sulle morti in carcere


"I detenuti sono uomini, non numeri". Forse questo è un pensiero poco originale, sono in tanti che lo ripetono… e qualcuno ci crede anche. Poi sfogli una rassegna stampa sul carcere e trovi molti articoli che sembrano proprio note contabili: c’è il numero totale dei detenuti, di quelli che sarebbero di troppo rispetto alla "normale capienza", degli stranieri e dei tossicodipendenti, per finire con gli autolesionisti ed i morti suicidi.

Questa catena di cifre ricorda tanto le cronache di guerra, con le dimensioni degli eserciti, dei "corpi speciali" di combattenti e, infine, con il bilancio di morti e di feriti. La propaganda bellica si cura di far apparire i nemici come semplici quantità numeriche e, allo stesso tempo, di umanizzare i propri soldati, riprendendo la loro partenza - tra abbracci, baci e lacrime -, magari mostrandoli mentre soccorrono gente bisognosa, mentre pregano o giocano a carte. Allora, il parallelo con l’informazione "dall’interno" potrebbe avere un senso parlando di lotta alla criminalità, piccola e grande, con la contrapposizione tra le forze benigne mobilitate dalla società civile ed i delinquenti, disumani e disumanizzati.CONTINUA A LEGGERE....


I suicidi in ambito penitenziario


Nelle carceri italiane i detenuti si tolgono la vita con una frequenza 19 volte maggiore rispetto alle persone libere e, spesso, lo fanno negli istituti dove le condizioni di vita sono peggiori, quindi in strutture particolarmente fatiscenti, con poche attività trattamentali, con una scarsa presenza del volontariato.

In alcuni casi le persone che si sono tolte la vita erano affette da malattie invalidanti e ricoverate in Centri Clinici Penitenziari, ma sembra che sia l’allocazione in un determinato reparto a rappresentare il principale fattore di rischio, più che la gravità della patologia: nel Braccio "G14" (Infermeria) di Rebibbia, nel Reparto Malattie Infettive di Marassi, come nel C.O.C. (Reparto Osservazione per Tossicodipendenti) di San Vittore, si sono uccisi anche detenuti che non erano gravemente ammalati. Forse il fatto di raggruppare i detenuti in base al loro stato di salute, con l’occasione di specchiarsi quotidianamente nella doppia sofferenza dei compagni, quella della detenzione e quella della malattia, contribuisce a far perdere ogni speranza. CONTINUA A LEGGERE....


L'assistenza sanitaria disastrata


Oltre 100 detenuti l’anno muoiono per "cause naturali" nelle carceri italiane. Raramente i giornali ne danno notizia. A volte la causa della morte è l’infarto, evento difficilmente prevedibile. Altre volte sono le complicazioni di un malanno trascurato o curato male. Altre volte ancora la morte arriva al termine di un lungo deperimento, dovuto a malattie croniche, o a scioperi della fame.

A riguardo di questi ultimi casi, va detto che i tribunali applicano in maniera molto disomogenea le norme sul differimento della pena per le persone gravemente ammalate (art. 146 e art. 147 c.p.) e, spesso, la scarcerazione non viene concessa perché il detenuto è considerato ancora pericoloso, nonostante la malattia che lo debilita.CONTINUA A LEGGERE....


Le morti per "cause non chiare" e per overdose


In questa categoria possiamo distinguere due gruppi principali

  1. i casi nei quali la causa della morte non è circostanziata a sufficienza dall’informazione giornalistica, cioè dove l’uso di termini generici come "malore", "arresto cardiocircolatorio", etc., chiarisce ben poco e i casi di overdose, provocata da droghe, da psicofarmaci e alcool, dal gas delle bombolette da camping;

  2. i casi nei quali le versioni ufficiali presentano zone d’ombra ed incongruenze tali da far nascere il sospetto che mascherino degli episodi di maltrattamenti ad opera di agenti o di violenza da parte altri detenuti.

Il primo gruppo è il più consistente, dal punto di vista del numero dei casi descritti, e comprende i collassi causati da un eccesso di farmaci, le overdose da eroina, le morti conseguenti all’uso del gas delle bombolette a scopo stupefacente, ma anche quelle imputabili a patologie che non erano state diagnosticate per tempo, o curate male, o non curate affatto.CONTINUA A LEGGERE....


Per mantenere alto il livello d'attenzione sulle morti in carcere

Attivare un monitoraggio permanente sulle morti in carcere (per suicidio, malattia e "altre cause") anche avvalendosi delle informazioni raccolte dalle associazioni di volontariato e dai giornali carcerari, in modo da dare al carcere quella "trasparenza" che gli organi istituzionali non sembrano voler concedere di propria iniziativa.CONTINUA A LEGGERE....

Dossier "Morire di carcere" speciale ergastolo e 41bis

Negli ultimi due mesi il numero dei suicidi nelle carceri italiane è tornato sui livelli precedenti
all’indulto: infatti sono stati 10 i detenuti a togliersi la vita tra aprile e maggio e c’è un dato inedito
e preoccupante: 4 di loro erano ergastolani (o in attesa di giudizio per reati puniti con l’ergastolo). Il
2 giugno, infine, si è ucciso a L’Aquila Carmine Chirillo, sottoposto al regime di 41-bis, il
cosiddetto “carcere duro”.CONTINUA A LEGGERE....

Le storie dei detenuti "morti di carcere" anno per anno

Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2008
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2007
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2006
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2005
Il dossier "Morire di carcere" dell'anno 2004
Il dossier "Morire di carcere" del 2002-2003

I video sul carcere da ristretti.it
http://www.ristretti.it/video/index.htm

Video i problemi della sanità in carcere
preso dal sito RETI-INVISIBILI.NET
http://movies4.arcoiris.tv/movies/27_04_2006/intervista_poggi_06_04_2006_big.wmv
Il Sindacato Autonomo Infermieri (SAI) mette sul tavolo i problemi della sanità in carcere Marco Poggi è segretario del SAI, sindacato autonomo infermieri. Sandro Quaglia è vice-segretario del SAI e vice-presidente del Forum nazionale sanità penitenziaria, per la tutela della salute in carcere. In questo colloquio raccontano del ruolo dell'infermiere all'interno della struttura penitenziaria e dei problemi, quotidiani e generali, con cui deve misurarsi. Ne emerge un quadro critico, a tratti disperante, al quale può porre rimedio solo un radicale cambiamento dell'approccio alle problematiche del carcere e alle ipotesi per la loro risoluzione. Marco Poggi ha lavorato a lungo nel carcere di Bologna e ha perso il lavoro dopo aver denunciato gli abusi cui ha assistito a Bolzaneto, nei giorni del G8 di Genova. Sandro Quaglia lavora nel carcere di Velletri.

All'aria racconti dal carcere del Piazzo


"Eventi critici" così si muore in carcere ( dal sito oltrelesbarre.splinder.com )
Dopo appena un anno e mezzo, è svanito l'effetto indulto e i penitenziari sono di nuovo affollati. Anche le morti in cella non calano: 117, di cui 42 suicidi. Con qualche caso «sospetto» (Dario Stefano Dall'Aquila)

Si muore, nelle carceri italiane, prima e dopo l'indulto. Nell'anno appena terminato 117 morti, di questi 42 sono suicidi. Nel 2006 i morti sono stati 134, di cui 50 suicidi. Nel 2005 le morti sono state 172, 57 i suicidi. Si muore con la testa infilata in un sacchetto pieno di gas, impiccati con le proprie lenzuola, di overdose, di morti improvvise che non trovano spiegazioni ma che lasciano inspiegabili segni sui corpi. In termini tecnici, nella vita di un carcere, questi episodi si definiscono «eventi critici», un modo elegante per non usare le parole morte e violenza.CONTINUA A LEGGERE...

Nelle carceri italiane negato il diritto all'affettività(http://www.osservatoriorepressione.org/)
È una pena accessoria non scritta. Ossia l'affettività negata dal carcere. Perché la porta che si chiude alle spalle del detenuto lascia fuori anche la possibilità di coltivare gli affetti. E nega, quindi, ai detenuti anche la possibilità di avere incontri anche intimi o sessuali con i propri partner.
Riccardo Arena di Radio carcere spiega: «Il problema non è quello che funziona ma quello che non c'è. Si fa prima a dire cosa c'è e come si va avanti, con sale colloqui sistemate in cameroni dove tutti sono assieme. È chiaro che l'intimità sparisca». Non è tutto. «La pena ha come effetto, scontata in questo modo, quello di distruggere anche le famiglie. Diciamo pure che la mancanza di affetto e affettività tra detenuti e parenti è una pena accessoria non scritta ma veramente grave».CONTINUA A LEGGERE...

Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 1\2


Eccessi di sicurezza Roberta compagna di Aldo Bianzino 2\2


Giustizia: ecco la "top ten" delle peggiori carceri italiane (preso dal sito Senza Soste.it)

1° classificato il carcere dell'isola di Favignana

Dal punto di vista geografico, Favignana è l'ultimo carcere d'Italia. Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane. Si tratta di una piccola struttura, che ospita 85 detenuti. Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è costruito sotto terra. Si deve scendere per andare negli uffici del carcere. Ancora più in profondità c'è l'infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.CONTINUA A LEGGERE...



Trattato Italia Libia

TRATTATO ITALIA-LIBIA in questa pagina il testo completo del DDL 2041

TRATTATO ITALIA-LIBIA
APPELLO AI SENATORI ITALIANI CONTRO LE DEPORTAZIONI E LE VIOLENZE A DANNO DEI MIGRANTI AFRICANI IN LIBIA

Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.
Con questo appello vogliamo rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film COME UN UOMO SULLA TERRA e dall’osservatorio FORTRESS EUROPE ed oggi firmata già da oltre 2500 persone. CONTINUA A LEGGERE...
http://www.lettera22.it/


Vincenzo Caldarola "Come un uomo sulla Terra"



COME UN UOMO SULLA TERRA Per la prima volta in un film, la voce diretta dei migranti africani sulle brutali modalità con cui la Libia controlla i flussi migratori, su richiesta e grazie ai finanziamenti di Italia ed Europa.
Un film di Riccardo Biadene, Andrea Segre, Dagmawi Yimer Regia di Andrea Segre e Dagmawi Yimer in collaborazione con Riccardo Biadene



ACCORDO ITALIA LIBIA SUI MIGRANTI (articolo dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione)
L’ASGI esprime estrema preoccupazione per l’ accordo raggiunto, dopo trattative coperte dal più stretto riserbo, tra il Governo italiano ed il Governo libico in materia di contrasto all’immigrazione irregolare, accordo di cui il Ministero dell’Interno ha dato notizia con un laconico comunicato emanato il 29 dicembre 2007. La condizione dei migranti irregolari, arrestati o detenuti in Libia, denunciata da diverse agenzie umanitarie, e testimoniata da coloro che, giunti in Italia, hanno avuto accesso alla procedura di asilo, rimane ben lontana dall’effettivo rispetto dei diritti fondamentali della persona. I futuri tentativi di respingimento in mare, attuato con il pattugliamento congiunto italo libico delle acque prospicienti quel paese, potranno essere causa di ulteriori tragedie, aumentando il numero già impressionante delle vittime. CONTINUA A LEGGERE...



Libia: ecco le foto dei campi di detenzione
Siamo i primi giornalisti autorizzati a visitare le carceri libiche dove sono detenuti i migranti e i rifugiati arrestati sulle rotte per Lampedusa. Queste sono le poche foto che sono riuscito a scattare, di nascosto, durante quelle visite. A Sebha, Zlitan e Misratah. Nel novembre 2008.
http://fortresseurope.blogspot.com/
Fortress Europe è una rassegna stampa che dal 1988 ad oggi fa memoria delle vittime della frontiera: 13.413 morti, di cui 5.181 dispersi. Sono soprattutto naufragi, ma anche incidenti stradali di tir carichi di uomini nascosti insieme alle merci. È il caldo nel Sahara o le nevi dei valichi montuosi, sono le mine dei campi di Evros, in Grecia, sono gli spari della polizia marocchina, dell'esercito turco o le torture delle carceri in Libia e Algeria. Per chi viaggia da sud, in un modo o nell´altro, di frontiera non è difficile morire...CONTINUA A LEGGERE


SUI DIRITTI NEGATI AI MIGRANTI (articolo di gennarocarotenuto)
L’Italia è oggi un paese dove non solo non sono più in vigore di fatto numerosi articoli della Costituzione repubblicana del 1948 ma dove non vale più neanche la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Una parte della popolazione, tra 800.000 e un milione di persone, è costretta a vivere nella paura e nel ricatto, lavorare in silenzio nello sfruttamento e nell’illegalità, pena la deportazione. CONTINUA A LEGGERE....

martedì 13 gennaio 2009

Tibet, Ossezia, Gaza. Tre paesi, tre misure, una strategia

Tibet? Tibet? Ma non era finita la storia del Tibet? Non si sono poi messi d’accordo?

No, la storia del Tibet non è cambiata di una virgola, anzi è completamente cambiata. Nel senso che…

Facciamo un passo indietro.

Dunque, la Cina sta preparando le olimpiadi, un paio di monaci partono a piedi da Dharamsala per portare a Beijing un messaggio di pace…

Intanto a Lasha, al termine di una manifestazione pacifica per una maggior autonomia, scoppiano una serie di incidenti che culminano con gravi scontri con la polizia, il saccheggio di numerosi negozi, l’incendio della moschea e il linciaggio di commercianti cinesi, soprattutto musulmani. Viene applicato il coprifuoco, l’esercito e la polizia cinese rastrellano la cittá alla ricerca dei responsabili. Seguono numerosi arresti. Sui giornali di tutto il mondo rimbalzano notizie contraddittorie che vorrebbero testimoniare eccessi da una parte e dall’altra accompagnate da immagini che vengono puntualmente smascherate come false o scattate in altri luoghi o in altri tempi. La protesta indignata si leva unisono in tutti gli angoli del mondo. Il passaggio della fiaccola olimpica è accompagnato da episodi eclatanti tanto da dover viaggiare blindata su quasi tutto il percorso. Un paio di boy scout statunitensi srotolano striscioni di protesta a Pechino giusto il tempo per permettere ai rappresentanti della stampa internazionale di fotografarli e venderli a modello della protesta montante contro il regime autoritario e illiberale di Beijing. Si appendono bandiere alle finestre, si organizzano convegni, concerti di solidarietá e via via tutto lo strumentario delle grandi occasioni.

Arriva la sera dell’apertura dei giochi. Lo spettacolo offerto è semplicemente mozzafiato. Il Tibet finisce dimenticato, Sua Santitá il Dalai Lama sparisce dai notiziari, si contano le medaglie. Panem et circensis. La Cina ha vinto. Le vittime linciate dalla folla o colpite dai proiettili della polizia? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.

Per l’Ossezia il discorso è piú complesso.

All’inizio c’è la disgregazione dell’impero sovietico e il petrolio caucasico rimasto per decenni a riposare praticamente dimenticato. Chi metterá le mani su queste riserve è il punto cruciale di un nuovo “gran gioco” che vedrá in campo tutto lo strumentario della guerra nascosta e spietata fra gli attori di questa ennesima tragedia. Il documento CIA-OTI* IR 98-211, 23 ottobre 1998 (Central Intelligence Agency - Office of International Issues) ci permette uno di dare uno sguardo a quelle che sono le ragioni vere del conflitto regionale. Il documento stima che gli investimenti delle multinazionali nella regione fino al 2015 saranno di 10 miliardi di dollari l’anno. Le incertezze degli estensori del documento riguardano (riguardavano) la possibilitá che un prezzo del greggio troppo basso avrebbe scoraggiato gli investimenti. Notoriamente, l’impennata del prezzo dello stesso, ha riversato nelle casse delle societá coinvolte miliardi di plusvalore. L’altro punto dolente restava la capacitá di poter esportare il greggio estratto verso i mercati delle nazioni interessate all’acquisto. A questo proposito gli esperti della CIA scrivono nel loro rapporto che, fatta salva la stabilità politica della regione, sará necessaria la costruzione di una, massimo due, pipeline atte allo scopo, anche se, scrivono sempre gli esperti, probabilmente non ci sará abbastanza petrolio da usufruire al pieno delle capacitá di trasporto. Non importa, continua il documento, “se la pipeline incoraggiata dagli USA (Baku-Tblisi-Cehylan, N.d.A.) non dovessero raggiungere lo scopo di andare pari passi con la produzione del greggio, gli iraniani e i russi sarebbero nella posizione di poter assolvere questo compito nel medio e nel lungo termine”. La Georgia e la ribelle Ossezia diventano essenziali pedine geostrategiche di questa ennesima messinscena. Nel marzo del 1999, un’esercitazione chiamata “Geneva Game ‘99” che faceva parte del piú vasto “US Naval War College International Game Series” e condotta presso il “Geneva Center for Security Policy“, alla quale hanno partecipato cinquanta ufficiali di medio livello, diplomatici e personale civile di 25 Paesi della NATO/ Partnership for Peace (PFP) e la Bosnia e L’Erzegovina, ha simulato un contesto politico-militare nel quale un “grave disastro umanitario” nella Georgia rendeva necessario “l’invio di soccorsi umanitari in un periodo di cambio di governo e instabilitá politica”. L’esercitazione è proiettata a dieci anni piú tardi: il 2008, anno in cui il burattino Saakashvili bombarda Zchivali. Saakashvili si sente sicuro, forse grazie al cosiddetto “EU/Georgia Action Plan” che gli garantisce la protezione dell’Unione Europea o forse grazie alla manovra militare chiamata “Immediate Response” che ha visto impegnati a metá luglio1200 militari americani e 800 militari georgiani o forse grazie ai mille consiglieri militari israeliani presenti sul territorio georgiano. Di fatto, dopo la reazione decisa delle truppe russe, fará la fine di un Rigoletto qualunque, abbandonato al suo destino dai suoi padroni come altri prima di lui. Alla fine sono arrivati i “soccorsi umanitari” che hanno portato nel paese ancora piú “consiglieri”, finanziamenti (debiti), lacci e laccioli che faranno della Georgia un vassallo remissivo e fedele almeno fino a quando la “missione olio caucasico” sará “accomplished”.

Le vittime di questa guerra? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.

Gaza è, nella sostanza, l’ultima puntata in ordine temporale dello stesso gioco. La puntata ha ovviamente un titolo diverso poiché dobbiamo credere che si tratti di un episodio diverso, ma gli attori dietro le quinte sono sempre gli stessi. Intanto, dietro le quinte c’è un conflitto arabo-persiano di cui conosciamo poco. L’Iran, con le sue riserve di petrolio a sud del paese e con le pipeline che lo attraversano da nord a sud, ha giustificate ambizioni da global player. Giá negli anni sessanta lo Sciá Mohammad Reza Pahalevi aveva assolto in compagnia della moglie Farah Diba, un tour in occidente alla ricerca di alleati e partner per un ambizioso progetto di sviluppo industriale che doveva comprendere la costruzione di numerose centrali nucleari. La “rivoluzione islamica”, guidata dall’Ayatollah Khomeini metterá fine all’idillio fra lo scià e gli alleati statunitensi. La cosa non piace né agli americani né ai loro amici arabi “moderati”. Saddam viene manovrato in una guerra lunga e sanguinaria con lo scopo di fermare la rivoluzione islamica. A guerra finita (senza sostanziali cambiamenti) Saddam, che vuole essere ripagato per i suoi sforzi bellici, viene attirato nella trappola del Kuwait e, otto anni piú tardi, in Irak viene esportata la democrazia alla ricerca delle armi di distruzione di massa. Saddam fará la fine di un Rigoletto qualunque, abbandonato al suo destino dai suoi padroni come altri prima di lui. In questa regione disgraziata, lo Stato di Israele gioca il ruolo fondamentale di alleato della politica anglo-americana. Armato fino ai denti, possessore delle migliori tecnologie militari, protetto dal miglior servizio segreto del mondo, dotato di risorse finanziarie praticamente illimitate, Israele è in grado di fornire qualsiasi tipo di informazione a proposito di qualsiasi partecipante del gioco, condurre qualsiasi tipo di operazione militare convenzionale o asimmetrica, entrare ed uscire da qualsiasi porta che protegge i segreti e le strategie dei potenti locali. A secondo del momento e delle strategie, Israele è alleato rispettato o avversario temuto, non solo da arabi e persiani, ma anche dell’opportunismo europeo ed occidentale. Va da sé che qui si giocano partite, finte, tattiche in un intreccio difficile da interpretare. Mentre i giornali di tutto il mondo pubblicavano le fotografie degli aerei dirottati dai fedayn palestinesi, le segreterie dei partiti, da quella socialista di Craxi a quella democristiana di Andreotti e Moro, trattavano con gli emissari di Arafat l’immunità dei suoi corrieri sul territorio italiano. Dopo la prima e la seconda intifada, mentre da una parte Israele cerca con ogni mezzo di contrastare l’ascesa dell’OLP a ruolo di interlocutore internazionale dei palestinesi, dall’altra chiude uno o anche tutte e due gli occhi nei confronti della forza nascente di Hamas che raccoglie nelle proprie fila gli irriducibili e gli scontenti verso la politica di conciliazione dell’astro nascente Mahmoud Abbas (Abu Mazem). Anche se esistono “tabelle di marcia ” di chi finanzia chi, è probabile che la manovalanza del conflitto (Hamas, OLP, Hizbollah, Jihad Islamica) siano tanti arlecchini, al servizio di due o piú padroni. La “gloriosa lotta del popolo palestinese” nient’altro che fumo negli occhi, come la “gloriosa lotta del popolo tibetano” o la “gloriosa lotta del popolo osseta”.

Le vittime di questa guerra? Registrate e inserite nel raccoglitore per l’archivio. La vita e la morte nient’altro che un numero di riferimento in un registro di un ufficio governativo. Tot morti, tot arresti, tot dollari, vinto, perso, archiviato.

Forse un giorno questi conflitti di confine, come li chiamava Orwell, non appagheranno piú i manovratori seduti negli uffici governativi dell’Europa, degli USA, della Russia e di chissà dove e allora si arriverá al conflitto vero, aperto, decisivo e sará l’ecatombe. Oppure gli uomini, anche quelli seduti su comodi divani di pelle e circondati da raffinatissime cortigiane, rinsaviranno e scopriranno che la civiltá umana, pure nella diversitá delle sue culture, religioni, lingue e interessi, è una.


Salve questo post mi è stato segnalato dal suo autore IlDerviscio, io l'ho letto e ritengo opportuno farlo leggere anche a voi perchè le sue parole fanno riflettere.

Per la Palestina

Invito chiunque legga il mio blog per caso o per abitudine a partecipare a questa manifestazione!!
Per maggiori info forumpalestina
Indymedia Roma

La partenza della manifestazione è sabato 17 gennaio, ore 15.30 a Piazza Vittorio (vicino la stazione Termini)
conclusione a Piazza di Porta Capena (Circo Massimo).
Il percorso sarà S. Maria Maggiore, Via Cavour, Colosseo, Porta Capena

Dalla Grecia


Come estendere la lotta?

I greci sono stupefatti all’idea che in diverse citta’ italiane gli anarchici si contino sulla punta delle dita. Non conoscono una repressione cosi’ forte come accade dale nostre parti, e non hanno avuto il ruolo storico della sinistra nel fomentare la divisione tra “violenti” e “pacifici”.

La gente comune qua ha imparato a credere a quello che vede con i propri occhi, e mentre in dicembre gli anarchici incappucciati lanciavano Molotov alla polizia anziane signore solidarizzavano dagli edifici lanciando fioriere, seggiole e addirittura tavoli sulla polizia!

Solidarieta’ di strada. Mentre si sta distruggendo una stazione della metropolitana, i passanti passeggiano noncuranti. E’ superata la falsa questione della violenza. Dopo la sparatoria al poliziotto, e l’innesto della strategia della tensione, si poteva immaginare tutta un’altra reazione da parte della gente: ma per le strade di exsarchia gli abitanti del quartiere hanno ribadito che la logica del terrore non prendera’ piede e sono scesi per le strade… non contro il terrorismo come i sinistri sono soliti fare in italia, ma per mandare via la polizia che presidiava il quartiere.

La questione principale da noi parrebbe la chiusura e l’isolamento nel ghetto, la mancanza di uno spazio aperto di discussione, che in effetti e’ la cosa che piu’ sorprende in grecia. Non trasformare l’anarchismo in un’ideologia, ma vivere la teoria e pratica anarchica sul terreno su cui pone le sue basi: la rivolta sociale. Questa e’ la scommessa.

La pratica della rivolta aperta all’esistente, come e’ stata affermata in dicembre ad Atene, da i suoi frutti e oggi si puo’ entrare liberamente nella sede del principale sindacato dei giornalisti, occupato da 3 giorni. C’e’ chi dorme, chi scrive, chi ciclostila volantini.

Se nel frattempo i medici stanno organizzando l’occupazione di ospedali con assemblee aperte, e si vive un fermento sociale, questo e’ un effetto della societa’ in rivolta. Ma perche' sia l’intera societa’ a rivoltarsi il messaggio e’ aperto e esce fuori dalla logica dei gruppetti.

La presenza di giornalisti e avvocati alle manifestazioni, e tra breve una manifestazione di giornalisti per le strade di atene, e’ un altro tassello che in Italia pare impensabile. Eppure giornalisti e avvocati sono sempre giornalisti e avvocati, pure qua.
Sara’ la radice greca del termine anarchia che ne fa un concetto di cui ognuno e’ in grado di appropriarsi?
Gli anarchici si sono guadagnati il rispetto della gente comune. E al blocco anarchico nella manifestazione studentesca del 9 partecipavano in tantissimi.

Spiego ai compagni greci che in Italia l’affermarsi di pratiche di leadership, autoritarie e’ il principale problema che spezza le gambe al movimento. Racconto che da noi il “protagonismo” e’ merda proclamata a gran voce da decine di centri sociali che cercano le luci della ribalta, dello spettacolo, e alla fine cercano posizioni di potere.
L’unica maniera che avremo in Italia di far ripartire un percorso di contestazione aperta all’esistente e’ spazzare via il campo dai capetti, gerarchi, che infestano le citta’, le assemblee, che formano scuole quadri per futuri gestori di potere dentro le scuole, che gestiscono centri sociali timbrando la gente all’ingresso e vendendo merce come in qualsiasi bar.

Non ci possono credere qua che in Italia non esistano assemblee dove la gente provi ad esprimere le proprie istanze. Il modello italiano e’ troppo sottomesso agli autoritarismi dei leader, generalmente di sinistra, per esprimere una pratica anarchica aperta e diffusa…

Quando nelle assemblee popolari in Italia non vedremo piu’ garrire le nefaste bandiere dei sinistri? Quando la gente smettera’ di aver fede negli strumenti del potere? Sara’ una dura lotta quella di proporre un contesto radicalmente differente a quello cui siamo abituati. Ma pare l’unica possibilita’ quella di estirpare alla radice ogni traccia che porti al mondo conosciuto, che conosciamo troppo bene, e che ci autoreprime quotidianamente.

Ciao a tutti/e ho trovato questo post sul blog DALLAGRECIA e voglio farvelo leggere.

Vittorio Arrigoni sotto tiro

Un sito sionista chiede di uccidere Vittorio Arrigoni!

Vittorio Arrigoni è il cooperante italiano residente a Gaza che in queste settimane sta fornendo testimonianze preziose su quanto sta avvenendo nella Striscia, sia attraverso il quotidiano Il Manifesto sia attraverso il suo blog. Per un sito, evidentemente criminale, che va immediatamente denunciato ed oscurato, che si intitola http://stoptheism.com, Vittorio Arrigoni è indicato come il bersaglio numero uno da uccidere. Avete capito bene, da uccidere. Di lui e di altri cooperanti,

Jenny Linnel (bersaglio numero due) Ewa Jasiewicz, bersaglio numero 3, e una lista di altre persone, sono pubblicate foto e dettagli e segni particolari per poterli identificare e viene fornito perfino un numero di telefono negli Stati Uniti per poter segnalare all'esercito israeliano l'eventuale avvistamento e come poterli eliminare.

La Polizia postale e la Farnesina devono immediatamente attivarsi presso le autorità estere competenti perché chiunque si celi dietro il sito venga identificato e il sito oscurato. Ad una ricerca sul database del servizio Whois per il dominio in questione non è possibile ottenere alcuna informazione rilevante per identificare gli istigatori all'omicidio.

NOTIZIA PRESA DA FORUMPALESTINA

Palestina

Ciao a tutti/e le parole fanno sempre più fatica ad uscire, ciò che sta succedendo in palestina è l'ennesimo tassello di follia che pervade l'umanità in questi nefasti tempi. Riprendo a scrivere sperando ancora che qualcuno si stia realmente rendendo conto che siamo in mano a dei pazzi omicidi e sadici!!!!
In Palestina c'è in atto un GENOCIDIO eseguito dai soldati israeliani, comandato dal governo israeliano e avallato dal solito silenzio dei governi europei.

Io vivo in europa qui si muore di solitudine, qui si muore di troppo cibo, qui si muore per troppe medicine, qui si muore per troppo benessere, qui si muore di psicofarmaci, qui si muore di nulla; io vivevo in Palestina sono morto ad otto anni sotto un bombardamento, qui si muore, qui si muore, qui veniamo uccisi, qui veniamo assassinati, qui qualcuno ha deciso che dobbiamo morire scomparire dalla faccia della terra e se ci difendiamo veniamo chiamati terroristi.
IO MI CHIEDO QUANDO SARà CHE L'UOMO POTRà IMPARARE A VIVERE SENZA AMMAZZARE!!!!!!!

lunedì 12 gennaio 2009

venerdì 19 dicembre 2008

La Grecia non si ferma

Sono trascorsi ormai tredici giorni dall'uccisione di Alexis ma proteste e occupazioni vanno avanti in modo convinto e continuativo.
Nella mattinata di ieri si è tenuta una manifestazione di studenti e lavoratori molto partecipata, nel pomeriggio chi era rimasto dopo il corteo mattutino si è trovato a fronteggiare la polizia; gli scontri localizzati a due passi dal parlamento e vicino la facoltà di legge, sono stati duri con lancio di sassi e molotov. Altre manifestazioni si sono tenute a Salonicco e Creta.
Purtroppo le motivazioni al dissenso crescono visto che ieri sera un ragazzo è stato ferito alla mano da un colpo di arma ad aria compressa, anche questa volta il fatto è successso lontano da qualsiasi situazione che potesse anche minimamente "giustificare" l'uso di un arma come difesa. I colpi sarebbero stati sparati ancora dalla polizia la quale smentisce il fatto dicendo che non c'erano forze dell'ordine in zona.


Video tg24 su scontri ad Atene di ieri nell'edizione del 19\12


Video tg24 su scontri ad Atene edizione di ieri


Intervista da Atene con Dimitris, del collettivo ENANTIA- Sinistra Unita Anticapitalista presa da Radioa Onda d'Urto

Intervista
ad alcuni anarchici greci da Indymedia Lombardia

Link di televisioni greche che dovrebbero trasmettere immagini delle manifestazioni:
http://www.coolstreaming.us/channel/22202/Kanali_10.html
http://www.coolstreaming.us/channel/45582/Ant_gr5__.html

giovedì 18 dicembre 2008

People for Ethical Treatment of Animals

Eccomi di nuovo con un'altra associazione animalista il People for Ethical Treatment of Animals.
PETA è la più grande organizzazione americana di salvaguardia degli animali, fondata nel 1980 da Ingrid Newkirk e Alex Pacheco.
Prima di addentrarmi nel post voglio scrivervi di un accusa rivolta a PETA da un sito americano(petakillsanimals.com); il motivo è che PETA nel 1998 ha ucciso circa 10000 animali da compagnia, cuccioli compresi, non sofferenti e quindi adottabili dalle famiglie. PETA rispose dicendo che gli abbattimenti ci furono giustificandoli con la mancanza di mezzi e soldi per il sostentamento degli animali. Non solo è anche accusata di aver soppresso circa l'85% degli animali ricevuti, mentre altre associazioni animaliste americane ne davano in adozione la stessa percentuale. Ora io mi sono un pò risentito di queste vicende tanto che non volevo più scrivervi di quest'organizzazione.............................. Sono tornato continuo a scrivere perchè è indiscutibile il lavoro compiuto da PETA e dai suoi attivisti, ma è altrettanto indiscutibile che cercherò ulteriori notizie sui fatti e ve le esporrò!!!
L'abolizione dello sfruttamento animale in qualsiasi sua forma è la parola d'ordine dell'organizzazione; secondo il presidente Newkirk " se parliamo di sensazioni come dolore, paura, fame e sete, un ratto è un maiale è un cane è un ragazzo".
A differenza dell'Elf e dell'ALF quest'organizzazzione ha una struttura con una sede centrale a Norfolk in Virginia e i suoi attivisti(membri) sono stimati da PETA essere 800mila in tutto il mondo, i suoi uffici si trovano ora anche nel Regno Unito, in India, in Germania, in Olanda e in Asia. In Italia gli Animalisti Italiani sostengono le campagne della PETA.
Come ben sappiamo la comunicazione dei propri pensieri va divulgata altrimenti rimangono per pochi e PETA lo sa, l'uso dei Mass Media è massivo e mirato. I suoi siti web sono molteplici e affrontano temi che vanno dal veganesimo alla vivisezione, dall'assistenza agli animali randagi o maltrattati alla diffusione di libri e eventi come mostre sull'olocausto degli animali.
Proprio sul suo sito ufficiale troviamo scritta la sua filosofia:
"La PETA crede che agli animali vadano garantiti alcuni diritti fondamentali, e il rispetto dei loro interessi a prescindere da considerazioni di utilità per gli esseri umani. Come voi, gli animali sono capaci di soffrire e hanno scopi nella loro vita; di conseguenza, non sono a nostra disposizione per l'uso come cibo, abbigliamento, divertimento, sperimentazione o per qualsiasi altro scopo".

Sono molte le campagne che PETA ha compiuto nel mondo io ve ne presento alcune:
Nel 1983 contro il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che voleva condurre una serie di test di armamenti su cani e capre, vinta.
Nel 2000 contro McDonald's obbligandolo a sottoscrivere nuovi standard di rispetto per gli animali.
Nel 2001 contro Burger King ottenendo gli stessi risultati con McDonalds.

Questi volantini sono un esempio di campagna informativa in stile PETA.


Video " Monkey Abuse PETA Undercover "




Video torture in un allevamento intensivo di polli by PETA



Ringrazio:
Wikipedia

martedì 16 dicembre 2008

Earth Liberation Front

Il secondo movimento da me preso in esame non è specificatamente animalista ma ambientalista a 360°, infatti il suo nome è Earth Liberation Front( la madre terra deve essere liberata dallo sfruttamento senza senno dell'uomo).
L'ELF è un movimento ecologista formato nel 1992 a Brighton(Inghilterra) da alcuni membri fuoriusciti dall'Earth First.
Il sabotaggio e il boicotttaggio vengono messe in atto dall'associazione tramite azioni dirette, tese a colpire aziende o privati che con il loro operato vanno a creare danni ambientali di qualsiasi genere; i suoi attivisti agiscono in modo anonimo e auto organizzato.
La peculiarità dell'elf è quella di non avere nessun tipo di struttura, (come abbiamo visto nel post precedente anche l'ALF è diciamo strutturata allo stesso modo); di fatto chi compie azioni sotto la sigla dell'ELF deve attenersi solo al modus operandi dell'associazione e basta, non c'è tessera che possa far risalire agli attivisti e nemmeno liste, anche per questo una stima sul numero degli attivisti la si può fare solo in base a quante azioni vengono effettuate in un dato paese.
Nella prima metà degli anni 90 il movimento arrivò nel nord America, e proprio negli Stati Uniti nel 1997 ci fu la prima operazione ufficialmente rivendicata dall'Elf; nel comunicato rivendicava la liberazione di 500 cavalli, destinati al macello, e la distruzione delle strutture che "ospitavano"gli animali( il danno fu ingente, le autorità fecero una stima di 450mila dollari).
Attualmente l'ELF è presente anche in tutta Europa e in sud America.
Nel 1999, di fronte alla continua crescita di consensi l'ELF costituì un ufficio stampa, utilissimo per diffondere in modo più capillare quello che aveva da dire e le azioni compiute. La sua sede è a Portland nell'Oregon e questo è il link per raggiungerli Earth Liberation Front Press Office.
Nel 2001 l'FBI, visto il diffondersi delle azioni compiute dagli attivisti, classificò l' organizzazione come eco-terrorista.

Earth Liberation Front torch urban sprawl



Chi opera sotto la sigla dell'ELF lotta contro il sistema fallimentare di sfruttamento della terra in tutti i suoi aspetti, a partire dalle industrie che immettono sul mercato prodotti in quantità spropositate e nella maggior parte dei casi totalmente inutili, usando per la loro produzione grosse quantità di risorse naturali quali l'acqua, gli alberi etc.. e perdipiù inquinando con i loro rifiuti(molte volte smaltiti abusivamente); al mercato che vive solo per far girare i soldi passando sopra a persone e ambiente; all'uomo che sogna una bella macchina nuova fiammante per ogni stagione, di dover possedere possedere per essere alimentando il mercato.
Insomma il Capitalismo, su cui sono fondate le nostre società, è uno dei drammi che affliggono il nostro pianeta.
L'ELF sostiene che il capitalismo e la ricerca del profitto stanno distruggendo tutta la vita su questo pianeta. Da questo momento in poi bisogna che la distruzione della vita cessi di essere un'attività che fa avere più soldi, deve diventare un'attività che fa avere più guai. Usando il sabotaggio nella sua lotta l'ELF attacca le voraci entità in ciò a cui più tengono, il portafogli. Infliggendo il massimo di danni possibile l'ELF consente ad una data entità di decidere che è nel proprio interesse smetterla con la distruzione della terra. Il capitalismo nel suo insieme può anche non essere facilmente identificabile. Ma le sue parti e i suoi simboli sono facilmente raggiungibili: possono essere singoli individui, aziende,governi e enti governativi coloro che diffondono la propaganda assassina del sogno americano.
Qualsiasi obbiettivo sia, lo spirito dell'ELF promuove l'efficienza e l'efficacia. L'idea di scegliere il bersaglio più appropriato e di usare tattiche che consentono di infliggere il massimo di danni possibile. Inoltre anche il tempismo è importante per creare il clima che consenta la crescita di un movimento che possa finalmente fermare la distruzione della vita. C'è ancora molto lavoro da fare.

Ringrazio
Untori.noblogs.org
Wikipedia

lunedì 15 dicembre 2008

Animal Liberation Front


Ciao a tutti/e, questo ed altri post parleranno di associazioni attive nell'ambito dell'animalismo. In particolar modo cercherò di farvi conoscere le associazioni che fanno delle azioni dirette il loro punto di forza e valore fondante.
Inizierò con L'ALF, sicuramante l'associazione più conosciuta da chi si interessa dell'argomento; questo movimento nasce nel 1976 dall'unione dei militanti della Band of Marcy(riuniti a loro volta da Ronni Lee) e da l'aggiunta di nuovi attivisti, in tutto una trentina di persone.
Ronni Lee fondò nel 1971 un'organizzazione dedita alla liberazione degli animali a Louton(Inghilterra), essa prese il nome di Band of Marcy.
Nel 1974 Lee e Cliff Goodman(inseritosi nel 1972) vennero arrestati in seguito a un azione; nel 1976 Lee uscì di prigione (nel frattempo Goodman divenne un informatore della polizia) e, come detto, riunì la B of M e fondò l'ALF.
L'ALF sin dall'inizio privilegiò le azioni dirette atte sia all'informazione della massa sia alla liberazione diretta degli animali, non trascurando il sabotaggio e il boicottaggio.
Nel 1980 L'ALF ottiene i frutti del suo operato, nel mondo altri gruppi si vengono formando sotto la sua sigla, eseguendo le stesse azioni di liberazione; così il movimento assume un aspetto internazionale e non più ristretto al solo Regno Unito.
Sempre negli anni ottanta le azioni di liberazione e danneggiamento sono sempre più numerose e sempre più vanno a colpire un economia basata sulla sofferenza degli animali, tanto che lo stato inasprisce la repressione nei confronti degli attivisti, considerati spesso come dei pericolosi terroristi. L'attivista e teorico dell'ALF Barry Horne morì in carcere in seguito a complicazioni dovute ai molteplici scioperi della fame per protestare contro le vane promesse dell'allora premier Tony Blair.
Negli anni 90 la sigla dell'ALF comincia ad apparire anche in Italia.


L'ALF è un'organizzazione antispecista senza struttura formale, ossia non ci sono iscritti, ogni individuo o più individui che compiono azioni rientranti nell'etica dell'organizzazione possono dirsi dell'ALF; con un gruppo di supporto ai prigionieri animalisti, l'ALF Supporters Group.
Le linee guida perchè un azione possa essere firmata con la sigla ALF sono:
- Liberare gli animali da luoghi di sfruttamento, come laboratori, allevamenti da carne e da pelliccia etc, e trovargli una casa dove vivere la loro vita naturale, senza sfruttamento e sofferenza.
- Causare danni economici a chi si arricchisce con lo sfruttamento
animale.
- Svelare l’orrore e le atrocità commesse in segreto ai danni degli animali, utilizzando a questo scopo l’azione diretta non-violenta e le liberazioni.
- Prendere ogni necessaria precauzione affinché nessun animale, umano o
non-umano, venga ferito durante un’azione.
- Ogni gruppo di persone che sono vegetariane o vegane e che fanno azioni secondo queste linee guida hanno il diritto di considerarsi parte dell’ALF.

Video Animal Liberation Front


Alcuni link per addentrarsi nell'argomento
Bite Back, rivista e archivio delle azioni dell'Animal Liberation Front
Approfondimento " Alle radici del movimento di liberazione animale "
" Animal Liberatio Front press office "
www.italiaanimalista.tk

Video campagna dell'ALF contro Morini


Ringrazio
Anarcopedia
Amici-Animali.it
Finoallafine.info
Wikipedia